Archivio: “Social media”
Hai presente un evento in cui i relatori non fanno presentazioni ma rispondono a qualsiasi domanda dei partecipanti? In effetti non è una cosa comune, ma noi abbiamo deciso di provarci. “Noi” siamo gli autori del libro Social Media Marketing – Manuale di Comunicazione Aziendale 2.0 edito da HOEPLI e nato nell’ambito del master Social Media Marketing di IULM.
Gli eventi si terranno allo SMAU questa settimana (Arena Marketing Trends, Pad. 3), e precisamente giovedì 20 ottobre alle ore 10 e venerdì 21 ottobre alle ore 13 (io ci sarò solo venerdì). Sulle date qui sopra ci sono i rispettivi link delle pagine web dalle quali ci si può iscrivere.
Vi aspettiamo con tonnellate di domande!
18 ottobre 2011, 15:12 |
Permalink |
Commenti (2)
Categorie: Eventi, Libri, Social media
Tag: hoepli, iulm, smau
Confesso: sono soddisfatto dei panel degli eventi che ho coordinato per la Social Media Week. Naturalmente poi il risultato lo vedremo “sul campo, ma intanto queste sono le formazioni:
Tutto quello che avreste voluto sapere sui social media e che prima o poi dovrete affrontare – Martedì 20/9 dalle 10 alle 12
- MAURO LUPI, Responsabile area Digital, Ammiro Partners
- STEFANO EPIFANI, Università La Sapienza di Roma
- MATTEO FLORA, The Fool
- STEFANO VENTURA, Responsabile Socialnetworking, RTI Interactive Media – Mediaset
- ELISABETTA DE GRIMANI, Ferrovie dello Stato
- ANDREA FERRI, Head of online Community, Vodafone Italia
Star della Rete – Mercoledì 21/9 dalle 14.30 alle 16.30
- PAOLA MARINONE, Co-founder BuzzMyVideos
- LUCA CONTI, Blogger, giornalista, amministratore di Web & Media Life
- DEBORAH NANIA, Giallo Zafferano
- PAOLO ATTIVISSIMO, www.attivissimo.net
- FRANK MATANO, Comico
Location, iscrizione e altri dettagli nei link ai titoli degli eventi. Vi aspetto!
16 settembre 2011, 13:47 |
Permalink |
Commenti (0)
Categorie: Eventi, Personal, Social media, Social networking, Web 2.0
Tag: andrea ferri, deborah nania, elisabetta de grimani, frank matano, luca conti, matteo flora, paola marinone, paolo attivissimo, social media week, stefano epifani, stefano ventura
C’è un’applicazione che adoro ed è Salesforce (anche se forse ho trovato qualcosa di alternativo ad una frazione di costo). Mi piace il concetto che non è solo uno strumento che gestisce dei dati, ma effettivamente sembra pensato per migliorare l’efficienza nella gestione delle informazioni nelle aziende.
Marc Benioff, il CEO di Salesforce, in una intervista rilasciata a Bloomberg pensa che i social media gli permetteranno a breve di quintuplicare (yes, +500%) il fatturato, passando social media dagli attuali 2,2 a 10 miliardi di dollari. Interessante.
29 agosto 2011, 18:18 |
Permalink |
Commenti (4)
Categorie: Interviste, Social media, Tools
Tag: Bloomberg, Marc Benioff, Salesforce
Entro il 2016 l’interactive marketing rappresenterà un terzo di tutta la spesa pubblicitaria (attualmente è al 19%). Lo stima Forrester in riferimento al mercato USA. La motivazione principale è sintetica ed efficace:
It not only works, you can prove it works
La crescita maggiore riguarderà il Display, il Video e il Mobile advertising mentre il Search, pur in aumento, attenuerà la percentuale di miglioramento riscontrata negli ultimi anni.
La spesa destinata ai Social Media si triplicherà, considerando che in questo caso non parliamo solo di advertising: Forrester li definisce “Social programs — not just social ads”. A tale proposito, interessante la nota su Clickz che segnala il motivo per cui il social media advertising è conveniente:
"Developing owned social assets like a Facebook page could run as much as $1 million, but this is a one-time cost. Compare these fees to a paid search budget for example, which ranges between $500,000 and $3 million per month," the report found.
Certo, non succede proprio molto spesso da queste parti di vedere aziende che investono un milione di dollari sui social media ma prima o poi ci arriveremo, giusto? ![]()
26 agosto 2011, 11:42 |
Permalink |
Commenti (1)
Categorie: Advertising online, Numeri, Pubblicità, Social media, Web marketing
Tag: clickz, forrester
Si parla di abbandono di carrelli dell’e-commerce, di come affrontare una crisi di comunicazione e di tante altre cosette che vi lascio scoprire. Lo so, lo so, sono imbattibile in quanto a gesticolare, è che mi concentro sui contenuti ![]()
Buona visione!
web in Tourism 2011 Milano, quarta sessione, communication mix from Job in Tourism on Vimeo.
15 luglio 2011, 15:05 |
Permalink |
Commenti (0)
Categorie: Eventi, Interviste, Personal, Social media, Video
Tag: webintourism
Sono stati fatti diversi studi su quale sia il numero massimo di relazioni che un individuo può intrattenere con altre persone. Studi correlati più volte alla quantità di “amici” con cui ci si interfaccia nei social network. Ora penso si debba anche iniziare a studiare qual è il numero massimo di social network che è un umano riesce a gestire.
Questi sono i giorni di Google+, il nuovo “ambiente sociale” che vista la portata dei suoi creatori, merita grande attenzione (pur ricordando che Google qualche passo falso l’ha compiuto proprio in questo ambito). Ed il nuovo network fa scattare una serie di inediti interrogativi con i quali ciascuno di noi deve fare i conti, non tanto legati alle funzionalità dello strumento, quanto alla portabilità (o meno) del proprio ambiente di relazioni (o di amicizie, se volete). E’ come se il miglior DJ venisse in città, ma non si sa se alla festa andrà qualcuno che conosci.
Interessante il fatto che l’etica che ciascuno di noi sta autonomamente sviluppando riguardo i social media, è ancora molto fluida e penso non ne verremo mai a capo in modo definitivo. C’è chi è ancora alla fase del collezionismo e che si pesa in funzione del numero di amici, c’è chi è arrivato allo stadio del riflusso ed è alle prese con un bel repulisti di connessioni su Facebook o addirittura riparte come un novello Lazzaro con un immacolato nuovo profilo. In mezzo ci sono quelli alle prese con lo stress da prestazioni, che sfidano le leggi del tempo e della resistenza per tentare di seguire centinaia di persone ed il relativo ciclopico flusso di post, twit, like, check-in, foto e video e così via.
E’ come per la gestione del tempo: esistono suggerimenti generali e regolette “base”, ma poi ogni sistema deve essere costruito sulla propria persona, sul proprio quotidiano, altrimenti non risulta efficiente. Quindi le seguenti indicazioni valgono per me, ma non è detto che siano quelle corrette per chiunque.
I miei amici su Facebook sono persone che conosco, che ho incontrato almeno una volta; tra loro ho una lista di circa 30 “amici-amici” di cui seguo periodicamente i profili. Due numeri: ho 719 amici e 586 richieste che non ho accettato (e che non accetterò). - Su Linkedin sono più “di bocca buona”, nel senso che accetto connessioni con persone che operano nella mio settore, trattandolo quindi come una specie di business directory piuttosto che un social network.
- Twitter lo sto utilizzando in modo crescente, ed ho creato due gruppi di persone che seguo: uno ristretto (25-30) che effettivamente leggo, un altro più allargato su cui curioso nei momenti di serendipity (stessa sorte che è toccata a Friendfeed su cui capito sempre meno).
- Altri social network per ora non ne uso, per cui le decine di richieste per Netlog, BranchOut (che noia tutti quegli inviti via Facebook!), Vimeo, ecc. le indirizzo velocemente verso il cestino.
In definitiva, ritengo che se non ci si impone un certo rigore, il rischio è quello di perdersi in meandri digitali che sottraggono tempo e che non sempre restituiscono valore. A proposito, avete un invito per Google+ da girarmi? ![]()
30 giugno 2011, 19:12 |
Permalink |
Commenti (4)
Categorie: Personal, Social media, Social networking, Web 2.0
Tag: facebook, google, twitter
Beh, pensando al nuovo social media di Google basato sui circle (tradotto “cerchie” in italiano che suona davvero male), mi è tornata in testa questa splendida canzone di Edie Brickell, che invece suona ancora benissimo. Enjoy!
29 giugno 2011, 16:42 |
Permalink |
Commenti (1)
Categorie: Fun, Musica, Social media
Tag: edie brickell, google
Al Web in Tourism mi è scappata questa espressione: “Le aziende dovrebbero essere obbligate ad aprirsi una pagina Facebook ed allenarsi a gestire la conversazione con le persone”. Ormai i numeri di Facebook sono dirompenti e per almeno i prossimi due-tre anni, il business di chiunque ne dovrà tener conto.
Qualche altro spunto da un articolo sul Financial Times di venerdì.
27 giugno 2011, 10:04 |
Permalink |
Commenti (2)
Categorie: Social media, Social networking
Tag: facebook, financial times
Due news di fine maggio che trovo molto interessanti:
- Conde Nast’s New Marketing-Services Division Aims at Non-Advertising Budgets
- Tesco Acquires Social-MarketingFirm BzzAgent for $60 Million
Nel primo caso, un grande editore potenzia la capacità di offrire ai suoi inserzionisti servizi digitali e creativi, aggiungendo lo sviluppo di app e video oltre a progetti social a tutto tondo. Il fatto che i publisher “si mettano a fare l’agenzia” è qualcosa di cui si dibatte da anni tra puristi e possibilisti. In epoca non sospetta (diciamo una decina di anni fa) quando Dada acquisì la maggioranza dell’agenzia che guidavo (Ad Maiora), ipotizzai un progetto per una factory creativa e di servizi per gli inserzionisti, in pratica, l’antesignano concetto dei “progetti speciali” di cui vivono molte concessionarie online. Probabilmente era prematuro e poi c’era l’accordo con RCS in vista, per cui il progetto sfumò.
Però ho sempre ritenuto intelligente che gli editori online non si riducano solo a vendere “banner al chilo” perché per sfruttare al meglio l’advertising online occorre una reale integrazione con i canali su cui si pianifica e nessuno meglio dei publisher li conosce e ne sa capitalizzare le caratteristiche.
Il caso di Tesco è pure interessante: la più grande catena di supermercati in UK (oltre 4.800 punti vendita) investe 60 milioni di dollari per acquisire un’azienda americana che si occupa di social marketing. L’obiettivo sembra orientarsi verso il social CRM, unendo attività di sviluppo del passaparola a quelle di social couponing per le quali l’acquisita Bzz Agent raggiunge già 800 mila persone. Tesco d’altronde deve recuperare terreno sul fronte social dove ad esempio Sainsbury’s con un decimo dei punti vendita rispetto a Tesco, ha la leadership per numero di fan su Facebook e follower su Twitter, distanziando i competitor in maniera significativa.
Qui la domanda è: quanto è produttivo internalizzare in toto le attività di un’agenzia che si occupa di social marketing? Per come la vedo io, restringendo l’azione su un mercato captive si rischia di limitare le capacità innovative e la velocità di reazione ai cambiamenti, che rimangono invece caratteristiche peculiari in questo ambito. Nel contempo, il deal Tesco/Bzz Agent dimostra che i tempi sono maturi per affrontare con convinzione i temi del social shopping e del social CRM.
Nel frattempo, buon business mashup a tutti!
14 giugno 2011, 09:20 |
Permalink |
Commenti (1)
Categorie: Ad Maiora, Advertising online, Comunicazione online, E-commerce, Social media
Tag: bzz agent, conde nast, dada, rcs, tesco
Twitter secret handshake è un articolo del New York Times che va ad incrociare alcuni pensieri che ho in testa in questo periodo riguardo ai nuovi strumenti di potere delle persone in fatto di catalogazione delle informazioni. Per certi aspetti anche Schema.org di cui scrivevo, consente di aggiungere valore di contesto ai contenuti generati attraverso il web.
L’articolo del NYT mette invece in evidenza l’evoluzione dell’utilizzo dell’hashtag il quale, da segno utilizzato su Twitter per classificare l’argomento dei twit, sta trasformandosi in elemento descrittivo di situazioni e contenuti in molteplici ambiti, sia online che non.
Ricordando che l’utilizzo del “cancelletto” è nato spontaneamente dagli utenti Twitter, le stesse persone lo stanno impiegando ora per descrivere momenti di ogni tipo, quasi trasformandolo in un simbolo che ben rappresenta i nostri tempi:
“If Twitter is a compression of ideas and a compression of expression, then hashtags are just an extension of that, so of course it bleeds over into other forms of communication, because our time is compressed, our thoughts are compressed and our space is compressed,”
O ancora entra nel nostro linguaggio:
“The other funny thing that’s been happening is that people around the office have started to talk in hashtags — ‘Hashtag sorry I’m late,’ or ‘Hashtag bad day.’ ”
Mi prendo la libertà di una licenza, ossia quella di considerare per un attimo il nostro caro cancelletto l’equivalente del diesis. Lo so, sono due cose diverse: l’hashtag è un simbolo di punteggiatura, mentre il diesis è una notazione musicale. In comune hanno però la caratteristica di accrescere ciò a cui si riferiscono: il diesis alza una nota di un semitono, l’hashtag trasforma una parola in un significato descrittivo e genera contesto al paragrafo in cui è incluso.
Ora che ci penso, una valanga di anni fa avevo un’azienda che si chiamava Diesys (si, con la “y” lì)… Si faceva formazione e sviluppo software cercando di “dare qualcosa in più”.
13 giugno 2011, 17:33 |
Permalink |
Commenti (0)
Categorie: Personal, Social media, Social networking, Società, User generated content, Web 2.0
Tag: hashtag, new york times, twitter
Giornata intensa mercoledì al Social Business Forum, zeppa di sessioni su Social CRM, Enterprise 2.0, Social Business e tutto quello che ruota attorno. Ghiotto il piatto di respiro internazionale fornito ad oltre 50 relatori.
Qui pesco alcune delle note twittate frettolosamente a riguardo degli speech che ho seguito e poi riprendo alcune riflessioni che sono emerse nella tavola rotonda a cui ho partecipato.
Il piatto clou, a mio parere, è stata la relazione di Bill Johnston, Director of Global Community di Dell. Quello che mi sono portato a casa è l’esempio di una delle più articolate e produttive applicazioni di social business (dopo l’intervento mi è sembrato di dover rimettere l’orologio sul fuso italiano e quindi indietro di un paio di anni). Tuttavia, va sottolineato che lo stesso Johnston ha rimarcato che sono arrivati a determinati risultati solo dopo cinque anni di “esperimenti ed esperienze”, testimoniando a mio modo di vedere, la necessità di guardare ad uno spettro temporale relativamente ampio per applicare compiutamente una strategia di social business per un’azienda di quelle dimensioni.
Ha twittato bene Roberto Venturini:
per le ns aziende il social è la ciliegina sulla torta, per loro è *la torta*. E funziona.
ma, ribadisco, ci hanno messo cinque anni e, aggiungo, vennero stimolati da una crisi di reputation in particolare sullo scarso livello di assistenza, che li stava buttando fuori dal mercato.
Altro elemento fondamentale, è che nel timeplan che riporta i principali momenti del loro piano di social business, come punto iniziale c’è uno specifico input di Michael Dell, tanto a ricordarci che il commitment e la sponsorship del management sono cruciali.
Veniamo alla tavola rotonda sul Social CRM nella quale ho espresso alcuni concetti anche in controtendenza con quanto sentito durante il convegno:
- Il concetto di mettere al centro dell’attenzione il cliente, assunto ripetuto a più riprese durante le sessioni, deve essere adottato dall’azienda nel suo insieme. Non significa solo potenziare il customer care o fare engagement sui social media, ma uscire per strada (mentalmente, ma non solo) e capire cosa vogliono i nostri clienti.
- Sempre sul “cliente al centro del business” ho ribadito la grande difficoltà delle organizzazioni nell’applicare strategie condivise tra i vari team. Occorrerebbe imparare proprio dalle persone che quando trovano le giuste motivazioni e una tecnologia abilitante, fanno cose incredibili (basti pensare a Wikipedia oppure a cosa sono diventati e cosa rappresentano Facebook e YouTube per via dei contenuti generati dagli utenti).
- Interessante il discorso sul gap che c’è tra desiderio delle aziende di sviluppare una relazione e interessi dei clienti concentrati su aspetti economici e utilitaristici. Io penso che non ci sia nulla di cui sorprendersi, dato che le aziende per prime utilizzano da decenni un approccio simile, fatto di dichiarazioni di amore per i clienti (lavoriamo per voi, realizziamo prodotti sicuri, convenienti, affidabili) ma che nasconde interessi decisamente divergenti con quanto si afferma. Ora il consumatore rende la pariglia: ok, fa un like sula pagina Facebook dei brand, ma si scatena in particolare in presenza di sconti e facilitazioni concrete. Come dargli torto?
- Nel contempo, partendo dal presupposto che se chiediamo ai clienti cosa vorrebbero dalle aziende, raramente sono in grado di fornire soluzioni innovative ma piuttosto evolutive, allo stesso modo lo sviluppo di una relazione effettiva con i clienti va conquistata con l’assoluta trasparenza e apertura; perché le persone non sono abituate a sentirsi “veramente” considerate e ascoltate dalle organizzazioni, per cui è legittimo aspettarsi che siano inizialmente tiepide. Poi sono le prime a meravigliarsi positivamente quando si sentono coccolate o, semplicemente, trattate da individui. Solito discorso: per guadagnarsi fiducia e considerazione, occorre meritarsele!
- Poi c’è stato un confronto tra monitoring (delle discussioni online) rispetto a listening. I miei due cents si sono concentrati nell’aggiungere action come elemento cruciale, soprattutto perché è proprio dalle attività che si intende sviluppare a valle dell’analisi, che si può calibrare opportunamente il tipo di ricerca. Se si parte da tutte le metriche che è possibile estrapolare o, peggio, ci si basa sul tipo di tecnologia disponibile, ci si ritroverà solo sommersi da tonnellate di dati. Quindi il trittico completo deve comprendere una giusta piattaforma tecnologica per il monitoring, un adeguato apporto umano di un ricercatore per la parte di listening e poi le figure professionali (aziendali e non) deputate a gestire la fase di action.
Eppoi dicono che i convegni sono tempo perso: a me costringono a focalizzare alcuni concetti e a condividerli. E’ già un risultato, no? ![]()
9 giugno 2011, 19:01 |
Permalink |
Commenti (2)
Categorie: Eventi, Riflessioni, Social media, Social networking, User generated content, Web 2.0
Tag: Bill Johnston, dell, roberto venturini, social business forum
Ancora una volta l’evento Social Business Forum si dimostra uno dei momenti maggiormente rilevanti in Italia (e non solo) nell’ambito dei social media e dell’enterprice 2.0, soprattutto per la grande partecipazione di speaker stranieri che allarga ovviamente il potenziale di informazioni trasmesse.
Trovo intelligente anche la composizione dell’agenda, con un’ampia sezione gratuita e tre sessioni a pagamento (per chi è interessato ho un codice di sconto del 20%; mandatemi una mail). Il keynote sarà affidato a Bill Johnston (Director of Global Community di Dell) e a Andrew Gilboy (VP E2.0 EMEA di Oracle), ma gli interventi di rilievo sono davvero numerosi.
Io parteciperò alla tavola rotonda “Social CRM Panel” in chiusura della giornata e contavo di parlare, una volta tanto, di problemi. Sempre con un taglio costruttivo, vorrei evidenziare quelle criticità che inevitabilmente si devono affrontare ogni qual volta un’azienda apre i canali sui social media. Su alcuni temi basta fare una buona attività preparatoria, su altri invece occorre intervenire a livello strategico e interessare il management.
Appuntamento quindi l’8 Giugno all’Hotel Marriott a Milano.
23 maggio 2011, 10:08 |
Permalink |
Commenti (0)
Categorie: Eventi, Social media, Social networking, Web 2.0
Tag: Andrew Gilboy, Bill Johnston, social business forum
Nel 2001 usciva il mio primo libro sui motori di ricerca (è ormai esaurito da tempo) e dopo dieci anni arriva Social Media Marketing in cui sono coautore con un sacco di gente in gamba. (Ora che ci penso, partecipai anche a Linguaggi digitali per il turismo curato da Giuseppe Granieri per Apogeo).
Tornando a Social Media Marketing (sottotitolo: Manuale di comunicazione aziendale 2.0): è un testo curato da Guido Di Fraia dello IULM che ha avuto la tenacia e la pazienza di metter insieme un bel gruppo di autori: Miriam Bertoli, Andrea Genovese, Gianluca Diegoli, Nazzareno Gorni, Paolo Iabichino, Mirko Lalli, Michele Marzan, Marco Massara, Sacha Monotti, Luca Schibuola, Alessio Semoli, Andrea Serravezza ed il sottoscritto.
L’editore è Hoepli che fino al 28 Aprile consente di acquistare il libro col 25% di sconto. Forse per qualche copia tra le dieci (yes, dieci) a disposizione degli autori, si organizzerà un’asta online come propone Gianluca.
In ogni caso, per chi avrà modo di leggerlo, sarei davvero lieto di ricevere un commento.
31 marzo 2011, 19:56 |
Permalink |
Commenti (1)
Categorie: Libri, Personal, Social media, Social networking, Web 2.0
Tag: alessio semoli, andrea genovese, andrea serravezza, apogeo, gianluca diegoli, giuseppe granieri, guido di fraia, iulm, luca schibuola, marco massara, michele marzan, miriam bertoli, mirko lalli, nazzareno gorni, paolo iabichino, sacha monotti
Una ricerca appena pubblicata (The Effect of Social Networks and the Mobile Web on Website Traffic and the Inevitable Rise of Facebook Commerce – PDF) realizzata da Adgregate Markets insieme a Webtrends evidenzia come le fanpage delle aziende su Facebook continuino a incrementare il loro traffico, mentre i siti corporate di molti comparti (specie quelli non legati all’ecommerce) riscontrano una diminuzione dei visitatori.
Alcune delle evidenze della ricerca:
Among the 44 companies, 18 companies (about 40%) exhibited extremely high traffic to their Facebook page compared to their websites.
Of the 22 categorized as ‘Non-Ecommerce’, 13 companies (about 65%) received more unique visits to their Facebook page compared to their website
Facebook commerce conversion rates ranging from 2% to 4% are on par with Commerce websites.
23 marzo 2011, 12:32 |
Permalink |
Commenti (6)
Categorie: Company generated contents, Numeri, Social media, Social networking
Tag: adgregate markets, facebook, fortune, webtrends
Solito riepilogo dei libri letti negli ultimi mesi, che divido in due parti. Qui i primi quattro.
Parto con Elogio del disordine di David Weinberger, che è la versione italiana di Everything is miscellaneous uscito ormai più di tre anni fa e che avevo letto in versione originale. Lo trovo un libro fondamentale, tanto da divorare anche la versione italiana in pochi giorni. In pratica, un quadro completo su come contenuti e informazioni sono e vanno gestite nell’era della digitalizzazione totale. Weinberger è razionale ma mai ovvio, aggiungendo qua e là un umorismo discreto ed elegante. Un libro che aiuta a mettere ordine nella comprensione dei nostri tempi i quali, rassegniamoci, saranno sempre più disordinati, almeno per quanto riguarda i contenuti e le informazioni.
Di Rob Walker, un giornalista del The New York Times Magazine, ho letto Murketing, un buon libro che si avventura nella fluida evoluzione della relazione tra consumatori e brand. In un epoca di prodotti “abbastanza buoni” in cui la differenziazione tra loro è sempre più sfumata, non basta più puntare sul branding costruito su basi valoriali artificiali o effimere. Occorre rivedere i fattori su cui si articolar la relazione col consumatore partendo da salienza e rilevanza, ossia dalla familiarità e dalla capacità di risultare (o essere percepito) come utile. Stimolante.
Un libro un po’ complicato ma interessante è L’economia della conoscenza oltre il capitalismo di Enrico Grazzini. Qui si descrive come, i cosiddetti “lavoratori della conoscenza”, stanno assumendo un ruolo strategico nel tessuto sociale ed economico.
A tratti un po’ utopistico sugli effetti dei cambiamenti descritti (almeno nel breve), il libro ben approfondisce molte delle situazioni che toccano le aziende, a partire dalla continua proliferazioni di ambienti collaboratovi tutti all’esterno delle organizzazioni (dai social network fino alle wiki), mentre la concorrenza – sia interna che esterna – ostacola ancora il potenziale collaborativo delle aziende e, più in generale, l’uso strategico della Rete.
A proposito di Rete, un bel libro multiautore è Network effect, curato da Lella Mazzoli dell’Università di Urbino “Carlo Bo”. L’argomento su cui vertono i brevi saggi degli autori, è il cambiamento che internet sta apportando alle nostre vite e ai nostri comportamenti. La parte di Giovanni Boccia Artieri (“SuperNetwork: quando le vite sono connesse”) vale da sola l’intero libro e riprende, tra l’altro, un concetto che ritengo fondamentale per la comunicazione in chiave di business, ossia il passaggio dall’idea di pubblico come audience a quella di pubblici connessi (networked publics).
5 marzo 2011, 19:08 |
Permalink |
Commenti (0)
Categorie: Comunicazione, Comunicazione online, Cultura, Libri, Social media, Società
Tag: david weinberger, enrico grazzini, giovanni boccia artieri, lella mazzoli, rob walker
Ribadendo il pensiero che il gap del nostro paese riguardo ad internet è principalmente culturale/informativo piuttosto che inerente la carenza di banda larga, segnalo volentieri il libro di Monica Murero Digital Literacy – Introduzione ai social media che è anche utilizzato come testo universitario.
Si tratta di un testo sintetico ma piuttosto completo e aggiornato. Ideale per i meno esperti (ma anche i neofiti) per avere un quadro d’insieme del significato e dei principali strumenti del mondo dei social media.
Probabilmente per molti dei lettori di questo blog sarebbe superfluo, ma potrebbe essere un ottimo regalo per avvicinare al “social” i più timorosi o confusi.
20 febbraio 2011, 17:30 |
Permalink |
Commenti (1)
Categorie: Libri, Social media
Tag: monica murero
Penso che Fabio abbia messo su un bel gruppo per questo seminario che si terrà a Roma il 15 e 16 Aprile.
Può essere una buona occasione per sia per i neofiti, sia per chi ha a che fare con i social media nell’abito del proprio lavoro.
Sul post su bloguerrilla tutte le informazioni ed il programma dettagliato.
18 febbraio 2011, 16:32 |
Permalink |
Commenti (0)
Categorie: Eventi, Formazione, Segnalazioni, Social media, Social networking
L’altro mio appuntamento alla Social Media Week (oltre a quello di domani) riguarda la collaborazione interna alle aziende. Ne parleranno:
- Giacomo Mason , Consulente freelance su Intranet ed enterprise 2.0
- Raffaele Cirullo , WEB Demand e Delivery – E-Business, ENEL
- Manuela Arata e Anna Vaccarelli , Network Outreach & Knowledge, CNR
- Emanuele Quintarelli , Partner & Social Business Strategist, Open Knowledge
- Franco Dradi, Enterprise Sales Director RIM Italy
Appuntamento giovedì pomeriggio alle 15. Iscrizioni e altre info qui.
Vi aspetto!
8 febbraio 2011, 16:10 |
Permalink |
Commenti (3)
Categorie: Eventi, Social media, Social networking, Web 2.0
Tag: smw, social media week
Il primo dei due momenti che organizzo alla Social Media Week, sui chiama “Cari clienti collaboriamo!” e si terrà mercoledì 9 febbraio alle 14.30. I protagonisti saranno:
- Pepe Moder, Head of digital marketing & communication, Barilla
- Luciano Ciabatti, Direttore Marketing, Renault Italia
- Flavia Rubino, co-founder e partner di The Talking Village
- Daniele Mancini, Amministratore Delegato, Casa.it
- Massimiliano Montefusco, Consiglio Direttivo del Gruppo Giovani Imprenditori di Unindustria
Qui tutte le info e il modulo per registrarsi. L’hashtag ufficiale per Twitter della Social Media Week è #SMWRME
4 febbraio 2011, 11:33 |
Permalink |
Commenti (2)
Categorie: Eventi, Social media, Social networking, Web 2.0
Tag: #SMWRME, smw, social media week
Mi sono lasciato coinvolgere molto volentieri nell’edizione romana della Social Media Week. Ho organizzato due eventi con ospiti davvero interessanti (a breve i dettagli) il 9 e 10 febbraio, nell’ambito di un programma tutto da scoprire.
C’è comunque un evento preliminare alla “settimana social”, che si terrà il 2 febbraio. In pratica un treno Frecciarossa tutto per noi! Attenzione però: per partecipare occorre iscriversi entro il 31 gennaio!
26 gennaio 2011, 21:51 |
Permalink |
Commenti (3)
Categorie: Eventi, Social media, Social networking
Tag: smw, social media week
Finalmente sono riuscito a riavviare il blog dopo qualche problema di gestione dell’hosting, e c’è subito l’occasione per segnalare la ricerca realizzata dallo IULM sulla SocialMediAbility, ossia il grado di utilizzo dei social media da parte delle aziende italiane (ma anche del mancato uso).
Le chart che riporto qui sotto sono fin troppo esplicative e stimolano la consueta affermazione: siamo indietro ma i segnali di evoluzione rapida ci sono tutti. Un po’ di stupore mi desta il risultato riguardante la percentuale destinata ai social media rispetto al totale complessivo dedicato a marketing e comunicazione: 24%! Sono io che visito le aziende sbagliate? ![]()
24 gennaio 2011, 22:55 |
Permalink |
Commenti (1)
Categorie: Numeri, Social media
Tag: iulm
Un breve articolo dal blog della Harvard Business Review: “How Social Networking Has Changed Business” spiega le ragioni per cui i social network sono stati l’elemento più importante del 2010 per le aziende.
Condivido in particolare la riflessione finale secondo la quale “this new phenomenon is enabling business leaders to regain the trust and credibility they have lost over the last 10 years”. Naturalmente a patto di utilizzare il social networking in modo convinto e trasparente.
Buon 2011!
31 dicembre 2010, 14:17 |
Permalink |
Commenti (2)
Categorie: Segnalazioni, Social media, Social networking
Tag: harvard business review
Il Master in Social Media Marketing & Web Communication della Scuola di Comunicazione IULM sta conducendo una ricerca approfondita sull’utilizzo dei social media da parte delle aziende italiane.
Se avete 5 minuti per compilare uno specifico questionario, avrete la possibilità di ricevere il rapporto conclusivo dell’indagine in anticipo rispetto alla sua presentazione pubblica.
Maggiori informazioni sul sito del master.
13 dicembre 2010, 15:27 |
Permalink |
Commenti (0)
Categorie: Formazione, Numeri, Social media
Tag: iulm
Oggi ho partecipato come ormai d’abitudine alla tappa romana di Web in Tourism, l’evento dedicato alla relazione tra internet ed il turismo, in particolare quello legato all’ospitalità. Quest’anno le sessioni sono state impostare a mo’ di talk show con il sempre più bravo Emilio De Risi a condurre le danze.
La mia parte è stata quella conclusiva dedicata ai social media, che ho condiviso con Vittorio Deotto, country manager italiano di Trip Advisor. Un’ora intensa, con il fronte degli operatore turistici (albergatori in primis) a sferrare domande e critiche a raffica. La maggior parte lamenta che l’anonimato dei recensori rende incontrollabili i commenti, anche quelli evidentemente “fake” o addirittura riferiti ad altre strutture che non sempre è possibile bilanciare in modo adeguato con le risposte delle strutture.
Premesso che ogni sistema è migliorabile e sicuramente anche Trip Advisor, penso che ci sia accaniti nell’osservare l’argomento dal punto di vista sbagliato: il punto non è Trip Advisor e le sue regole, ma che il mondo è cambiato e vedo parecchi operatori che ancora non se ne sono accorti. Sono consapevole che non suono buone notizie, ma ormai le aziende sono nude e devono affrontare come mai avvenuto prima, un nuovo tipo di relazione con clienti o potenziale tali. Ok, lo diciamo da anni, eppure mi ha sorpreso sentire quasi tutte le numerose domande vertere su come poter limitare i danni derivanti da un commento negativo, piuttosto che domandarsi come generare quelli positivi.
Altri ragionamenti in ordine sparso:
- Il turismo è uno dei settori economici in cui internet ha sconvolto l’intero business e continua ad essere un ottimo riferimento per capire dove stiamo andando. Il potere delle persone (power to the keyboard, come lo chiamo io) qui è evidente in tutta la sua forza e, naturalmente, anche con le sue contraddizioni ed alcune cosette da sistemare. Non è un caso che, come oggi ha detto De Risi, è probabilmente uno dei settori più trasparenti del mercato.
- Sistemi come Trip Advisor impattano decisamente sulle prenotazioni. Gestirli è indispensabile (monitorando, rispondendo ai commenti, ecc.) ma questo significa evidentemente competenze e tempo che vanno messe in cantiere.
- C’è ancora troppa attenzione alle tecnicalities e accanimento sul caso isolato. Il singolo commento negativo, soprattutto quando è sospetto, risulta sicuramente fastidioso. Ma non si può solo confidare nei controlli di Trip Advisor o nell’auspico (mal risposto secondo me) che prima o poi finisca l’anonimato online. le uniche strade sono meritarsi i commenti positivi e cercare quindi di stimolarli.
- Inoltre, focalizzarsi su Trip Advisor non ha senso. Indubbiamente è importante ma non è l’unico sistema user generated e non sarà certo l’ultimo. Magari il prossimo anno saremo qui ad analizzare i punteggi assegnati alle strutture attraverso Facebook Places e, probabilmente, i numeri saranno ancora più significativi.
Concludo riportando un paio di dati emersi durante il talk show: ci sono 30 giudizi in media per struttura su Trip Advisor e l’80% di questi è positivo.
24 novembre 2010, 20:28 |
Permalink |
Commenti (9)
Categorie: Eventi, Riflessioni, Social media, Social networking, User generated content
Tag: emilio de risi, tipadvisor, trip advisor, vittorio deotto
Ho dato un’occhiata all’ultima edizione (la “Wave 5) del Social Media Tracker realizzata da Universal McCann.
Ci sono conferme di trend già evidenti, ad esempio il rallentamento dell’uso dei blog da parte degli utenti europei a fronte di una situazione di sostenuta crescita in Asia e nei paesi emergenti. In Italia, ad esempio, la percentuale di utenti internet che hanno dichiarato di aver usato un blog negli ultimi sei mesi è passata dal 61,9% di due anni fa al 51,5% dell’ultima rilevazione.
Come previsto, la ricerca evidenzia l’esplosione nell’utilizzo dei social networks: il 61,4% degli utenti a livello globale ha gestito un proprio profilo, il 53,9% in Italia.
Ho solo un dubbio sulla valenza dei valori aggregati di così tante nazioni (questa edizione del report ne analizza ben 54) perché gli scostamenti sono spesso marcati ed il quadro complessivo rischia di essere fuorviante per le analisi locali.
Sul fronte della penetrazione di internet sulla popolazione (presa da internetworldstats.com), vale la pena sottolineare ancora un volta l’impietosa posizione dell’Italia (grafico qui sotto). Ma il nostro paese registra nel contempo una diffusione di blog e social media da primato almeno in chiave europea, testimonianza, a mio parere, di un paese diviso a metà. Qualcosa comunque si muove, ad esempio l’accesso alla Rete con gli smartphone che che ci vede avanti a Spagna, Francia e Germania (figura in basso).
![]()
25 ottobre 2010, 18:38 |
Permalink |
Commenti (0)
Categorie: Numeri, Social media, Social networking, Web 2.0
Tag: universal mccann


Questo sito/blog è la mia casa digitale in cui, generalmente, tratto di comunicazione, marketing e tecnologia (ossia 

Ultimi commenti