Archivio: “Social networking”

Anche quest’anno il Social Business Forum si preannuncia ricco di contenuti di livello internazionale. Organizzato come sempre da OpenKnowledge, si terrà al Marriot di  Milano il 12 e 13 Giugno 2013.

Dopo aver partecipando diverse volte (anche come relatore un paio di anni fa), questa volta vivrò l’evento più da vicino, facendo parte della squadra OpenKnowledge dall’anno scorso. Ci sono già conferme da parte di speaker di grande livello, per cui penso che anche nel 2013 il Social Business Forum si confermerà essere il più importante evento europeo del settore.


Social Business ForumArrivato alla quinta edizione, il Social Business Forum di quest’anno si preannuncia ancora più ricco di contenuti e con speaker di spessore.

Organizzato da Open Knowledge, prevede sessioni gratuite ed altre a pagamento, per quello che è diventato sicuramente uno dei momenti di riferimento italiani (e non solo) in ambito marketing online, enterprise 2.0, social media, collaborazione online, ecc.

Appuntamento quindi a Milano il 4 e 5 giugno.


Confesso: sono soddisfatto dei panel degli eventi che ho coordinato per la Social Media Week. Naturalmente poi il risultato lo vedremo “sul campo, ma intanto queste sono le formazioni:

Tutto quello che avreste voluto sapere sui social media e che prima o poi dovrete affrontare – Martedì 20/9 dalle 10 alle 12

  • MAURO LUPI, Responsabile area Digital, Ammiro Partners
  • STEFANO EPIFANI, Università La Sapienza di Roma
  • MATTEO FLORA, The Fool
  • STEFANO VENTURA, Responsabile Socialnetworking, RTI Interactive Media – Mediaset
  • ELISABETTA DE GRIMANI, Ferrovie dello Stato
  • ANDREA FERRI, Head of online Community, Vodafone Italia

Star della ReteMercoledì 21/9 dalle 14.30 alle 16.30

  • PAOLA MARINONE, Co-founder BuzzMyVideos
  • LUCA CONTI, Blogger, giornalista, amministratore di Web & Media Life
  • DEBORAH NANIA, Giallo Zafferano
  • PAOLO ATTIVISSIMO, www.attivissimo.net
  • FRANK MATANO, Comico

Location, iscrizione e altri dettagli nei link ai titoli degli eventi. Vi aspetto!


Sono stati fatti diversi studi su quale sia il numero massimo di relazioni che un individuo può intrattenere con altre persone. Studi correlati più volte alla quantità di “amici” con cui ci si interfaccia nei social network. Ora penso si debba anche iniziare a studiare qual è il numero massimo di social network che è un umano riesce a gestire.

Questi sono i giorni di Google+, il nuovo “ambiente sociale” che vista la portata dei suoi creatori, merita grande attenzione (pur ricordando che Google qualche passo falso l’ha compiuto proprio in questo ambito). Ed il nuovo network fa scattare una serie di inediti interrogativi con i quali ciascuno di noi deve fare i conti, non tanto legati alle funzionalità dello strumento, quanto alla portabilità (o meno) del proprio ambiente di relazioni (o di amicizie, se volete). E’ come se il miglior DJ venisse in città, ma non si sa se alla festa andrà qualcuno che conosci.

Interessante il fatto che l’etica che ciascuno di noi sta autonomamente sviluppando riguardo i social media, è ancora molto fluida e penso non ne verremo mai a capo in modo definitivo. C’è chi è ancora alla fase del collezionismo e che si pesa in funzione del numero di amici, c’è chi è arrivato allo stadio del riflusso ed è alle prese con un bel repulisti di connessioni su Facebook o addirittura riparte come un novello Lazzaro con un immacolato nuovo profilo. In mezzo ci sono quelli alle prese con lo stress da prestazioni, che sfidano le leggi del tempo e della resistenza per tentare di seguire centinaia di persone ed il relativo ciclopico flusso di post, twit, like, check-in, foto e video e così via.

E’ come per la gestione del tempo: esistono suggerimenti generali e regolette “base”, ma poi ogni sistema deve essere costruito sulla propria persona, sul proprio quotidiano, altrimenti non risulta efficiente. Quindi le seguenti indicazioni valgono per me, ma non è detto che siano quelle corrette per chiunque.

  • imageI miei amici su Facebook sono persone che conosco, che ho incontrato almeno una volta; tra loro ho una lista di circa 30 “amici-amici” di cui seguo periodicamente i profili. Due numeri: ho 719 amici e 586 richieste che non ho accettato (e che non accetterò).
  • Su Linkedin sono più “di bocca buona”, nel senso che accetto connessioni con persone che operano nella mio settore, trattandolo quindi come una specie di business directory piuttosto che un social network.
  • Twitter lo sto utilizzando in modo crescente, ed ho creato due gruppi di persone che seguo: uno ristretto (25-30) che effettivamente leggo, un altro più allargato su cui curioso nei momenti di serendipity (stessa sorte che è toccata a Friendfeed su cui capito sempre meno).
  • Altri social network per ora non ne uso, per cui le decine di richieste per Netlog, BranchOut (che noia tutti quegli inviti via Facebook!), Vimeo, ecc. le indirizzo velocemente verso il cestino.

In definitiva, ritengo che se non ci si impone un certo rigore, il rischio è quello di perdersi in meandri digitali che sottraggono tempo e che non sempre restituiscono valore. A proposito, avete un invito per Google+ da girarmi? Occhiolino


Al Web in  Tourism mi è scappata questa espressione: “Le aziende dovrebbero essere obbligate ad aprirsi una pagina Facebook ed allenarsi a gestire la conversazione con le persone”. Ormai i numeri di Facebook sono dirompenti e per almeno i prossimi due-tre anni, il business di chiunque ne dovrà tener conto.

Qualche altro spunto da un articolo sul Financial Times di venerdì.

Facebook pokes big brands into action


HashtagTwitter secret handshake è un articolo del New York Times che va ad incrociare alcuni pensieri che ho in testa in questo periodo riguardo ai nuovi strumenti di potere delle persone in fatto di catalogazione delle informazioni. Per certi aspetti anche Schema.org di cui scrivevo, consente di aggiungere valore di contesto ai contenuti generati attraverso il web.

L’articolo del NYT mette invece in evidenza l’evoluzione dell’utilizzo dell’hashtag il quale, da segno utilizzato su Twitter per classificare l’argomento dei twit, sta trasformandosi in elemento descrittivo di situazioni e contenuti in molteplici ambiti, sia online che non.

Ricordando che l’utilizzo del “cancelletto” è nato spontaneamente dagli utenti Twitter, le stesse persone lo stanno impiegando ora per descrivere momenti di ogni tipo, quasi trasformandolo in un simbolo che ben rappresenta i nostri tempi:

“If Twitter is a compression of ideas and a compression of expression, then hashtags are just an extension of that, so of course it bleeds over into other forms of communication, because our time is compressed, our thoughts are compressed and our space is compressed,”

O ancora entra nel nostro linguaggio:

“The other funny thing that’s been happening is that people around the office have started to talk in hashtags — ‘Hashtag sorry I’m late,’ or ‘Hashtag bad day.’ ”

Mi prendo la libertà di una licenza, ossia quella di considerare per un attimo il nostro caro cancelletto l’equivalente del diesis. Lo so, sono due cose diverse: l’hashtag è un simbolo di punteggiatura, mentre il diesis è una notazione musicale. In comune hanno però la caratteristica di accrescere ciò a cui si riferiscono: il diesis alza una nota di un semitono, l’hashtag trasforma una parola in un significato descrittivo e genera contesto al paragrafo in cui è incluso.

Ora che ci penso, una valanga di anni fa avevo un’azienda che si chiamava Diesys (si, con la “y” lì)… Si faceva formazione e sviluppo software cercando di “dare qualcosa in più”.


Giornata intensa mercoledì al Social Business Forum, zeppa di sessioni su Social CRM, Enterprise 2.0, Social Business e tutto quello che ruota attorno. Ghiotto il piatto di respiro internazionale fornito ad oltre 50 relatori.

Qui pesco alcune delle note twittate frettolosamente a riguardo degli speech che ho seguito e poi riprendo alcune riflessioni che sono emerse nella tavola rotonda a cui ho partecipato.

Il piatto clou, a mio parere, è stata la relazione di Bill Johnston, Director of Global Community di Dell. Quello che mi sono portato a casa è l’esempio di una delle più articolate e produttive applicazioni di social business (dopo l’intervento mi è sembrato di dover rimettere l’orologio sul fuso italiano e quindi indietro di un paio di anni). Tuttavia, va sottolineato che lo stesso Johnston ha rimarcato che sono arrivati a determinati risultati solo dopo cinque anni di “esperimenti ed esperienze”, testimoniando a mio modo di vedere, la necessità di guardare ad uno spettro temporale relativamente ampio per applicare compiutamente una strategia di social business per un’azienda di quelle dimensioni.

Ha twittato bene Roberto Venturini:

per le ns aziende il social è la ciliegina sulla torta, per loro è *la torta*. E funziona.

ma, ribadisco, ci hanno messo cinque anni e, aggiungo, vennero stimolati da una crisi di reputation in particolare sullo scarso livello di assistenza, che li stava buttando fuori dal mercato.

Altro elemento fondamentale, è che nel timeplan che riporta i principali momenti del loro piano di social business, come punto iniziale c’è uno specifico input di Michael Dell, tanto a ricordarci che il commitment e la sponsorship del management sono cruciali.

Veniamo alla tavola rotonda sul Social CRM nella quale ho espresso alcuni concetti anche in controtendenza con quanto sentito durante il convegno:

  • Il concetto di mettere al centro dell’attenzione il cliente, assunto ripetuto a più riprese durante le sessioni, deve essere adottato dall’azienda nel suo insieme. Non significa solo potenziare il customer care o fare engagement sui social media, ma uscire per strada (mentalmente, ma non solo) e capire cosa vogliono i nostri clienti.
  • Sempre sul “cliente al centro del business” ho ribadito la grande difficoltà delle organizzazioni nell’applicare strategie condivise tra i vari team. Occorrerebbe imparare proprio dalle persone che quando trovano le giuste motivazioni e una tecnologia abilitante, fanno cose incredibili (basti pensare a Wikipedia oppure a cosa sono diventati e cosa rappresentano Facebook e YouTube per via dei contenuti generati dagli utenti).
      • Interessante il discorso sul gap che c’è tra desiderio delle aziende di sviluppare una relazione e interessi dei clienti concentrati su aspetti economici e utilitaristici. Io penso che non ci sia nulla di cui sorprendersi, dato che le aziende per prime utilizzano da decenni un approccio simile, fatto di dichiarazioni di amore per i clienti (lavoriamo per voi, realizziamo prodotti sicuri, convenienti, affidabili) ma che nasconde interessi decisamente divergenti con quanto si afferma. Ora il consumatore rende la pariglia: ok, fa un like sula pagina Facebook dei brand, ma si scatena in particolare in presenza di sconti e facilitazioni concrete. Come dargli torto?
        • Nel contempo, partendo dal presupposto che se chiediamo ai clienti cosa vorrebbero dalle aziende, raramente sono in grado di fornire soluzioni innovative ma piuttosto evolutive, allo stesso modo lo sviluppo di una relazione effettiva con i clienti va conquistata con l’assoluta trasparenza e apertura; perché le persone non sono abituate a sentirsi “veramente” considerate e ascoltate dalle organizzazioni, per cui è legittimo aspettarsi che siano inizialmente tiepide. Poi sono le prime a meravigliarsi positivamente quando si sentono coccolate o, semplicemente, trattate da individui. Solito discorso: per guadagnarsi fiducia e considerazione, occorre meritarsele!
        • Poi c’è stato un confronto tra monitoring (delle discussioni online) rispetto a listening. I miei due cents si sono concentrati nell’aggiungere action come elemento cruciale, soprattutto perché è proprio dalle attività che si intende sviluppare a valle dell’analisi, che si può calibrare opportunamente il tipo di ricerca. Se si parte da tutte le metriche che è possibile estrapolare o, peggio, ci si basa sul tipo di tecnologia disponibile, ci si ritroverà solo sommersi da tonnellate di dati. Quindi il trittico completo deve comprendere una giusta piattaforma tecnologica per il monitoring, un adeguato apporto umano di un ricercatore per la parte di listening e poi le figure professionali (aziendali e non) deputate a gestire la fase di action.

Eppoi dicono che i convegni sono tempo perso: a me costringono a focalizzare alcuni concetti e a condividerli. E’ già un risultato, no? Occhiolino


socialbusinessforumAncora una volta l’evento Social Business Forum si dimostra uno dei momenti maggiormente rilevanti in Italia (e non solo) nell’ambito dei social media e dell’enterprice 2.0, soprattutto per la grande partecipazione di speaker stranieri che allarga ovviamente il potenziale di informazioni trasmesse.

Trovo intelligente anche la composizione dell’agenda, con un’ampia sezione gratuita e tre sessioni a pagamento (per chi è interessato ho un codice di sconto del 20%; mandatemi una mail). Il keynote sarà affidato a Bill Johnston (Director of Global Community di Dell) e a Andrew Gilboy (VP E2.0 EMEA di Oracle), ma gli interventi di rilievo sono davvero numerosi.

Io parteciperò alla tavola rotonda “Social CRM Panel” in chiusura della giornata e contavo di parlare, una volta tanto, di problemi. Sempre con un taglio costruttivo, vorrei evidenziare quelle criticità che inevitabilmente si devono affrontare ogni qual volta un’azienda apre i canali sui social media. Su alcuni temi basta fare una buona attività preparatoria, su altri invece occorre intervenire a livello strategico e interessare il management.

Appuntamento quindi l’8 Giugno all’Hotel Marriott a Milano.


Nel 2001 usciva il mio primo libro sui motori di ricerca (è ormai esaurito da tempo) e dopo dieci anni arriva Social Media Marketing in cui sono coautore con un sacco di gente in gamba. (Ora che ci penso, partecipai anche a Linguaggi digitali per il turismo curato da Giuseppe Granieri per Apogeo).

Social Media MarketingTornando a Social Media Marketing (sottotitolo: Manuale di comunicazione aziendale 2.0): è un testo curato da Guido Di Fraia dello IULM che ha avuto la tenacia e la pazienza di metter insieme un bel gruppo di autori: Miriam Bertoli, Andrea Genovese, Gianluca Diegoli, Nazzareno Gorni, Paolo Iabichino, Mirko Lalli, Michele Marzan, Marco Massara, Sacha Monotti, Luca Schibuola, Alessio Semoli, Andrea Serravezza ed il sottoscritto.

L’editore è Hoepli che fino al 28 Aprile consente di acquistare il libro col 25% di sconto. Forse per qualche copia tra le dieci (yes, dieci) a disposizione degli autori, si organizzerà un’asta online come propone Gianluca.

In ogni caso, per chi avrà modo di leggerlo, sarei davvero lieto di ricevere un commento.


Una ricerca appena pubblicata (The Effect of Social Networks and the Mobile Web on Website Traffic and the Inevitable Rise of Facebook Commerce – PDF) realizzata da Adgregate Markets insieme a Webtrends evidenzia come le fanpage delle aziende su Facebook continuino a incrementare il loro traffico, mentre i siti corporate di molti comparti (specie quelli non legati all’ecommerce) riscontrano una diminuzione dei visitatori.

Alcune delle evidenze della ricerca:

Among the 44 companies, 18 companies (about 40%) exhibited extremely high traffic to their Facebook page compared to their websites.

Of the 22 categorized as ‘Non-Ecommerce’, 13 companies (about 65%) received more unique visits to their Facebook page compared to their website

Facebook commerce conversion rates ranging from 2% to 4% are on par with Commerce websites.


Seminario su Guerrilla, Viral e Social Media MarketingPenso che Fabio abbia messo su un bel gruppo per questo seminario che si terrà a Roma il 15 e 16 Aprile.

Può essere una buona occasione per sia per i neofiti, sia per chi ha a che fare con i social media nell’abito del proprio lavoro.

Sul post su bloguerrilla tutte le informazioni ed il programma dettagliato.


L’altro mio appuntamento alla Social Media Week (oltre a quello di domani) riguarda la collaborazione interna alle aziende. Ne parleranno:

  • Giacomo Mason , Consulente freelance su Intranet ed enterprise 2.0
  • Raffaele Cirullo , WEB Demand e Delivery – E-Business, ENEL
  • Manuela Arata e Anna Vaccarelli , Network Outreach & Knowledge, CNR
  • Emanuele Quintarelli , Partner & Social Business Strategist, Open Knowledge
  • Franco Dradi, Enterprise Sales Director RIM Italy

Appuntamento giovedì pomeriggio alle 15. Iscrizioni e altre info qui.

Vi aspetto!


Social Media Week RomeIl primo dei due momenti che organizzo alla Social Media Week, sui chiama “Cari clienti collaboriamo!” e si terrà mercoledì 9 febbraio alle 14.30. I protagonisti saranno:

  • Pepe Moder, Head of digital marketing & communication, Barilla
  • Luciano Ciabatti, Direttore Marketing, Renault Italia
  • Flavia Rubino, co-founder e partner di The Talking Village
  • Daniele Mancini, Amministratore Delegato, Casa.it
  • Massimiliano Montefusco, Consiglio Direttivo del Gruppo Giovani Imprenditori di Unindustria

Qui tutte le info e il modulo per registrarsi. L’hashtag ufficiale per Twitter della Social Media Week è #SMWRME


Mi sono lasciato coinvolgere molto volentieri nell’edizione romana della Social Media Week. Ho organizzato due eventi con ospiti davvero interessanti (a breve i dettagli) il 9 e 10 febbraio, nell’ambito di un programma tutto da scoprire.

C’è comunque un evento preliminare alla “settimana social”, che si terrà il 2 febbraio. In pratica un treno Frecciarossa tutto per noi! Attenzione però: per partecipare occorre iscriversi entro il 31 gennaio!

Social media week - Frecciarossa


HBS FacultyUn breve articolo dal blog della Harvard Business Review: “How Social Networking Has Changed Business” spiega le ragioni per cui i social network sono stati l’elemento più importante del 2010 per le aziende.

Condivido in particolare la riflessione finale secondo la quale “this new phenomenon is enabling business leaders to regain the trust and credibility they have lost over the last 10 years”. Naturalmente a patto di utilizzare il social networking in modo convinto e trasparente.

Buon 2011!


Oggi ho partecipato come ormai d’abitudine alla tappa romana di Web in Tourism, l’evento dedicato alla relazione tra internet ed il turismo, in particolare quello legato all’ospitalità. Quest’anno le sessioni sono state impostare a mo’ di talk show con il sempre più bravo Emilio De Risi a condurre le danze.

La mia parte è stata quella conclusiva dedicata ai social media, che ho condiviso con Vittorio Deotto, country manager italiano di Trip Advisor. Un’ora intensa, con il fronte degli operatore turistici (albergatori in primis) a sferrare domande e critiche a raffica. La maggior parte lamenta che l’anonimato dei recensori rende incontrollabili i commenti, anche quelli evidentemente “fake” o addirittura riferiti ad altre strutture che non sempre è possibile bilanciare in modo adeguato con le risposte delle strutture.

Premesso che ogni sistema è migliorabile e sicuramente anche Trip Advisor, penso che ci sia accaniti nell’osservare l’argomento dal punto di vista sbagliato: il punto non è Trip Advisor e le sue regole, ma che il mondo è cambiato e vedo parecchi operatori che ancora non se ne sono accorti. Sono consapevole che non suono buone notizie, ma ormai le aziende sono nude e devono affrontare come mai avvenuto prima, un nuovo tipo di relazione con clienti o potenziale tali. Ok, lo diciamo da anni, eppure mi ha sorpreso sentire quasi tutte le numerose domande vertere su come poter limitare i danni derivanti da un commento negativo, piuttosto che domandarsi come generare quelli positivi.

Altri ragionamenti in ordine sparso:

  • Il turismo è uno dei settori economici in cui internet ha sconvolto l’intero business e continua ad essere un ottimo riferimento per capire dove stiamo andando. Il potere delle persone (power to the keyboard, come lo chiamo io) qui è evidente in tutta la sua forza e, naturalmente, anche con le sue contraddizioni ed alcune cosette da sistemare. Non è un caso che, come oggi ha detto De Risi, è probabilmente uno dei settori più trasparenti del mercato.
  • Sistemi come Trip Advisor impattano decisamente sulle prenotazioni. Gestirli è indispensabile (monitorando, rispondendo ai commenti, ecc.) ma questo significa evidentemente competenze e tempo che vanno messe in cantiere.
  • C’è ancora troppa attenzione alle tecnicalities e accanimento sul caso isolato. Il singolo commento negativo, soprattutto quando è sospetto, risulta sicuramente fastidioso. Ma non si può solo confidare nei controlli di Trip Advisor o nell’auspico (mal risposto secondo me) che prima o poi finisca l’anonimato online. le uniche strade sono meritarsi i commenti positivi e cercare quindi di stimolarli.
  • Inoltre, focalizzarsi su Trip Advisor non ha senso. Indubbiamente è importante ma non è l’unico sistema user generated e non sarà certo l’ultimo. Magari il prossimo anno saremo qui ad analizzare i punteggi assegnati alle strutture attraverso Facebook Places e, probabilmente, i numeri saranno ancora più significativi.

Concludo riportando un paio di dati emersi durante il talk show: ci sono 30 giudizi in media per struttura su Trip Advisor e l’80% di questi è positivo.


imageHo dato un’occhiata all’ultima edizione (la “Wave 5) del Social Media Tracker realizzata da Universal McCann.

Ci sono conferme di trend già evidenti, ad esempio il rallentamento dell’uso dei blog da parte degli utenti europei a fronte di una situazione di sostenuta crescita in Asia e nei paesi emergenti. In Italia, ad esempio, la percentuale di utenti internet che hanno dichiarato di aver usato un blog negli ultimi sei mesi è passata dal 61,9% di due anni fa al 51,5% dell’ultima rilevazione.

Come previsto, la ricerca evidenzia l’esplosione nell’utilizzo dei social networks: il 61,4% degli utenti a livello globale ha gestito un proprio profilo, il 53,9% in Italia.

Ho solo un dubbio sulla valenza dei valori aggregati di così tante nazioni (questa edizione del report ne analizza ben 54) perché gli scostamenti sono spesso marcati ed il quadro complessivo rischia di essere fuorviante per le analisi locali.

Sul fronte della penetrazione di internet sulla popolazione (presa da internetworldstats.com), vale la pena sottolineare ancora un volta l’impietosa posizione dell’Italia (grafico qui sotto). Ma il nostro paese registra nel contempo una diffusione di blog e social media da primato almeno in chiave europea, testimonianza, a mio parere, di un paese diviso a metà. Qualcosa comunque si muove, ad esempio l’accesso alla Rete con gli smartphone che che ci vede avanti a Spagna, Francia e Germania (figura in basso).

image

image


Ho il piacere di collaborare ad una iniziativa di Microsoft inerente quattro seminari online sul tema “La fidelizzazione del cliente attraverso l’esperienza online” che si svolgeranno dalle 12 alle 13.30 nei seguenti giorni (tra partentesi l’argomento di ciascun webinar):

  • 19 Ottobre (Industria)
    • 26 Ottobre (Banche e Assicurazioni)
      • 9 Novembre (Pubblica Amministrazione)
      • 16 Novembre (tutti i settori)

Agli eventi parteciperanno, tra gli altri, esponenti del mondo delle imprese. Io farò una breve introduzione e modererò la discussione. I webinar sono principalmente indirizzati ai professionisti del Marketing e dell’Information Technology che operano in azienda.

Il primo di questi eventi avrà come ospite Roberto Carreri, Responsabile Progettazione e Sviluppo Direzione Sistemi Informativi e Telecomunicazioni, Azienda Trasporti Milanesi. Qui il link per iscriversi gratuitamente al webinar.

Spargete pure la voce! :)


Subito un disclaimer: questa iniziativa per Renault l’abbiamo ideata in Ammiro. Si tratta di un’azione di comunicazione a supporto del progetto Grande Prova che permette di provare uno dei modelli Renault per un giorno intero.

In pratica, siamo andati a raccogliere i commenti di chi ha provato le auto, sia attraverso gli SMS, sia chiamandoli al telefono e filmando il tutto. Il risultato è live da poche ore e si arricchirà di altri video nelle prossime settimane.

Quello che mi piaceva raccontarvi è il tipo di reazione da parte delle persone a cui abbiamo telefonato per farci raccontare la prova. Nella quasi totalità dei casi, abbiamo trovato persone disponibili, aperte, pronte a scherzare, insomma simpatiche. Peraltro con feedback positivi sull’esito della prova. Chiaramente abbiamo organizzato il tutto in modo da essere poco invadenti e per mettere a proprio agio le persone, ma la considerazione che ne ho tratto è la conferma che la relazione tra consumatori e brand quando è impostata sulla naturalezza e sull’ascolto funziona sempre.

Da dire: merito anche del dj che abbiamo coinvolto. Un caro amico col quale ho condiviso storie di radio alcune decadi fa.


Un bel tool interattivo chiamato Trendstream per analizzare il livello di utilizzo dei social media nelle varie nazioni del mondo (Italia compresa) potendo circoscrivere l’analisi attraverso svariati parametri (sesso, età, ecc.). Devo capire meglio il panel utilizzato, ma sembra utile anche solo come base comparativa tra le diverse nazioni.

Lo embeddo qui anche se le dimensioni sballano un po’ l’impaginazione. Enjoy.


LOFT su Facebook Applausi. LOFT, un brand del gruppo Ann Taylor pubblica su Facebook una nuova collezione di pantaloni. Parecchi commenti lamentano che i capi sembrano fatti solo per le splendide longilinee modelle delle foto con i quali si pubblicizzano. Loro che fanno? Il giorno dopo (e sottolineo, il giorno dopo) alcune “real women” ossia alcune persone dell’azienda (non proprio splendide e decisamente non longilinee) si fanno fotografare con i calzoni. Commenti quasi tutti decisamente positivi e una bella copertura media (io sono arrivato da Mashable). Questo uno dei tantissimi commenti:

I’ve never shopped your company, but after seeing those adorable pants on your "real life" models I might just have to start!


Prendo in prestito un paio delle considerazioni fatte ieri da Irene Rosenfeld, CEO di Kraft Foods durante il Nielsen’s Consumer 360 (altri dettagli qui):

  • Yesterday – Brands were teachers: Brands had a one directional lesson to teach consumers.
    Today – Brands are students: We need to sit back listen and learn; ask consumers to help create the stories.
  • Yesterday – It’s all about me: Brands were marketed toward individuality.
    Today – It’s all about us: It isn’t about “I”; it’s about “we.” Successful brand’s help build relationships with friends and families.
  • Yesterday – They need us: Brands told consumers why they needed the brand.
    Today – We need them: Brands need consumers more than consumers need brands.
  • In coda alla giornata di ieri qui al Digital Marketing Days c’è stato il panel  Battle Direct, impostato a mo’ di processo con difesa, accusa e testimoni, dibattendo sul tema direct o digital marketing. Da una parte (sintetizzo) chi vede un’evoluzione del direct mantenendone l’impostazione attuale, chi ne vede necessaria una rifondazione. Una delle domande su cui si è incentrato il dibattito (considerando che tra i relatori c’era anche un manager della Pepsi) è stata: “ora che hai un milione di fan su Facebook, cosa ci fai?”

    Secondo me la domanda è sbagliata perché parte da un assunto superato, ossia che da una parte ci sono le aziende che scatenano le loro attività (direct o digital che siano), dall’altra ci sono i consumatori che reagiscono e che poi si misurano come fossero scimmiette in laboratorio. La vera domanda è “Cosa fanno di te il milione di fan su Facebook?” e ancora meglio, “cosa sei in grado di fare te per il milione di fan su Facebook?”. Si perché quando parliamo di social media, parliamo di canali che sono di proprietà delle persone e non di “media” gestiti da aziende (sia come publisher che come marketers).

    Alla fine, il giochino del “processo” come quello del panel di ieri, mi pare mancasse del protagonista principale: le persone.


    L’attrazione del TWTRCON è stata Martha Stewart, ma io voglio partire da Danny Sullivan che ho reincontrato dopo tanti anni di Search Engine Strategies. Lui è intervenuto brevemente in una sessione nel pomeriggio ma volevo segnalare un brano della trascrizione che ha fatto della sessione in cui David Berkowitz di 360i ha intervistato Dylan Casey, Search Product Manager di Google, a proposito del Real-Time search (il grassetto è mio):

    David: SEO issues?
    Dylan: Something everyone is concerned about, especially brand owners. Continue to publish good content. Focus on the frequency and quality. It still matters because way we deliver this type of content in our search results is no different than the way we deliver the other content.

    In pratica ribadisce il concetto che l’unico modo delle aziende di presidiare i risultati di ricerca, è quello di pubblicare contenuti interessanti in maniera continuativa. Sembra ovvio, ma vedo ancora molte aziende ancorate ad una concezione del SEO ancora focalizzata sul mettere le mani al sito così com’è senza prevedere affatto un lavoro incrementale a livello di contenti.

    L’intervista a Martha Stewart è stata simpatica anche se le modalità d’uso dei social media da parte di un personaggio così popolare, raramente possono essere applicate altrove. Comunque ha impiegato due anni per raggiungere un milione di iscritti ad un suo magazine e solo cinque mesi per raggiungere 2 milioni di follower su Twitter. Anche il suo cane twitta, ma è un’iniziativa sponsorizzata da Purina (mah). Forse più rilevante il fatto che annunciato vuole investire su Twitter.

    Nella prima tavola rotonda, da segnalare l’intervento di Marla Erwin, Interactive Art Director di Whole Foods, che ha affermato che i risultati migliori li conseguono nelle operazioni guidate dal “content department” piuttosto che dal marketing o dalle vendite.

    Il panel “Right Time, Right Place” ha dimostrato quanto hype c’è in questo momento sul tema dei messaggi location-based. I giovani fondatori di Foursquare e Gowalla si sentono all’avanguardia di quello che sta succedendo in questi mesi. Il primo ha appena fatto un accordo con il NYTimes ed è arrivato a 1,6 milioni di utenti; il secondo ha avviato una partnership con USA Today. Pur con tutte le riserve del caso (espresse anche dal sottoscritto), si tratta sicuramente di un’area effervescente da cui ci si aspettano innovazioni di rilievo.

    TWTRCON 2010 NY - DELLMolto concreti e stimolanti gli interventi di Stefanie Nelson (Dell) e di Marty St. George (Jet Blue Airways). La prima ha evidenziato le quattro aree con cui distinguono i diversi canali su Twitter: Inform, Sell, Engage, Support (vedi foto a fianco). Per sintesi riporto una citazione che però ha argomentato molto bene: “Social media has centralize the customer experience”, enfatizzando il concetto di customer support come centrale per le loro strategie. Impressionanti i risultati di JetBlue che ha messo veramente le persone al centro dell’attenzione. Il progetto All You Can Jet ha moltiplicato per 7 il numero delle visite al sito e ha fatto guadagnare in visibilità l’equivalente di oltre 200 milioni di investimenti in pubblicità. Mi è piaciuta l’espressione: “Build the relationship – only then do you the right to monetize”.

    Adesso però stacco la spina: dieci ore di convegno più un paio per mettere a posto le idee e scrivere sul blog possono bastare per oggi, no? :)


    Dieci ore di fila. Era qualche anno che non mi “sparavo” una conferenza così intensa. Questa volta si tratta del TWTRCON 2010, ossia Twitter for Business, (che anticipa i Digital Marketing Days di domani e mercoledì) che si è tenuta a New York.

    Inizio puntuale alle 8 per finire alle 18 con tartine e vino. E non è tanto per le dieci ore quanto per il modo con le quali si sono svolte, ossia seguendo contemporaneamente le sessioni e l’ovvio fiume di twit (oltre 1700) che di fatto sono stati parte integrante dell’evento. Dei 200 partecipanti circa, praticamente tutti seguivano Twitter e pubblicavano messaggi utilizzando PC, Mac, Ipad o smartphone. Un’esperienza particolare vissuta con la consapevolezza di perdere costantemente e inevitabilmente qualche informazione; una full immersion in un evento principale con mille contributi collaterali che lo hanno arricchito. Intenso, stancante, a tratti divertente.

    Sulle sessioni, faccio un recup in un post a parte (qualcosa l’ho pubblicato live). Qui volevo solo sottolineare oltre alla disponibilità di una buona connessione wifi, una comodissima colonnina posta sui tavoli per alimentare i PC, realizzata da Belkin e sponsorizzata da ATT.


    Starbucks ha portato un milione di persone nei loro locali in un giorno via Twitter con l’operazione Free Pastry Day, mentre con MyStarbucks Idea hanno ricevuto 80.000 idee. Sono numeri ovviamente che valgono per un mercato grande come quello nord americano e per un’azienda come Starbucks, ma dimostrano ancora una volta l’apertura delle persone ai brand per le operazioni in cui sono coinvolti o dove trovano effettivo interesse. (via Mashable).