Archivio: “Documenti”
In veloce carrellata alcune delle parole chiavi che secondo me hanno contraddistinto lo IAB Forum di quest’anno:
- Complessità. Si è preso atto che la comunicazione digitale si complica e si rinnova la richiesta agli operatori del settore di semplificare i messaggi, le metriche, le soluzioni. Beh, non sono d’accordo. Penso che le opportunità della Rete siamo proprio dovute alla sua articolazione. Su questo tema proverò a spiegarmi meglio in un prossimo post.
- Creatività. Lo constato anch’io tutti i giorni: la classica richiesta delle aziende è di ricevere proposte innovative, originali, fuori dagli schemi. E sono istanze non sempre soddisfatte dai loro interlocutori tradizionali.
- Fiducia. È la parola con cui Layla ha chiuso la seconda sessione plenaria. Fiducia tra aziende e operatori del settore, elemento indispensabile per una reale efficienza dei progetti. Che poi viaggia in parallelo con la fiducia che i brand sono tenuto a (ri)conquistare ogni giorno sul mercato nei confronti dei consumatori.
- Impatto zero. Vale la pena ricordarlo: IAB Forum è stato un evento a impatto zero per l’ambiente. Un momento speciale quello di Roveda di Lifegate che si emoziona durante il suo speech.
Barriere al successo. Notevole il lavoro di Accenture che insieme a IAB sta cercando di “mappare” l’intero mercato digitale, sicuramente sottostimato se si guarda solo la parte della pubblicità online. Memorabile la chart di Vernocchi, capo di Europa e Sud America di Accenture, sulla contrapposizione tra Barriere all’ingresso e Barriere al successo (evidenziata anche da Andrea), così come quella tra Analog dollars e Digital cents. - Crisi. Non ho trovato del tutto coerente l’analisi da Binaghi di OMD (qui le sue chart) partendo dalle due ultime crisi della pubblicità. Il semplice elemento distintivo di oggi, è che mentre in passato tutti mezzi hanno subito decrementi importanti, nel momento attuale la Rete continua con un segno positivo a due cifre.
- Obama. Inutile negarlo: il nuovo Presidente degli Stati Uniti ha dimostrato con i fatti cosa può scatenare un uso intelligente di internet. È vero che lo ha fatto investendo molti soldi, ma nel contempo il primo consulente che ha ascoltato è stato il fondatore di Facebook!
- Branding. Quasi tutte le case history presentate avevano al centro obiettivi i branding, compresa quella di Expedia interessata in genere solo ad attività direct. Nulla di male, specie pensando che nei media tradizionali quella è la parte più corposa dello spending. Forse è mancata una maggiore attenzione all’e-commerce e all’infocommerce che penso meritino maggiore spazio.
- 20%. È la percentuale di crescita della pubblicità online che IAB stima per il 2009 rispetto al 2008 (che chiude con un +23,3% a 843 milioni di Euro).
- Formazione. La chiedono le aziende, la auspica Duranti di Nielsen, la propongono molti operatori del settore. A me sembra che si confonde la formazione/informazione su tool, strumenti e tecnologie, con un approccio più strategico che invece è quello che spesso manca. Ad esempio, è inutile spiegare Facebook a chi non ha voglia o capacità di sviluppare davvero la conversazione con le persone.
Technorati Tags: iab forum – iabforum – layla pavone – marco roveda – lifegate – marco vernocchi – accenture – paolo duranti – nielsen – roberto binaghi – omd
Leggevo (via Search Engine Land) del progetto di ricerca Microsoft chiamato U Rank. In pratica stanno studiando un’applicazione per agire sui risultati di una ricerca facendo salire un determinato sito in graduatoria, eliminarlo o aggiungergli una nota. L’idea non è male e anche Google pare che già dall’anno scorso ha sperimentato un tool simile. Chissà se e quando li vedremo realizzati; in ogni caso il potere che sta arrivando nelle nostre mani (anzi nelle nostre tastiere: io lo chiamo power to the keyboards) è sempre maggiore.

Mi è tornato in mente un articolo che scrissi due anni fa circa (collegato ad un convegno sul web semantico di cui riporto qui a fianco una slide), in cui iniziai a ragionare su quanto i singoli individui stiano caratterizzando, in un modo o nell’altro, anche gli stessi motori di ricerca.
Tags: u rank – microsoft – google – mauro lupi
Lo scorso weekend dicevo a David Weinberger che rimango stupito davanti ad alcuni degli statement del Cluetrain Manifesto (un testo di cui è coautore) pensando che sono stati scritti nel 1999. Lui si è schernito dicendo che probabilmente alcuni punti potrebbero risultare ingenui o esagerati rileggendoli adesso. Eppure ci sono delle affermazioni illuminanti, un paio delle quali le andrò a riprendere velocemente nel workshop per IAB Forum a proposito dei contenuti generati dalle aziende. Ecco un’anteprima di una chart:
Dopo aver raccolto qualche indiscrezione sul Cluetrain Manifesto (che ho promesso di non riportare) la chiacchierata con David si è spostata sulle persone, protagoniste assolute del nostro tempo, pronte ad impossessarsi degli strumenti tecnologi, dei brand, della pubblicità, per farne ciò che gli pare. Mi diceva come negli Stati Uniti un’applicazione che facilita la scrittura degli SMS, converte la parola “cool” con un’altra (mi pare “boat”, ma non la ricordo adesso con sicurezza): ebbene, ormai la parola suggerita è diventata sinonimo di “cool” e viene usata regolarmente al suo posto.
Tags: david weinberger – cluetrain manifesto
Lo scorso weekend dicevo a David Weinberger che rimango stupito davanti ad alcuni degli statement del Cluetrain Manifesto (un testo di cui è coautore) pensando che sono stati scritti nel 1999. Lui si è schernito dicendo che probabilmente alcuni punti potrebbero risultare ingenui o esagerati rileggendoli adesso. Eppure ci sono delle affermazioni illuminanti, un paio delle quali le andrò a riprendere velocemente nel workshop per IAB Forum a proposito dei contenuti generati dalle aziende. Ecco un’anteprima di una chart:
Dopo aver raccolto qualche indiscrezione sul Cluetrain Manifesto (che ho promesso di non riportare) la chiacchierata con David si è spostata sulle persone, protagoniste assolute del nostro tempo, pronte ad impossessarsi degli strumenti tecnologi, dei brand, della pubblicità, per farne ciò che gli pare. Mi diceva come negli Stati Uniti un’applicazione che facilita la scrittura degli SMS, converte la parola “cool” con un’altra (mi pare “boat”, ma non la ricordo adesso con sicurezza): ebbene, ormai la parola suggerita è diventata sinonimo di “cool” e viene usata regolarmente al suo posto.
Tags: david weinberger – cluetrain manifesto
Oggi ho fatto un salto alla presentazione del 3
Mattinata allo IAB Seminar dedicato alla misurabilità dei media digitali (già sono disponibili i video!). Ho trovato molto valida la presentazione di Cosimo Accoto il quale, con piglio accademico ed in modo chiaro, ha saputo mettere ordine tra le diverse metodologie e strategie di misusurabilità dei new media. Ho appuntato un paio di cose in particolare:
- Gli user generated content acquisiscono valore anche per il fatto che si trasformano in peer distributed content, ossia per la loro capacità di diffondersi attraverso le relazioni di ciascun utente con gli altri
- Bella la definizione di “Marketing performativo”, cioè la strategia che si basa proprio sulla capacità di misurare e monitorare gli strumenti di comunicazione utilizzati, arrivando quindi a considerare “le analitiche come asset competitivo”
Poi insieme a Roberta siamo passati a salutare un po’ di amici blogger in un incontro organizzato da Buongiorno! Purtroppo Mauro Del Rio, (il boss di Buongiorno! che conosco sin dagli esordi – mi pare che la fattura n.2 di Buongiorno! fu fatta ad Ad Maiora) era già andato via, mentre ho salutato David Weinberger che è stato l’ospite principale dell’incontro. Gli ho chiesto se sta scrivendo un nuovo libro dopo Everything is miscellaneous e mi ha detto che occupandosi di ricerca in fondo è continuamente in fase preparatoria di un nuovo libro… Luca ha riportato alcuni di spunti dal suo intervento di stamattina.
Tags: iab – iab seminar – cosimo accoto – roberta milano – buongiorno – mauro del rio – david weinberger
Sono disponibili gli atti di Interact, il convegno annuale di IAB Europe, tra i quali segnalo:
- Alcuni spunti interessanti dalle slide di Norm Johnston di Mindshare, buona parte concentrati sul tema dei Branded Contents (vicino peraltro al mio Company Generated Contents) che conclude con questo grafico titolato “The New Content Model”:
- Non male anche la chart di Andreas Wiele di Axel Springer (l’editore tra gli gli altri di Bild), piuttosto disincantate sull’evoluzione verso il digitale da parte di un publisher tradizionale. Forte il suggerimento nel digitalizzare tutta l’azienda e di formare conseguentemente tutti gli impiegati evitando il gap tra “digital winners and losers”.
- Della presentazione di Michel Lambert, il direttore Interactive di Procter & Gamble, ho segnato la “sindrome del website”, ossia l’ostinazione a infilare tutto nel sito mentre si va verso una diffusione dei contenuti in più sedi e device ed il suggerimento a trasformare i pre-test in post-optimization. Interessanti i dieci punti finali “Where you can help” rivolti alle agenzie.
Tags: interact – iab europe – iab – norm johnston – mindshare – andreas wiele – axel springer – bild – michel lambert – procter & gamble – p&g
Parliamo di spesa pubblicitaria su internet in Europa.
Devo verificare con un pò più di calma come sono stati elaborati i numeri appena pubblicati da IAB Europe sull’advertising online nel 2007 (qui il post sul blog di IAB Italia) dato che l’anno scorso fecero un po’ di macelli, ma credo che due chart spieghino benissimo la situazione-Italia:
- La percentuale degli investimenti pubblicitari destinati ad internet rispetto al totale (6,67%) è tra le le più basse in Europa.
- Non ci batte invece nessuno (è ironia, of course), sulla spesa pubblicitaria per utente internet che è la più bassa in assoluto: 36,9 Euro contro una media Europea di 80.6.
- Come se gli utenti in Italia valessero meno (e non credo).
- Come se gli spender italiani (o magari le loro agenzie e centri media) non sapessero valorizzare i risultati delle campagne (e questo mi sa che in parte è vero).
- Come se occorresse una sveglia di quelle con la più fastidiosa delle suonerie per destare chi è in letargo o magari vorrebbe continuare a poltrire (questo aiuterebbe, ma dubito che succeda a brevissimo).

Update: ho visto solo adesso del post di Nereo sui dati di IAB Europe.
Tags: iab – iab europe
Preparatevi: sta per arrivare il sequel di Bring the Love Back, l’arcinoto video del conftronto tra un pubblicitario ed una consumatrice. Si chiamerà “Inspiration Anyone” e, pare, entreranno in scena un CEO ed un creative director.
Intanto qualche link per prepararsi e ripassare:
Tags: Bring the Love Back
La ricerca dell’Osservatorio Netcomm sulla domanda dell’E-Commerce B2c in Italia (qui il PDF) realizzata assieme a Eurisko, ci dice che in Italia hanno fatto un acquisto online negli ultimi tre mesi solo 2,7 milioni di persone, praticamente lo stesso numero del 2006.
Non mi conforta molto il fatto che tutti gli acquirenti si considerano soddisfatti delle transazioni online e che reitereranno gli acquisti. Basta notare che il servizio maggiormente richiesto dagli utenti ai siti di e-commerce è la presenza… del numero verde! Fatto peraltro confermato da un’altra ricerca fatta da Netcomm insieme alla Bocconi (PDF).
Oltre ai motivi di resistenza diciamo “sociali” (“vedere di persona le cose che compro e parlare con il negoziante”, “mi diverto di più a fare acquisti con i negozi normali”), c’è ancora il timore nell’uso della carta di credito e la diffidenza nei rapporti con le aziende in caso di contestazioni e sull’uso dei dati personali.
Mi convinco sempre di più di quanto l’Italia, pur registrando sicuramente un aumento della penetrazione dell’e-commerce, rimarrà un territorio prevalemtemente di info-commerce, che vede cioè internet come influenzatorie di acquisti fatti nei punti vendita tradizionali. Già nel 2004 l’ANEE valutava che per ogni Euro speso on-line, ne corrispondono dieci spesi off-line ma sempre influenzati dalla Rete. Trend che si conferma, come leggo da un post di Andrea Boscaro sul blog di IAB, dai dati di Nielsen Online secondo cui sono 14,6 milioni gli utenti che fanno info-commerce ogni mese in Italia.
Nei giorni scorsi ho incontrato Roberto Liscia che non solo curò il rapporto info-commerce di ANEE ma è anche il presidente di Netcomm. Proverò a convincerlo a riprendere in mano quel progetto, perché trovo necessario misurare quanto internet sia decisamente più importante per il business creato in senso lato e rispetto a solo quello relativo all’e-commerce.
Tags: netcomm – eurisko – nielsen online – bocconi – andrea boscaro – anee – roberto liscia
La ricerca dell’Osservatorio Netcomm sulla domanda dell’E-Commerce B2c in Italia (qui il PDF) realizzata assieme a Eurisko, ci dice che in Italia hanno fatto un acquisto online negli ultimi tre mesi solo 2,7 milioni di persone, praticamente lo stesso numero del 2006.
Non mi conforta molto il fatto che tutti gli acquirenti si considerano soddisfatti delle transazioni online e che reitereranno gli acquisti. Basta notare che il servizio maggiormente richiesto dagli utenti ai siti di e-commerce è la presenza… del numero verde! Fatto peraltro confermato da un’altra ricerca fatta da Netcomm insieme alla Bocconi (PDF).
Oltre ai motivi di resistenza diciamo “sociali” (“vedere di persona le cose che compro e parlare con il negoziante”, “mi diverto di più a fare acquisti con i negozi normali”), c’è ancora il timore nell’uso della carta di credito e la diffidenza nei rapporti con le aziende in caso di contestazioni e sull’uso dei dati personali.
Mi convinco sempre di più di quanto l’Italia, pur registrando sicuramente un aumento della penetrazione dell’e-commerce, rimarrà un territorio prevalemtemente di info-commerce, che vede cioè internet come influenzatorie di acquisti fatti nei punti vendita tradizionali. Già nel 2004 l’ANEE valutava che per ogni Euro speso on-line, ne corrispondono dieci spesi off-line ma sempre influenzati dalla Rete. Trend che si conferma, come leggo da un post di Andrea Boscaro sul blog di IAB, dai dati di Nielsen Online secondo cui sono 14,6 milioni gli utenti che fanno info-commerce ogni mese in Italia.
Nei giorni scorsi ho incontrato Roberto Liscia che non solo curò il rapporto info-commerce di ANEE ma è anche il presidente di Netcomm. Proverò a convincerlo a riprendere in mano quel progetto, perché trovo necessario misurare quanto internet sia decisamente più importante per il business creato in senso lato e rispetto a solo quello relativo all’e-commerce.
Tags: netcomm – eurisko – nielsen online – bocconi – andrea boscaro – anee – roberto liscia
Sono online le registrazioni e le presentazioni degli interventi di IAB Forum Roma. Buon ascolto!
Tra l’altro, in questi giorni abbiamo condotto un’indagine raccogliendo i pareri dei partecipanti (verrà emesso un comunicato a breve): giudizi positivi e, interessante sollotlinearlo, per più della metà di chi ha risposto al survey si è trattato del primo IAB Forum a cui hanno partecipato.
Tags: iab – iab forum – iabforum
Solo il 28% del testo di una pagina web viene letto. Di tutto il resto si fa uno “scanning” e non una lettura vera e propria. È quanto risulta da una ricerca della University of Hamburg a cui sono arrivato via SEOmoz e poi via Jakob Nielsen. Emerge anche un’altro dato: all’aumentare del testo presente nella pagina, non corrisponde un pari incremento del tempo passato sulla pagina stessa: quindi o si leggono più velocemente i brani più lunghi, oppure (più realisticamente) alcune parti si saltano.
Insomma: anche i contenuti testuali (come un po’ tutta la Rete) si tendono ad “usare” ancor prima di essere letti. Ciò suggerisce di puntare alla sintesi come fattore chiave, magari con la cosiddetta impostazione “a cipolla” che sviluppa il dettaglio dei contenuti attraverso approfondimenti incrementali disponibili solo a chi è realmente interessato.
Tags: University of Hamburg – SEOmoz – Jakob Nielsen
Ecco le slide che dettagliano l’articolo sui Company Generated Content
Tags: company generated contents
Giovedì è uscito un mio articolo su Nòva (IlSole24Ore) che approfondisce l’argomento dei company generated content su cui mi sto concentrando in questo periodo. Nel link precedente ho riproposto il testo dell’articolo, mentre qui inserico un grafico che cerca di sintetizzare il concetto, ossia che oltre alla visibilità che si ottiene acquistando pubblicità, c’è quella che si può guadagnarsi attraverso al produzione, l’ottimizzazione e la condivisione dei contenuti.
Qui ho riportato l’immagine con il testo in inglese perché su Nòva le voci sono state tradotte in italiano ma non tutte rendano il significato che voloveo dargli.
Sia chiaro, non ce l’ho con la pubblicità (on/off line che sia), né penso che le aziende si debbano mettere a fare gli editori. Solo che ritengo estremante produttivo affiancare alle attuali forme di comunicazione, delle iniziative che sviluppino ulteriori touch point con le persone, attraverso contenuti pensati con obiettivi informativi, divulgativi o di intrattenimento.
Il tema dei company generated content l’ho affrontato recentemente anche con un breve video e, in parte, con un precedente articolo su Nòva. Se passate allo stand Ad Maiora a IAB Forum a Roma, conto di aver preparato con l’occasione anche qualche materiale più analitico che dettaglia il significato delle aree del triangolo. Ho un PPT già pronto solo che Slideshare è in in panne in questo periodo (pare per attacchi alla Cina): mi cosigliate un’alternativa?
Intanto sarei molto contento di ricevere feedback, punti di vista, eventuali esperienze, ecc.
Tags: company generated content – nòva – nova
Come ha segnalato Andrea in un commento ad un precedente post, Universal McCann ha realizzato la terza edizione della ricerca sui social network chiamata Social Media Tracker (formato PDF) che avevo già segnalato in un articolo su Punto Informatico l’anno scorso.
La ricerca si è concentrata su un panel di persone tra i 16 e i 54 anni che utilizzano internet almeno una volta ogni due giorni (active users), intervistando complessivamente 17 mila individui in 29 nazioni. È un campione che trovo significativo in quanto esamina chi la Rete la usa davvero e che riguarda 10,2 milioni di italiani.
Molti sono i numeri che vale la pena evidenziare, in particolare sulla quantità di lettori di blog (8 milioni) e sui blogger (3,4 milioni), area in cui l’Italia si posiziona ai vertici continentali. Rispetto agli altri paesi europei, abbiamo la maggiore percentuale di lettori di blog (79%) sul totale degli active users, e siamo anche primi in quanto a persone che li leggono ogni giorno (37%).
Per razionalizzare i principali numeri riguardo il mondo dei blog in Italia, ho realizzato alcune chart elaborando i risultati della ricerca.
Tags: universal mccann – social media tracker – blog – blogger – italia


Questo sito/blog è la mia casa digitale in cui, generalmente, tratto di comunicazione, marketing e tecnologia (ossia 


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