Gente di domani

Il titolo era irresitibile: “Gente di domani”. Sotto la guida di una neuro-scenziata inglese, il libro è un salto nel futuro, una specie di Stargate che mostra le “cose che potrebbero accadere” nel 2050 o giù di lì. L’approccio del libro, tuttavia, è concentrato non tanto su cosa sarà possibile, ma sull’impatto dei cambiamenti sulla natura umana e sulle nostre identità.

In qualità di neurologa, la Greenfield, si scatena su approfondimenti legati al cervello umano, analizzando le innumerevoli possibilità di intervento o manipolazione, sia per fini medici, ma anche per adattare stimoli e impulsi celebrali a dialogare con una tecnologia che sarà sempre più pervasiva. Il nostro corpo potrebbe diventare uno dei tanti componenti modulari che comporranno la vita di tutti i giorni.

Non mi sembra il caso di riportare le sorprendenti quanto preoccupanti evoluzioni tracciate dall’autrice. La considerazione che normalmente si fa parlando del futuro e che, per fortuna, riprende anche la Greenfield, è che sia impossibile valutare compiutamente ciò che succederà tra 50 anni attraverso il modo di pensare attuale. Cultura, abitudini e conoscenze del momento non possono adattarsi a scenari così avanti nel tempo. Un esempio per tutti è l’argomento “clonazione”, sul quale il libro va piuttosto in profondità, sempre con un rigoroso (a me pare) approccio scientifico. Immaginare che un bambino potrà avere genitori multipli in base ai diversi contributi apportati, siano essi biologici (inseminazione, affitto dell’utero, ecc.) o sociali (gestione familiare), può forse sembrarci non etico, strampalato, o semplicemente folle. Ma chissà i figli dei miei figli cosa ne penseranno.

Un’altro argomento complicato è quello della clonazione umana che, secondo l’autrice, potrà essere effettuata con una certa semplicità. Sarò forse troppo radicato nel pensiero corrente, ma trovo aberrante pensare alla nascita di un essere umano del tutto programmato, scegliendo tra razza, attitudini, esperienze, ecc. Però tento anche di immaginare che tra un paio di generazioni il “senso comune” potrebbe trovare questo argomentro, come altri, del tutto accettabili.

Mi è sembrata molto interessante l’analisi della generazione della consapevolezza nel nostro cervello e dell’evoluzione del concetto di identità nel futuro. Lo ammetto, in più di un’occasione, mi sono perso tra neuroni, geni, elettricità celebrale, ecc., però il linguaggio è normalmente comprensibile pur mantenendo un profilo decisamente scientifico.

Un limite del libro che mi sento di indicare è che si notano vivissimi l’entusiamo e la curiosità su tutte le innovazioni tecnologiche in divenire, tipiche di uno scienziato, senza mai analizzare il livello di applicazione. Capita quindi che dinnanzi a molti “sarà possibile…”, scattano naturali interrogativi quali “chi potrà accedere a tali innovazioni?”, “a che costi?”, domande alle quali non ho trovato risposte nel lavoro della Greenfield.

Giusto nella parte conclusiva del libro, si trova una preoccupata rappresentazione del mondo com’è e come potrebbe essere, basato però sulla constatazione della terribile situazione dei paesi in via di sviluppo che potrebbe condizionare ogni scenario immaginabile.

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3 commenti per “Gente di domani di Susan Greenfield”

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