Archivio: “Documenti”

BlendTec - Will it blend? Storia e dettagli di una delle più profittevoli case history nel settore dei contenuti generati dalle aziende, ossia quella della BlendTec, un produttore di frullatori che con i suoi divertenti video della serie “Will it blend?” ha moltiplicato il fatturato del 700% (esatto, sette volte).

Nell’articolo, interessante l’elenco dei rischi di campagne di questo tipo che inizia così: “The biggest risk is to not do it

Tags:


In veloce carrellata alcune delle parole chiavi che secondo me hanno contraddistinto lo IAB Forum di quest’anno:

  • Complessità. Si è preso atto che la comunicazione digitale si complica e si rinnova la richiesta agli operatori del settore di semplificare i messaggi, le metriche, le soluzioni. Beh, non sono d’accordo. Penso che le opportunità della Rete siamo proprio dovute alla sua articolazione. Su questo tema proverò a spiegarmi meglio in un prossimo post.
  • Creatività. Lo constato anch’io tutti i giorni: la classica richiesta delle aziende è di ricevere proposte innovative, originali, fuori dagli schemi. E sono istanze non sempre soddisfatte dai loro interlocutori tradizionali.
  • Fiducia. È la parola con cui Layla ha chiuso la seconda sessione plenaria. Fiducia tra aziende e operatori del settore, elemento indispensabile per una reale efficienza dei progetti. Che poi viaggia in parallelo con la fiducia che i brand sono tenuto a (ri)conquistare ogni giorno sul mercato nei confronti dei consumatori.
  • Impatto zero. Vale la pena ricordarlo: IAB Forum è stato un evento a impatto zero per l’ambiente. Un momento speciale quello di Roveda di Lifegate che si emoziona durante il suo speech.
  • Da una slide di Vernocchgi di Accenture a IAB Forum 2008 Barriere al successo. Notevole il lavoro di Accenture che insieme a IAB sta cercando di “mappare” l’intero mercato digitale, sicuramente sottostimato se si guarda solo la parte della pubblicità online. Memorabile la chart di Vernocchi, capo di Europa e Sud America di Accenture, sulla contrapposizione tra Barriere all’ingresso e Barriere al successo (evidenziata anche da Andrea), così come quella tra Analog dollars e Digital cents.
  • Crisi. Non ho trovato del tutto coerente l’analisi da Binaghi di OMD (qui le sue chart) partendo dalle due ultime crisi della pubblicità. Il semplice elemento distintivo di oggi, è che mentre in passato tutti mezzi hanno subito decrementi importanti, nel momento attuale la Rete continua con un segno positivo a due cifre.
  • Obama. Inutile negarlo: il nuovo Presidente degli Stati Uniti ha dimostrato con i fatti cosa può scatenare un uso intelligente di internet. È vero che lo ha fatto investendo molti soldi, ma nel contempo il primo consulente che ha ascoltato è stato il fondatore di Facebook!
  • Branding. Quasi tutte le case history presentate avevano al centro obiettivi i branding, compresa quella di Expedia interessata in genere solo ad attività direct. Nulla di male, specie pensando che nei media tradizionali quella è la parte più corposa dello spending. Forse è mancata una maggiore attenzione all’e-commerce e all’infocommerce che penso meritino maggiore spazio.
  • 20%. È la percentuale di crescita della pubblicità online che IAB stima per il 2009 rispetto al 2008 (che chiude con un +23,3% a 843 milioni di Euro).
  • Formazione. La chiedono le aziende, la auspica Duranti di Nielsen, la propongono molti operatori del settore. A me sembra che si confonde la formazione/informazione su tool, strumenti e tecnologie, con un approccio più strategico che invece è quello che spesso manca. Ad esempio, è inutile spiegare Facebook a chi non ha voglia o capacità di sviluppare davvero la conversazione con le persone.

Technorati Tags:


Oltre ad un video-estratto disponibile sul blog di IAB, ho anche messo online le slide presentate oggi al workshop sul content marketing. Di seguito li trovate entrambi. Prossimamente altri approfondimenti. Adesso, dopo due giorni mooolto intensi, mi prendo qualche ora di risposo.

Enjoy :)

Tags:


Oltre ad un video-estratto disponibile sul blog di IAB, ho anche messo online le slide presentate oggi al workshop sul content marketing. Di seguito li trovate entrambi. Prossimamente altri approfondimenti. Adesso, dopo due giorni mooolto intensi, mi prendo qualche ora di risposo.

Enjoy :)

Tags:


Normalmente non segnalo ricerche che riguardano solo gli Stati Uniti perché non sempre sono significative rispetto al mercato europeo e quello italiano in particolare. Però su ReadWriteWeb ho trovato un post sull’influenza dei social media che riposta alcuni link interessanti:

Su questo post ho anche scoperto l’applicazione Pdfmenot, un visualizzatore online di file PDF ma soprattutto che permette di inserire (embeddare in gergo) questo visualizzatore in un proprio sito.

Tags:


Due articoli interessanti nell’inserto Digital Business del Financial Times di ieri. Il primo in cui Lionel Menchaca, chief blogger di Dell e quindi responsabile del progetto Direct2Dell, afferma che da quando è stato incaricato nel 2006 di gestire la reputazione online di Dell, la percentuale di commenti negativi è passata dal 49% al 22%.

Il secondo articolo è scritto da David Bowen (la cui azienda fa un un’interessante analisi dei siti corporate). In pratica si afferma che il modo per spiegare il Web 2.0 è quello di “mapparlo” insieme alle tradizionali attività di comunicazione. Bowen afferma:

“Stop talking about Web 2.0. Extract the useful concepts, classify them in a way non-technical managers understand, and explain how they can be exploited, managed and controlled”

Efficace lo schema che correda l’articolo anche se mette il risalto solo i rischi e non le opportunità dei vari strumenti. Che ve ne pare?

Tags:


Come segnalato, abbiamo iniziato ad anticipare qualche contenuto del workshop che terrò durante il prossimo IAB Forum.

Dato che il titolo del workshop è lunghissimo (“Aumentare la visibilità, la credibilità e i risultati delle aziende attraverso i contenuti, valorizzando i digital assets”), il suo titolo abbreviato è “Content marketing”.

Per ora c’è una pagina su Facebook che funge da raccoglitore dei contenuti e da area di discussione, un evento sempre su Facebook a cui ho invitato un po’ dei miei amici, e un estratto della presentazione su Slideshare. A breve altre cosucce

Ricordo i riferimenti del workshop: 6 novembre, ore 15.30, Sala Blu.

Tags:


Leggevo (via  Search Engine Land) del progetto di ricerca Microsoft chiamato U Rank. In pratica stanno studiando un’applicazione per agire sui risultati di una ricerca facendo salire un determinato sito in graduatoria, eliminarlo o aggiungergli una nota. L’idea non è male e anche Google pare che già dall’anno scorso ha sperimentato un tool simile. Chissà se e quando li vedremo realizzati; in ogni caso il potere che sta arrivando nelle nostre mani (anzi nelle nostre tastiere: io lo chiamo power to the keyboards) è sempre maggiore.

I motori di ricerca siamo noi

Mi è tornato in mente un articolo che scrissi due anni fa circa (collegato ad un convegno sul web semantico di cui riporto qui a fianco una slide), in cui iniziai a ragionare su quanto i singoli individui stiano caratterizzando, in un modo o nell’altro, anche gli stessi motori di ricerca.

 

Tags:


Lo scorso weekend dicevo a David Weinberger che rimango stupito davanti ad alcuni degli statement del Cluetrain Manifesto (un testo di cui è coautore) pensando che sono stati scritti nel 1999. Lui si è schernito dicendo che probabilmente alcuni punti potrebbero risultare ingenui o esagerati rileggendoli adesso. Eppure ci sono delle affermazioni illuminanti, un paio delle quali le andrò a riprendere velocemente nel workshop per IAB Forum a proposito dei contenuti generati dalle aziende. Ecco un’anteprima di una chart:

Dal Cluetrain Manifesto

Dopo aver raccolto qualche indiscrezione sul Cluetrain Manifesto (che ho promesso di non riportare) la chiacchierata con David si è spostata sulle persone, protagoniste assolute del nostro tempo, pronte ad impossessarsi degli strumenti tecnologi, dei brand, della pubblicità, per farne ciò che gli pare. Mi diceva come negli Stati Uniti un’applicazione che facilita la scrittura degli SMS, converte la parola “cool” con un’altra (mi pare “boat”, ma non la ricordo adesso con sicurezza): ebbene, ormai la parola suggerita è diventata sinonimo di “cool” e viene usata regolarmente al suo posto.

Tags:


Lo scorso weekend dicevo a David Weinberger che rimango stupito davanti ad alcuni degli statement del Cluetrain Manifesto (un testo di cui è coautore) pensando che sono stati scritti nel 1999. Lui si è schernito dicendo che probabilmente alcuni punti potrebbero risultare ingenui o esagerati rileggendoli adesso. Eppure ci sono delle affermazioni illuminanti, un paio delle quali le andrò a riprendere velocemente nel workshop per IAB Forum a proposito dei contenuti generati dalle aziende. Ecco un’anteprima di una chart:

Dal Cluetrain Manifesto

Dopo aver raccolto qualche indiscrezione sul Cluetrain Manifesto (che ho promesso di non riportare) la chiacchierata con David si è spostata sulle persone, protagoniste assolute del nostro tempo, pronte ad impossessarsi degli strumenti tecnologi, dei brand, della pubblicità, per farne ciò che gli pare. Mi diceva come negli Stati Uniti un’applicazione che facilita la scrittura degli SMS, converte la parola “cool” con un’altra (mi pare “boat”, ma non la ricordo adesso con sicurezza): ebbene, ormai la parola suggerita è diventata sinonimo di “cool” e viene usata regolarmente al suo posto.

Tags:


Si chiama Vendor Relationship Management (VRM) è ed un progetto lanciato Doc Searls (uno degli autori


Oggi ho fatto un salto alla presentazione del 3


Mattinata allo IAB Seminar dedicato alla misurabilità dei media digitali (già sono disponibili i video!). Ho trovato molto valida la presentazione di Cosimo Accoto il quale, con piglio accademico ed in modo chiaro, ha saputo mettere ordine tra le diverse metodologie e strategie di misusurabilità dei new media. Ho appuntato un paio di cose in particolare:

  • Gli user generated content acquisiscono valore anche per il fatto che si trasformano in peer distributed content, ossia per la loro capacità di diffondersi attraverso le relazioni di ciascun utente con gli altri
  • Bella la definizione di “Marketing performativo”, cioè la strategia che si basa proprio sulla capacità di misurare e monitorare gli strumenti di comunicazione utilizzati, arrivando quindi a considerare “le analitiche come asset competitivo”

Poi insieme a Roberta siamo passati a salutare un po’ di amici blogger in un incontro organizzato da Buongiorno! Purtroppo Mauro Del Rio, (il boss di Buongiorno! che conosco sin dagli esordi – mi pare che la fattura n.2 di Buongiorno! fu fatta ad Ad Maiora) era già andato via, mentre ho salutato David Weinberger che è stato l’ospite principale dell’incontro. Gli ho chiesto se sta scrivendo un nuovo libro dopo Everything is miscellaneous e mi ha detto che occupandosi di ricerca in fondo è continuamente in fase preparatoria di un nuovo libro… Luca ha riportato alcuni di spunti dal suo intervento di stamattina.

Tags:


Sono disponibili gli atti di Interact, il convegno annuale di IAB Europe, tra i quali segnalo:

  • Alcuni spunti interessanti dalle slide di Norm Johnston di Mindshare, buona parte concentrati sul tema dei Branded Contents (vicino peraltro al mio Company Generated Contents) che conclude con questo grafico titolato “The New Content Model”:image
  • Non male anche la chart di Andreas Wiele di Axel Springer (l’editore tra gli gli altri di Bild), piuttosto disincantate sull’evoluzione verso il digitale da parte di un publisher tradizionale. Forte il suggerimento nel digitalizzare tutta l’azienda e di formare conseguentemente tutti gli impiegati evitando il gap tra “digital winners and losers”.
  • Della presentazione di Michel Lambert, il direttore Interactive di Procter & Gamble, ho segnato la “sindrome del website”, ossia l’ostinazione a infilare tutto nel sito mentre si va verso una diffusione dei contenuti in più sedi e device ed il suggerimento a trasformare i pre-test in post-optimization. Interessanti i dieci punti finali “Where you can help” rivolti alle agenzie.

Tags:


Parliamo di spesa pubblicitaria su internet in Europa.

Devo verificare con un pò più di calma come sono stati elaborati i numeri appena pubblicati da IAB Europe sull’advertising online nel 2007 (qui il post sul blog di IAB Italia) dato che l’anno scorso fecero un po’ di macelli, ma credo che due chart spieghino benissimo la situazione-Italia:

  • La percentuale degli investimenti pubblicitari destinati ad internet rispetto al totale (6,67%) è tra le le più basse in Europa.
  • Non ci batte invece nessuno (è ironia, of course), sulla spesa pubblicitaria per utente internet che è la più bassa in assoluto: 36,9 Euro contro una media Europea di 80.6.
    • Come se gli utenti in Italia valessero meno (e non credo).
    • Come se gli spender italiani (o magari le loro agenzie e centri media) non sapessero valorizzare i risultati delle campagne (e questo mi sa che in parte è vero).
    • Come se occorresse una sveglia di quelle con la più fastidiosa delle suonerie per destare chi è in letargo o magari vorrebbe continuare a poltrire (questo aiuterebbe, ma dubito che succeda a brevissimo).

Online advertising spend as % of total advertising spend in Europe, 2007

Online advertising spend per user in Europe, 2007 

Update: ho visto solo adesso del post di Nereo sui dati di IAB Europe.

Tags:


Preparatevi: sta per arrivare il sequel di Bring the Love Back, l’arcinoto video del conftronto tra un pubblicitario ed una consumatrice. Si chiamerà “Inspiration Anyone” e, pare, entreranno in scena un CEO ed un creative director.

Intanto qualche link per prepararsi e ripassare:

Tags:


La ricerca dell’Osservatorio Netcomm sulla domanda dell’E-Commerce B2c in Italia (qui il PDF) realizzata assieme a Eurisko, ci dice che in Italia hanno fatto un acquisto online negli ultimi tre mesi solo 2,7 milioni di persone, praticamente lo stesso numero del 2006.

Non mi conforta molto il fatto che tutti gli acquirenti si considerano soddisfatti delle transazioni online e che reitereranno gli acquisti. Basta notare che il servizio maggiormente richiesto dagli utenti ai siti di e-commerce è la presenza… del numero verde! Fatto peraltro confermato da un’altra ricerca fatta da Netcomm insieme alla Bocconi (PDF).

Oltre ai motivi di resistenza diciamo “sociali” (“vedere di persona le cose che compro e parlare con il negoziante”, “mi diverto di più a fare acquisti con i negozi normali”), c’è ancora il timore nell’uso della carta di credito e la diffidenza nei rapporti con le aziende in caso di contestazioni e sull’uso dei dati personali.

Mi convinco sempre di più di quanto l’Italia, pur registrando sicuramente un aumento della penetrazione dell’e-commerce, rimarrà un territorio prevalemtemente di info-commerce, che vede cioè internet come influenzatorie di acquisti fatti nei punti vendita tradizionali. Già nel 2004 l’ANEE valutava che per ogni Euro speso on-line, ne corrispondono dieci spesi off-line ma sempre influenzati dalla Rete. Trend che si conferma, come leggo da un post di Andrea Boscaro sul blog di IAB, dai dati di Nielsen Online secondo cui sono 14,6 milioni gli utenti che fanno info-commerce ogni mese in Italia.

Nei giorni scorsi ho incontrato Roberto Liscia che non solo curò il rapporto info-commerce di ANEE ma è anche il presidente di Netcomm. Proverò a convincerlo a riprendere in mano quel progetto, perché trovo necessario misurare quanto internet sia decisamente più importante per il business creato in senso lato e rispetto a solo quello relativo all’e-commerce.

Tags:


La ricerca dell’Osservatorio Netcomm sulla domanda dell’E-Commerce B2c in Italia (qui il PDF) realizzata assieme a Eurisko, ci dice che in Italia hanno fatto un acquisto online negli ultimi tre mesi solo 2,7 milioni di persone, praticamente lo stesso numero del 2006.

Non mi conforta molto il fatto che tutti gli acquirenti si considerano soddisfatti delle transazioni online e che reitereranno gli acquisti. Basta notare che il servizio maggiormente richiesto dagli utenti ai siti di e-commerce è la presenza… del numero verde! Fatto peraltro confermato da un’altra ricerca fatta da Netcomm insieme alla Bocconi (PDF).

Oltre ai motivi di resistenza diciamo “sociali” (“vedere di persona le cose che compro e parlare con il negoziante”, “mi diverto di più a fare acquisti con i negozi normali”), c’è ancora il timore nell’uso della carta di credito e la diffidenza nei rapporti con le aziende in caso di contestazioni e sull’uso dei dati personali.

Mi convinco sempre di più di quanto l’Italia, pur registrando sicuramente un aumento della penetrazione dell’e-commerce, rimarrà un territorio prevalemtemente di info-commerce, che vede cioè internet come influenzatorie di acquisti fatti nei punti vendita tradizionali. Già nel 2004 l’ANEE valutava che per ogni Euro speso on-line, ne corrispondono dieci spesi off-line ma sempre influenzati dalla Rete. Trend che si conferma, come leggo da un post di Andrea Boscaro sul blog di IAB, dai dati di Nielsen Online secondo cui sono 14,6 milioni gli utenti che fanno info-commerce ogni mese in Italia.

Nei giorni scorsi ho incontrato Roberto Liscia che non solo curò il rapporto info-commerce di ANEE ma è anche il presidente di Netcomm. Proverò a convincerlo a riprendere in mano quel progetto, perché trovo necessario misurare quanto internet sia decisamente più importante per il business creato in senso lato e rispetto a solo quello relativo all’e-commerce.

Tags:


Sono online le registrazioni e le presentazioni degli interventi di IAB Forum Roma. Buon ascolto!

Tra l’altro, in questi giorni abbiamo condotto un’indagine raccogliendo i pareri dei partecipanti (verrà emesso un comunicato a breve): giudizi positivi e, interessante sollotlinearlo, per più della metà di chi ha risposto al survey si è trattato del primo IAB Forum a cui hanno partecipato.

Tags:


Solo il 28% del testo di una pagina web viene letto. Di tutto il resto si fa uno “scanning” e non una lettura vera e propria. È quanto risulta da una ricerca della University of Hamburg a cui sono arrivato via SEOmoz e poi via Jakob Nielsen. Emerge anche un’altro dato: all’aumentare del testo presente nella pagina, non corrisponde un pari incremento del tempo passato sulla pagina stessa: quindi o si leggono più velocemente i brani più lunghi, oppure (più realisticamente) alcune parti si saltano.

Insomma: anche i contenuti testuali (come un po’ tutta la Rete) si tendono ad “usare” ancor prima di essere letti. Ciò suggerisce di puntare alla sintesi come fattore chiave, magari con la cosiddetta impostazione “a cipolla” che sviluppa il dettaglio dei contenuti attraverso approfondimenti incrementali disponibili solo a chi è realmente interessato.

Tags:


Come le ciliege, una tira l’altra. Così, dopo la ricerca di Universal McCann e quella di Forrester, arrivano altre conferme sulla rilevanza dei numeri relativi alla blogosfera italiana, in particlare su lettori e numero di blog:

  • Andrea Boaretto, nell’ambito dell’Osservatorio sulla Multicanalità (uno dei più autorevoli studi sull’uso della Rete in Italia), ricorda come anche a loro risultino oltre 13,5 milioni di persone che leggono forum e blog e più di 6 milioni partecipano alle relative discussioni. E questo nella rilevazione pubblicata lo scorso novembre.
  • Il LaRiCa dell’Istituto di Comunicazione e Spettacolo della Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino “Carlo Bo” ha pubblicato i risultati di una ricerca quantitativa che campiona la popolazione italiana con più di 18 anni da cui risultano, tra l’altro, poco meno di 3 milioni di blog attivi (aggiornati almeno una volta la settimana nel 57% dei casi).
  • Ricordo anche la recente ricerca di DigitalPR da cui emerge che più della metà degli utenti internet è influenzato (molto o abbastanza) dai blog nelle decisioni d’acquisto.

Massimo continua ad essere scettico ma credo sia il concetto di “blog attivo” su cui il suo parere si discosta da tutte le ricerche. La miglior risposta, a mio parere, arriva rpoprio da una delle indicazioni che accompagnano lo studio del LaRiCa:

La blogosfera italiana è dunque molto più vasta e diversifica di quanto comunemente non si pensi ed il nucleo di blogger più noti ed attivi rappresentano solo la punta di un iceberg che come tale non può essere considerato rappresentativo del fenomeno nel suo complesso.

Tags:


Ecco le slide che dettagliano l’articolo sui Company Generated Content

Tags:


Giovedì è uscito un mio articolo su Nòva (IlSole24Ore) che approfondisce l’argomento dei company generated content su cui mi sto concentrando in questo periodo. Nel link precedente ho riproposto il testo dell’articolo, mentre qui inserico un grafico che cerca di sintetizzare il concetto, ossia che oltre alla visibilità che si ottiene acquistando pubblicità, c’è quella che si può guadagnarsi attraverso al produzione, l’ottimizzazione e la condivisione dei contenuti.

company generated content keywords

Qui ho riportato l’immagine con il testo in inglese perché su Nòva le voci sono state tradotte in italiano ma non tutte rendano il significato che voloveo dargli.

Sia chiaro, non ce l’ho con la pubblicità (on/off line che sia), né penso che le aziende si debbano mettere a fare gli editori. Solo che ritengo estremante produttivo affiancare alle attuali forme di comunicazione, delle iniziative che sviluppino ulteriori touch point con le persone, attraverso contenuti pensati con obiettivi informativi, divulgativi o di intrattenimento.

Il tema dei company generated content l’ho affrontato recentemente anche con un breve video e, in parte, con un precedente articolo su Nòva. Se passate allo stand Ad Maiora a IAB Forum a Roma, conto di aver preparato con l’occasione anche qualche materiale più analitico che dettaglia il significato delle aree del triangolo. Ho un PPT già pronto solo che Slideshare è in in panne in questo periodo (pare per attacchi alla Cina): mi cosigliate un’alternativa?

Intanto sarei molto contento di ricevere feedback, punti di vista, eventuali esperienze, ecc.

Tags:


Come ha segnalato Andrea in un commento ad un precedente post, Universal McCann ha realizzato la terza edizione della ricerca sui social network chiamata Social Media Tracker (formato PDF) che avevo già segnalato in un articolo su Punto Informatico l’anno scorso.

La ricerca si è concentrata su un panel di persone tra i 16 e i 54 anni che utilizzano internet almeno una volta ogni due giorni (active users), intervistando complessivamente 17 mila individui in 29 nazioni. È un campione che trovo significativo in quanto esamina chi la Rete la usa davvero e che riguarda 10,2 milioni di italiani.

Molti sono i numeri che vale la pena evidenziare, in particolare sulla quantità di lettori di blog (8 milioni) e sui blogger (3,4 milioni), area in cui l’Italia si posiziona ai vertici continentali. Rispetto agli altri paesi europei, abbiamo la maggiore percentuale di lettori di blog (79%) sul totale degli active users, e siamo anche primi in quanto a persone che li leggono ogni giorno (37%).

Per razionalizzare i principali numeri riguardo il mondo dei blog in Italia, ho realizzato alcune chart elaborando i risultati della ricerca.

Tags:


Bell’articolo di Noha Elkin sulla newsletter di SearchEngineWatch: The Shifting Power of Words, la crescita dell’importanza delle parole.

La riflessione è che saper analizzare come vengono fatte le richerche online, fornisce indicazioni importanti su come comunicare con le persone. Si rinnova quindi l’auspicio all’ascolto da parte delle aziende e questa volta non solo per capire bisogni ed esigenze dei propri stakeholder, ma anche per cogliere come le persone “chiamano le cose”.

Ormai lo ripeto da un bel po’ di anni (anche perché in Ad Maiora ci occupiamo anche di questo, eh eh): i motori di ricerca sono il più grande focus group che sia mai esistito e riuscire ad analizzarne il significato è una grande opportunità per le aziende e le istituzioni.