Giustamente Luisa sottolinea come molti giovani ritengano semplicisticamente che attraverso la Rete possano fare qualsiasi cosa più facilmente. Naturalmente sono il primo a pensare che internet faciliti la vita di chiunque sappia usarla, ma credo altresì che sempre di mezzo si tratti, e quindi non basta da solo per raggiungere il fine, qualsiasi esso sia.

C’è ad esempio da considerare che l’abbondanza delle informazioni richiede di sviluppare una capacità di filtro. Tale capacità cozza con la diffusa superficialità che mi pare accompagni i nostri tempi (e che non riguarda solo i più giovani).

Si perde spesso la considerazione dell'importanza della riflessione, intesa come momento dedicato a guardare idealmente da una posizione più alta faccende private e non, e quindi a considerare e valutare il contesto di fatti e contenuti. Dimentichiamo di riservare del tempo a riflettere perché siamo dentro un vortice ove i minuti che scandiscono la nostra vita sono utilizzati disordinatamente.

Ricordo l'intelligente domanda di Lele a Joi Ito quando venne a Milano per il Meet the guru a proposito del “dove trovare il tempo”. Condivido la risposta di Ito che raccontò la sua gestione bifronte, fatta da momenti di convulso multitasking e di processi mentali paralleli, alternati a periodi di massima concentrazione su un soggetto unico.

Prima o poi mi decido a mettere su un percorso formativo per “gestire il tempo nell’era di internet”. Non c’entra nulla (o quasi) con quello che fa la mia azienda, ma è un tema che, applicato al mondo del lavoro, studio da una ventina d’anni. Beh, non sarebbe male avere un “Personal Time-saver”, no?

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3 commenti per “Il tempo tra superficialità e riflessione”

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  1. Stefano Vitta scrive:

    E’ così che nascono le professioni del futuro no?

  2. Claudio Lippi scrive:

    Recentemente sto legendo un libro molto interessante che mi hanno regalato e che tratta un argomento tutto sommato simile: “Why work sucks and how to fix it” (pubblicato in Italia come “Perché il lavoro fa schifo e come migliorarlo”), scritto da Cali Ressler e Jody Thompson.
    A dispetto del titolo il libro è serissimo e tratta l’argomento dell’impiego del tempo da parte dei dipendenti delle aziende terziarie e della concezione che di esso hanno i relativi dirigenti. Lo scopo è quello di proporre il metodo adottato dalla Best Buy dove le due autrici lavoravano prima d’intraprendere l’attività di consulenti (com’era il discorso sulle nuove professioni?): Results-Only Work Environment (ROWE).
    L’idea è interessante e si contrappone decisamente al concetto di filiera a cui normalmente siamo più o meno tutti abituati.

  3. spery scrive:

    falloo!

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