Archivio: “Content marketing”
Sempre più convinto che le aziende possono prendere spazi oggi occupati dai publisher. Non tanto come business model, che è ovviamente diverso da quello degli editori e dei professionisti dei media, quanto in termini di attenzione, considerazione e fiducia. Ossia quei valori decisivi prima di arrivare al portafogli delle persone.
A proposito, buon articolo su Forbes che prende spunto dall’ultima ricerca sull’argomento di Forrester. Le persone, specie in Europa, si fidano sempre meno della pubblicità e puntano su contenuti e recensioni.
E allora i brand cosa debbono fare? Il giornalista di Forbes cita quattro punti:
- Educate and inform to build a trusted brand.
- Create topical, shareable content to build a remarkable brand.
- Develop stand-out content to build an unmistakable brand.
- Become part of your customers’ daily routine to build an essential brand.
Li condivido, ma aggiungo la necessità di:
a) Stimolare la produzione di contenuti da parte di più dipartimenti in azienda e quindi sviluppare gli Employee Generated Content
b) Attivare una adeguata attività di education all’interno dell’azienda che non solo faciliti e abiliti lo sviluppo di tali contenuti, ma che insegni ad usare i contenuti come strumento di conversazione con tutti gli stakeholder.
Sembra proprio che una delle buzzword più in voga di questi tempi sia “content marketing”. Beh, meglio tardi che mai! (ne scrivevo e trattavo già 5 anni fa
). Ora pare che due terzi di un panel di 800 marketers internazionali (principalmente UK), metta il content marketing al primo posto tra le iniziative su cui incrementeranno il budget.
Ci sono luoghi dove fare innovazione è più semplice, anche in ambiti complessi e tradizionalmente lenti ad evolversi. Penso ad Huffington Post e al settore del giornalismo e dei media analogici.
Proprio stamattina Stefano Quintarelli ad un convegno di FIMI, sottolineava come alcuni processi richiedono inesorabilmente tempo. Giusto. L’importante è guardare chi innova (e magari fa anche casini o sfrutta le pieghe delle debolezze altrui), senza l’atteggiamento istintivo e snob del not invented here.
Dicevo di Huffington Post. Già da qualche anno i titoli degli articoli vengono scelti dalla piattaforma dopo che ne ha testati più d’uno misurando quello che buca di più. Ancora oggi penso a cosa significhi dire ad alcuni giornalisti di lasciare che sia “la macchina” a scegliere i titoli degli articoli.
Sul fronte più legato alla relazione di business, segnalo invece questa iniziativa in cui l’Huffington Post si pone a supporto dei brand nella produzione di contenuti editoriali. Non è un’idea nuova ma conferma la convergenza tra il content marketing e le nuove relazioni tra advertiser e publisher, tirandosi dietro modelli economici originali.
Evidentemente ciò bypassa alcuni intermediari (i centri media le stesse concessionarie di pubblicità) a meno che non riescano ad erogare valore strategico e servizi al di là delle ad units.
Ancora non mi sembra che sia chiaro alle aziende come districarsi tra media Paid, Earned e Owned, che adesso saltano fuori anche Sold e Hijacked stando al recente report di McKinsey.
In pratica, oltre ai mezzi di comunicazione pagati (tutto l’advertising tradizionale, compreso quello online), quelli posseduti (i cataloghi, il sito web, la pagina su Facebook, ecc.) e quelli guadagnati (il posizionamento nei risultati standard dei motori di ricerca, le recensioni online, ecc.), si possono annoverare anche quelli in cui si vendono spazi ad altri aziende (Sold) e quelli presidiati dai consumatori tipicamente per campagne “contro” l’azienda stessa (Hijacked).
Francamente queste due nuove categorie mi sembrano un po’ forzate o comunque molto poco frequenti. In ogni caso, il report McKinsey merita una lettura, compreso lo schemino finale che sintetizza le quattro principali sfide per i marketers:
- Think strategically about the role of each media type
- Rebalance time and resources
- Develop a clear community or social-networking strategy
- Improve both the art and the science of marketing
In considerazione del weekend lungo, potresti trovare utile riascoltare l’ultima puntata di Conversational, il programma in onda su Radio Popolare condotto dal grande Antonio Pavolini. La puntata è dedicata ai Corporate Generated Content con gli interventi di Nicola Mattina, Mafe De Baggis e del sottoscritto.
Buon ascolto!
Sul fronte della comunicazione digitale, una delle industry che sta innovando di più è senz’altro quella della ricettività. La competizione serrata, anche per via del peso assunto dai commenti online degli utenti, costringe gli alberghi a utilizzare la Rete come leva cruciale di differenziazione. Ieri a Webintourism ho colto una grande maturità delle aziende e la voglia (direi anche la necessità) di innovare, di cogliere le opportunità dei social media con la consapevolezza che c’è da mettere a budget anche la gestione ed il mantenimento di tali iniziative.
Splendida l’impostazione della sala: piccolo palco al centro e tutti i partecipanti attorno. Quattro grandi schermi orientati su diversi lati e due telecamere attive, in modo che chiunque potesse vedere sia le chart sia gli speaker anche quando erano di spalle. Io avevo preparato un intervento non incentrato sull’interattività col pubblico, ma ascoltando alcuni feedback dei partecipanti l’allestimento della sala ha generato maggiore attenzione e coinvolgimento.
A breve dovrebbero essere pubblicate un po’ di immagini (UPDATE 28/5: le immagini su Flickr) e tutte le presentazioni; intanto ho messo le mie chart su Slideshare le mie. Enjoy.
Avvertenza: nel post ci sarà un attimo di esaltazione egocentrica del sottoscritto. ![]()
Novembre 2009 – Intelligente raffronto di un analista Nielsen tra Paid Media e Earned Media riguardo la misurazione dell’impatto delle campagne di comunicazione in occasione del Super Bowl. Valutare quindi l’efficacia che deriva non solo dagli spazi acquistati, ma anche da quelli guadagnati.
Agosto 2007 - In un articolo su Nòva/IlSole24Ore scrissi di “Company Generated Content”che poi approfondii sempre su Nòva introducendo il concetto della “visibilità guadagnata” nel triangolone che continuo a ritenere valido. Lasciatemi godere un secondo di soddisfazione nel vedere più o meno confermati dei pensieri di qualche anno fa. Questo significa che le idee che ho in testa oggi, potrebbero confermarsi nei prossimi anni? Chissà… ![]()
“E' nato Green Liquida, il magazine "verde" scritto da alcuni dei blogger italiani più competenti di ecologia, natura e futuro dell'ambiente. Progetto sostenuto da IBM”
Anche questo secondo me, rientra nel concetto content marketing. Guadagnare visibilità anziché acquistarla; o quantomeno acquistarla in modo diverso (mi riferisco a IBM naturalmente).
Salgo solo per un momento da un punto d’osservazione più in alto: e se una parte del web vivesse come oggi vivono molti musei e gallerie d’arte, ossia con il sostegno delle imprese? Si tratterebbe sempre di comunicazione pubblicitaria ma con la possibilità di declinare meglio i possibili coinvolgimenti sui contenuti. Ora che ci penso, inizio a vedere queste forme di “sponsorizzazioni 2.0”.
Come la vedete?
C’è più di un elemento che lega i seguenti tre articoli e post:
- Diminuisce il valore della “reach”, intesa come audience raggiunta da un media, a cui si contrappone al crescente valore dei contenuti di repertorio (Steve Rubel)
- Michael Arrington mette in discussione (a sui modo) la consuetudine giornalistica dell’embargo (TechChrunch)
- Ci sono diverse cose che i blogger possono imparare dai (bravi
Partendo dai “contenuti decentralizzati” a cui faceva riferimento Steve Rubel un anno fa, passando per il content marketing a cui recentemente mi riferisco spesso, si arriva ai contenuti intelligenti formalizzati dall’agenzia The Rockley Group (via Casaleggio Associati).
Roberto Cobianchi sintetizza le caratteristiche del “contenuto intelligente”:
- ha una struttura
- ha un significato semantico
- è trovabile
- è riusabile
Interessante è anche un apposito convegno organizzato sull’argomento a gennaio, tra cui la descrizione dell’intervento di Salim Ismail di Confabb sugli “Intelligent Content”:
There are several trends that are converging today with content on the internet:
- increased structure (XML)
- increased syndication
- atomization
- meta-data associations (e.g. tagging)
- socialization
All of these combined provide an increasing amount of context for any piece of content. When you have enough context for a piece of information, essentially that content is now ‘intelligent’. In general, the more context you have, the more intelligence you have.
Tags: steve rubel – content marketing – contenuti intelligenti – the rockley group – casaleggio associati – roberto cobianchi – salim ismail – confabb – intelligent content
Come annunciato su Facebook, sono disponibili le slide complete sul content marketing con una dozzina di chart in più rispetto a quelle presentate durante il workshop a IAB Forum.
A proposito di presentazioni, ho anche messo online le slide del mio intervento a Expocomm di mercoledì scorso dal titolo “Il web 2.0 esalta contenuti e persone”.
Tags: content marketing – expocomm – mauro lupi










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