Archivio: “Social networking”
Subito un disclaimer: questa iniziativa per Renault l’abbiamo ideata in Ammiro. Si tratta di un’azione di comunicazione a supporto del progetto Grande Prova che permette di provare uno dei modelli Renault per un giorno intero.
In pratica, siamo andati a raccogliere i commenti di chi ha provato le auto, sia attraverso gli SMS, sia chiamandoli al telefono e filmando il tutto. Il risultato è live da poche ore e si arricchirà di altri video nelle prossime settimane.
Quello che mi piaceva raccontarvi è il tipo di reazione da parte delle persone a cui abbiamo telefonato per farci raccontare la prova. Nella quasi totalità dei casi, abbiamo trovato persone disponibili, aperte, pronte a scherzare, insomma simpatiche. Peraltro con feedback positivi sull’esito della prova. Chiaramente abbiamo organizzato il tutto in modo da essere poco invadenti e per mettere a proprio agio le persone, ma la considerazione che ne ho tratto è la conferma che la relazione tra consumatori e brand quando è impostata sulla naturalezza e sull’ascolto funziona sempre.
Da dire: merito anche del dj che abbiamo coinvolto. Un caro amico col quale ho condiviso storie di radio alcune decadi fa.
1 settembre 2010, 11:22 |
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Tag: renault
Un bel tool interattivo chiamato Trendstream per analizzare il livello di utilizzo dei social media nelle varie nazioni del mondo (Italia compresa) potendo circoscrivere l’analisi attraverso svariati parametri (sesso, età, ecc.). Devo capire meglio il panel utilizzato, ma sembra utile anche solo come base comparativa tra le diverse nazioni.
Lo embeddo qui anche se le dimensioni sballano un po’ l’impaginazione. Enjoy.
10 luglio 2010, 09:13 |
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Tag: trendstream
Applausi. LOFT, un brand del gruppo Ann Taylor pubblica su Facebook una nuova collezione di pantaloni. Parecchi commenti lamentano che i capi sembrano fatti solo per le splendide longilinee modelle delle foto con i quali si pubblicizzano. Loro che fanno? Il giorno dopo (e sottolineo, il giorno dopo) alcune “real women” ossia alcune persone dell’azienda (non proprio splendide e decisamente non longilinee) si fanno fotografare con i calzoni. Commenti quasi tutti decisamente positivi e una bella copertura media (io sono arrivato da Mashable). Questo uno dei tantissimi commenti:
I’ve never shopped your company, but after seeing those adorable pants on your "real life" models I might just have to start!
19 giugno 2010, 13:26 |
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Tag: ann taylor, facebook, loft, mashable
Prendo in prestito un paio delle considerazioni fatte ieri da Irene Rosenfeld, CEO di Kraft Foods durante il Nielsen’s Consumer 360 (altri dettagli qui):
Yesterday – Brands were teachers: Brands had a one directional lesson to teach consumers.
Today – Brands are students: We need to sit back listen and learn; ask consumers to help create the stories.Yesterday – It’s all about me: Brands were marketed toward individuality.
Today – It’s all about us: It isn’t about “I”; it’s about “we.” Successful brand’s help build relationships with friends and families.Yesterday – They need us: Brands told consumers why they needed the brand.
Today – We need them: Brands need consumers more than consumers need brands.
In coda alla giornata di ieri qui al Digital Marketing Days c’è stato il panel Battle Direct, impostato a mo’ di processo con difesa, accusa e testimoni, dibattendo sul tema direct o digital marketing. Da una parte (sintetizzo) chi vede un’evoluzione del direct mantenendone l’impostazione attuale, chi ne vede necessaria una rifondazione. Una delle domande su cui si è incentrato il dibattito (considerando che tra i relatori c’era anche un manager della Pepsi) è stata: “ora che hai un milione di fan su Facebook, cosa ci fai?”
Secondo me la domanda è sbagliata perché parte da un assunto superato, ossia che da una parte ci sono le aziende che scatenano le loro attività (direct o digital che siano), dall’altra ci sono i consumatori che reagiscono e che poi si misurano come fossero scimmiette in laboratorio. La vera domanda è “Cosa fanno di te il milione di fan su Facebook?” e ancora meglio, “cosa sei in grado di fare te per il milione di fan su Facebook?”. Si perché quando parliamo di social media, parliamo di canali che sono di proprietà delle persone e non di “media” gestiti da aziende (sia come publisher che come marketers).
Alla fine, il giochino del “processo” come quello del panel di ieri, mi pare mancasse del protagonista principale: le persone.
16 giugno 2010, 12:57 |
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Tag: dma, irene rosenfeld, kraft foods, nielsen, pepsi
L’attrazione del TWTRCON è stata Martha Stewart, ma io voglio partire da Danny Sullivan che ho reincontrato dopo tanti anni di Search Engine Strategies. Lui è intervenuto brevemente in una sessione nel pomeriggio ma volevo segnalare un brano della trascrizione che ha fatto della sessione in cui David Berkowitz di 360i ha intervistato Dylan Casey, Search Product Manager di Google, a proposito del Real-Time search (il grassetto è mio):
David: SEO issues?
Dylan: Something everyone is concerned about, especially brand owners. Continue to publish good content. Focus on the frequency and quality. It still matters because way we deliver this type of content in our search results is no different than the way we deliver the other content.
In pratica ribadisce il concetto che l’unico modo delle aziende di presidiare i risultati di ricerca, è quello di pubblicare contenuti interessanti in maniera continuativa. Sembra ovvio, ma vedo ancora molte aziende ancorate ad una concezione del SEO ancora focalizzata sul mettere le mani al sito così com’è senza prevedere affatto un lavoro incrementale a livello di contenti.
L’intervista a Martha Stewart è stata simpatica anche se le modalità d’uso dei social media da parte di un personaggio così popolare, raramente possono essere applicate altrove. Comunque ha impiegato due anni per raggiungere un milione di iscritti ad un suo magazine e solo cinque mesi per raggiungere 2 milioni di follower su Twitter. Anche il suo cane twitta, ma è un’iniziativa sponsorizzata da Purina (mah). Forse più rilevante il fatto che annunciato vuole investire su Twitter.
Nella prima tavola rotonda, da segnalare l’intervento di Marla Erwin, Interactive Art Director di Whole Foods, che ha affermato che i risultati migliori li conseguono nelle operazioni guidate dal “content department” piuttosto che dal marketing o dalle vendite.
Il panel “Right Time, Right Place” ha dimostrato quanto hype c’è in questo momento sul tema dei messaggi location-based. I giovani fondatori di Foursquare e Gowalla si sentono all’avanguardia di quello che sta succedendo in questi mesi. Il primo ha appena fatto un accordo con il NYTimes ed è arrivato a 1,6 milioni di utenti; il secondo ha avviato una partnership con USA Today. Pur con tutte le riserve del caso (espresse anche dal sottoscritto), si tratta sicuramente di un’area effervescente da cui ci si aspettano innovazioni di rilievo.
Molto concreti e stimolanti gli interventi di Stefanie Nelson (Dell) e di Marty St. George (Jet Blue Airways). La prima ha evidenziato le quattro aree con cui distinguono i diversi canali su Twitter: Inform, Sell, Engage, Support (vedi foto a fianco). Per sintesi riporto una citazione che però ha argomentato molto bene: “Social media has centralize the customer experience”, enfatizzando il concetto di customer support come centrale per le loro strategie. Impressionanti i risultati di JetBlue che ha messo veramente le persone al centro dell’attenzione. Il progetto All You Can Jet ha moltiplicato per 7 il numero delle visite al sito e ha fatto guadagnare in visibilità l’equivalente di oltre 200 milioni di investimenti in pubblicità. Mi è piaciuta l’espressione: “Build the relationship – only then do you the right to monetize”.
Adesso però stacco la spina: dieci ore di convegno più un paio per mettere a posto le idee e scrivere sul blog possono bastare per oggi, no?
15 giugno 2010, 03:01 |
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Tag: danny sullivan, david berkowitz, dell, dylan casey, foursquare, google, gowalla, jet blue airways, martha stewart, marty st. george, purina, stefanie nelson, twitter, twtrcon
Dieci ore di fila. Era qualche anno che non mi “sparavo” una conferenza così intensa. Questa volta si tratta del TWTRCON 2010, ossia Twitter for Business, (che anticipa i Digital Marketing Days di domani e mercoledì) che si è tenuta a New York.
Inizio puntuale alle 8 per finire alle 18 con tartine e vino. E non è tanto per le dieci ore quanto per il modo con le quali si sono svolte, ossia seguendo contemporaneamente le sessioni e l’ovvio fiume di twit (oltre 1700) che di fatto sono stati parte integrante dell’evento. Dei 200 partecipanti circa, praticamente tutti seguivano Twitter e pubblicavano messaggi utilizzando PC, Mac, Ipad o smartphone. Un’esperienza particolare vissuta con la consapevolezza di perdere costantemente e inevitabilmente qualche informazione; una full immersion in un evento principale con mille contributi collaterali che lo hanno arricchito. Intenso, stancante, a tratti divertente.
Sulle sessioni, faccio un recup in un post a parte (qualcosa l’ho pubblicato live). Qui volevo solo sottolineare oltre alla disponibilità di una buona connessione wifi, una comodissima colonnina posta sui tavoli per alimentare i PC, realizzata da Belkin e sponsorizzata da ATT.
15 giugno 2010, 02:07 |
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Tag: twitter, twtrcon
Starbucks ha portato un milione di persone nei loro locali in un giorno via Twitter con l’operazione Free Pastry Day, mentre con MyStarbucks Idea hanno ricevuto 80.000 idee. Sono numeri ovviamente che valgono per un mercato grande come quello nord americano e per un’azienda come Starbucks, ma dimostrano ancora una volta l’apertura delle persone ai brand per le operazioni in cui sono coinvolti o dove trovano effettivo interesse. (via Mashable).
9 giugno 2010, 07:59 |
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Tag: starbucks
Per chi ancora non l’avesse capito, il web semantico, ossia la catalogazione del web sulla base si elementi standard, rimarrà una chimera, almeno se si continua a sognare una serie di principi di classificazione condivisi universalmente. La buona notizia è che gli strumenti che usano le persone per creare e manipolare i contenuti digitali, iniziano a fornire alcune funzionalità elementari che forse creeranno di fatto una specie di web semantico creato dal basso – e magari questo funzionerà.
L’ultimo esempio è Twannotations, una funzionalità che dovrebbe essere implementata a breve su Twitter e che consente semplicemente di arricchire il proprio messaggio con riferimenti che ne classificano il contenuto. Una specie di tagging che magari creerà qualche standard di fatto nell’arco di qualche mese, un po’ come è già avvenuto con l’hashtag sempre su Twitter. Date un’occhiata alle chart qui sotto (via TechCrunch):
10 maggio 2010, 12:00 |
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Tag: techcrunch, twitter, web semantico
Mentre facevo vedere una cosa su Facebook durante un corso, mi hanno fatto notare che ho un numero di richieste di amicizia non approvate quasi uguale al numero di amici. Il motivo è che su Facebook tipicamente accetto solo le persone che ho conosciuto effettivamente, ma nel contempo non mi va di selezionare “Ignora” per le richieste che non approvo. Ognuno si dà le sue regole, no?
E’ come per Twitter dove non seguo la consuetudine applicata da molti di ricambiare i follower facendo altrettanto. Diciamo che sono cresciutello per fare collezione di amici e follower tanto per fare diplomazia o collezionismo. Parafrasando i Genesis: seguo quello che mi piace e mi piace quello che seguo (perché solo così riesco a leggerlo davvero).
7 maggio 2010, 21:45 |
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Tag: facebook, twitter
Una ricerca piuttosto analitica sull’utilizzo dei social media in 14 nazioni tra cui l’Italia.
12 aprile 2010, 08:16 |
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Il Social Computing Lab della Hewlett Packard di Palo Alto ha pubblicato una ricerca (via Kevin Kelly) che dimostra come, analizzando le citazioni dei film su Twitter se ne può prevedere il successo. In pratica il paper chiamato proprio Predicting the Future With Social Media (PDF), dimostra come incrociando le citazioni su Twitter con l’Hollywood Stock Exchange, si ottenga una evidente correlazione.
Naturalmente, l’interesse per lo studio riguarda sia l’estensione di questo tipo di analisi ad altri settori, sia l’utilizzo di altre basi dati come i blog, Facebook o i motori di ricerca. Su quest’ultima fonte, ad esempio, anche in Italia Trendsight ha realizzato uno studio che correla le ricerche su Google con i flussi turistici.
5 aprile 2010, 15:48 |
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Tag: hewlett packard, social computing lab, trendsight, twitter
Via Luisa, il report dell’Economist sui social media (pdf)
29 gennaio 2010, 14:29 |
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Tag: economist, luisa carrada
Via Marketingpilgrim leggo SoDA, che non è una cosa da bere
ma l’acronimo di Society of Digital Agencies che ha appena diffuso la ricerca 2010 Digital Marketing Outlook, la quale ha intervistato i manager agenzie di comunicazione di tutto il mondo riguardo ai trend in essere.
Sono 70 pagine di report piuttosto interessanti (di seguito un paio di chart); tra i commenti più interessanti ho estrapolato questo:
“Rather than spending another misguided year trying to “engineer” viral campaigns that will propagate themselves, regardless of consumer intentions, it’s time to refocus our marketing efforts to align with the way that people actually behave.” — Ivan Askwith, Big Spaceship
Insomma, meno progetti “famolo virale” e maggior impatto strategico delle attività legate al digitale. Interessanti anche le previsione di budget e priorità.
28 gennaio 2010, 11:40 |
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Tag: Marketingpilgrim, Society of Digital Agencies
I dati di Dicembre 2009 elaborati da Nielsen confermano i trend di crescita dell’uso dei social network nel mondo e anche in Italia. Nel nostro paese siamo più di 18 milioni di persone che ogni mese usano Facebook, Twitter e compagnia. A livello internazionale, il tempo passato sui social networks è aumentato dell’82% rispetto all’anno precedente e gli italiano sono decisamente sopra la media (6 ore contro le 5.35). L’audience globale ha sfondato la soglia dei 300 milioni di individui.
23 gennaio 2010, 09:42 |
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Tag: nielsen
Leonardo segnala l’intenzione di Forrester di espandere la loro classificazione del livello di engagement degli utenti rispetto ai social media, aggiungendo i Convertionalists (arduo trovare un corrispondente italiano decente), che sarebbero coloro che usano gli status su Twitter e Facebook come elemento di comunicazione.
A caldo non mi convince molto perché rischia di stimolare ulteriori classificazioni su modalità d’uso troppo specifiche per rappresentare un comportamento vero e proprio. E poi si tratta di attività che si sovrappongono alle altre e non creano un vero e proprio cluster. Ok, ci pensiamo un po’.
Update (11.50). Ho visto che anche Claudio su Socialware ha segnalato l’aggiornamento di Forrester
20 gennaio 2010, 10:39 |
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Tag: forrester, leonardo bellini
Torno a scrivere dopo bel po’ di latitanza (causa anche lo spostamento del blog) per segnalare una nuova iniziativa su Mclips, il blog di Microsoft Italia, o meglio, delle persone di Microsoft Italia.
Si tratta di un post di Pietro Scott Jovane, Amministratore Delegato dell’azienda, che auspica il confronto su un argomento (in questo caso le interfacce naturali) con tutti i lettori; in base ai feedback raccolti, si riprenderà l’argomento dopo un paio di settimane. L’invito quindi è “Parliamone!”.
Io sono un po’ di parte perché ho condiviso con Carlo e Andrea questa iniziativa, ma trovo sia da sottolineare ogni volta che un top manager di un’azienda partecipi attivamente alle conversazioni. Ed in questo Pietro è senz’altro da esempio.
14 gennaio 2010, 20:11 |
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Tag: andrea contino, carlo rossanigo, interfacce naturali, mclips, microsoft, pietro scott jovane
Uso spesso l’acronimo POST per evidenziare i principali elementi (e la loro importanza cronologica) dell’approccio ai social media da parte delle aziende, così come li ha enunciati Forrester e ribaditi nel libro L’onda anomala:
People
Objectives
Strategy
Technology
Sempre da Forrester arrivano degli utili suggerimenti su come misurare le attività sui social media. La raccomandazione è quella di identificare le metriche in funzione degli obiettivi, concetto apparentemente ovvio ma che da una loro ricerca non appare molto applicato. Difatti, pur in presenza di iniziative con obiettivi differenti, le metriche utilizzate sono più o meno sempre le stesse (tabella più avanti).
Buona la schematizzazione degli obiettivi di una campagna sui social media:
- Listening
- Talking
- Energizing
- Supporting
- Embracing
10 novembre 2009, 13:00 |
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Tag: forrester, social media
Luca De Biase riprende un pensiero di Daniel Kahneman, premio Nobel in scienze economiche nel 2002:
Kahneman dice che è possibile che il sistema dell'informazione attuale stia cambiando il nostro modo di essere umani e la nostra coscienza. Per comprendere in che senso è probabile che il filone di ricerca più importante sia quello di studiare i giovani. E da questo punto di vista c'è un fatto facilmente osservabile: usano molto il computer, ma questo non li ha resi tanto diversi; casomai sono diventati incredibilmente bravi a cercare informazioni.
Questa invece è l’introduzione al post A Pocket Guide to Social Media and Kids sul blog di Nielsen:
When is a phone not a phone? In the hands of children and tweens, today’s cell phones are primarily used as text messaging devices, cameras, gaming consoles, video viewers, MP3 players, and incidentally, as mobile phones via the speaker capability so their friends can chime in on the call.
Nielsen è andata a guardare cosa fanno con i telefonini collegati ad internet i Teenager rispetto al totale della popolazione:
9 novembre 2009, 08:04 |
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Tag: daniel kahneman, luca de biase, nielsen
Anche se riguarda solo gli Stati Uniti, mi pare utile la ricerca fatta da Business.com che ha investigato come/quanto i social media possano essere utili alle aziende in termini di risorsa informativa di supporto al business. L’analisi riguarda anche le iniziative delle aziende nei social media, suddivise per tipologia e per dipartimento interessato, esaminando anche le metriche che vengono utilizzate per misurare i risultati.
Le attività principali svolte dalle aziende interessate sono quelle di mantenere un profilo sui social media, di monitorarne le citazioni che riguardano l’azienda, di avere un corporate blog e di utilizzare il micro-blogging come ad esempio Twitter.
La ricerca può essere scaricata gratuitamente lasciando la propria email.
8 novembre 2009, 11:29 |
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Tag: business.com, social media
Ho iniziato a leggere il numero 11.09 di Wired e il pezzo “I letterati di Twitter” è particolarmente interessante. L’argomento riguarda il dubbio che la tecnologia stia influendo negativamente sulla capacità di scrivere dei giovani, e viene discusso con Andrea Lunsford, docente alla Stanford University, che ha creato il progetto di ricerca “Study of Writing” per valutare il livello di prosa degli studenti.
Qui riporto alcuni passaggi dell’articolo italiano, mentre online ho trovato la la versione inglese completa.
La prima scoperta di Lunsford è stata il fatto che i giovani di oggi scrivono molto di più rispetto a una qualunque generazione loro precedente. Questo accade perché si socializza soprattutto online, e quasi sempre attraverso dei testi.
Il team di Lunsford ha scoperto che gli studenti erano particolarmente capaci in quello che in retorica si chiama “kairos”, ovvero nel valutare il tipo di pubblico e adattare il loro tono e la loro tecnica per far passare il concetto nel migliore dei modi.
Scrivere quasi sempre per un pubblico (cosa che praticamente nessuno della mia generazione faceva) dà ai giovani un senso diverso di quello che è buona scrittura.Nelle interviste, gli studenti definiscono la buona prosa come qualcosa che ha un effetto sul mondo.
Sono considerazioni importanti che sembrano sfatare molti luoghi comuni, e si incrociano con “A Writing Revolution” una stimolante analisi pubblicata su Seed (via Giuseppe), la quale analizza la quantità di “autori” dal 1400 in poi, considerando come “autori” coloro che hanno pubblicato un contenuto letto da almeno 100 persone. Considerando blog, Facebook e Twitter, la quantità di “creatori” di contenuti è aumentata enormemente (vedi grafico seguente).
24 ottobre 2009, 09:01 |
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Tag: andrea lunsford, facebook, giuseppe granieri, seed, stanford university, twitter, wired
Sto tenendo un paio di giorni di lezione al Master in Media Relation organizzato da Formazione24Ore e il rapporto Engaging the New Influencers (PDF) pubblicato in questi giorni da Edelman diventerà senz’altro un ulteriore contributo al materiale didattico.
Richard Edelman, il CEO del gruppo, sintetizza alcuni punti nell’introduzione, tra i quali mi sono permesso di enfatizzarne uno in particolare:
- Integrate search into PR
- Mobilize the influencers
- Inform the conversation
- Understand that every company is a media company
- Be present and consistent
- Act in a democratic and decentralized way.
7 settembre 2009, 19:58 |
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Tag: edelman, formazione24ore, richard edelman
La ricerca sul Web 2.0 realizzata da McKinsey a livello internazionale è ormai giunta al suo terzo anno. Nell’intervistare i dirigenti di 1.700 aziende, sono stati analizzate separatamente tre tipologie di utilizzo degli strumenti Web 2.0: all’interno dell’organizzazione, per attività rivolte ai clienti, e per quelle dedicate ai partner e fornitori.
Tra le varie tavole del rapporto, segnalo quella che elenca le tecnologie Web 2.0 ed il loro grado di impiego. Le due barre mostrano la percentuale di utilizzo di ciascuno strumento distinguendo i casi in cui è anche stato verificato un risultato positivo misurabile. Blog, video sharing e social network (in questo ordine) sembrano essere quelli maggiormente performanti.
3 settembre 2009, 22:06 |
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Tag: McKinsey, Web 2.0
Ho notato che l’interessante tool di Forrester (Social Technographics Profile) è stato aggiornato con i dati relativi al 2009. Ricordo si tratta di un’indagine di mercato internazionale condotta da Forrester che analizza quantità e tipologia degli utenti dei social network.
Nel grafico di seguito, ho comparato i dati 2008/2009 relativi all’Italia: diminuiscono gli Inattivi (ora al 35%) mentre i Joiners sono triplicati. Da notare che le percentuali si riferiscono al totale della popolazione adulta. Le diverse categorie sono spiegate qui.
Se poi volete giocare con altri profili sociodemografici o altre nazioni, potete farlo direttamente qui sotto.
Aggiornamento: proprio adesso ho visto che Josh Bernoff ha pubblicato sul blog di Forrester dei dettagli sui dati 2009 e delle tabelle comparative sugl anni precedenti.
25 agosto 2009, 14:25 |
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Tag: forrester, social network, social technographics profile
Un’estate 2009 calda per il mondo delle tecnologie digitali, fatta di accordi, fusioni e acquisizioni che lasceranno il segno. Tra i più rilevanti, senz’altro l’intesa tra Microsoft e Yahoo! per le ricerche online, l’acquisizione di FriendFeed da parte di Facebook e la più recente intesa tra Microsoft e Nokia sugli applicativi mobili. Come giustamente scrive oggi Luca Tremolada su IlSole24Ore, “si stringe l’assedio attorno a Google”.
Nell’area dei social network stanno avvenendo alcuni dei movimenti più significativi: da una parte il cosiddetto real-time, dall’altra la centralità che iniziano ad assumere le funzioni di ricerca sulle piattaforme emergenti, Twitter e Facebook su tutte. Come scrive Steve Rubel, questo potrebbe significare un cambiamento radicale nel modo in cui usiamo le informazioni, facendoci diventare “source agnostic”.
Sul tema del social search, si conclude anche l’articolo di Federico Ferrazza su L’Espresso in edicola oggi (per qualche giorno si può leggere qui), che approfondisce la varietà dei social network in relazione ad argomenti diversi, professionali e non. L’articolo, che raccoglie anche un paio di mie battute riguardo a Linkedin e al social search, segnala anche una ventina di social network verticali.
13 agosto 2009, 12:18 |
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Categorie: Interviste, Motori di ricerca, Social networking
Tag: facebook, Federico Ferrazza, FriendFeed, google, ilsole24ore, L’Espresso, Linkedin, Luca Tremolada, mauro lupi, microsoft, Nokia, social network, social search, Steve Rubel, twitter, yahoo!
La chiama “Listening economy” Tom Smith nella sue interessanti chart segnalate anche sul blog di IAB. Deriva dal fatto che la Rete, se è vero che permette ad un numero sempre più rilevante di individui di esprimere le proprie opinioni, genera di conseguenza un patrimonio informativo che è utilissimo osservare e analizzare. Peraltro in modo non invasivo.
Tom Smith, peraltro, mi pare di aver capito che lavorava in Universal McCann occupandosi della ricerca periodica Wave Social Media Tracker, giunta ormai alla quarta edizione che è appena stata pubblicata e che potete sfogliare qui sotto oppure scaricare (PDF).
31 luglio 2009, 13:16 |
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Categorie: Business blog, Comunicazione online, Documenti, Numeri, Social networking, Web 2.0
Tag: economia dell'ascolto, listing economy, social media tracker, universal mccann







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