Volevo rimettere in odine alcuni pensieri a margine del Summit italiano sui media digitali che si è tenuto nella sala executive dello stadio San Siro martedì scorso. Vorrei partire proprio dallo stadio vuoto che ho fotografato in questa occasione, perché l’evento mi ha restituito una sensazione di vuoto di idee. Stadio San Siro

La lista delle difficoltà e dei problemi è arrivata puntuale e corposa: i big player internazionali sono favoriti, il sistema italiano non favorisce l’impresa perché burocratico e oneroso fiscalmente, e via cantando. Tutto giusto per carità, ma in particolare dai big player degli operatori industriali (telco, media e agenzie) mi aspettavo qualche spunto propositivo e innovativo piuttosto che una specie di caccia all’alibi.

Non condivo in particolare l’indice puntato su problemi globali che si vorrebbero risolvere con soluzioni locali (evidentemente senza riuscirci). E’ sempre la stessa storia. Quasi dieci anni fa Soru si lamentava che i motori di ricerca sono solo americani; dalla Francia (e dove sennò) parti il progetto Quaero che praticamente non è mai esistito. Molte delle problematiche digitali vanno affrontate a livello sovranazionale (interessante lo specifico approfondimento del libro La tempesta perfetta che sto leggendo), evitando solamente di lamentarsi di quei problemi che all’estero cercano di risolvere o semplicemente affrontano innovando.

Sintomatico che dalle web company è arrivato il messaggio semplice di dover comunque prendere atto del sistema attuale e di generare  valore con questo sistema. Senza aspettare, senza proteggere le posizioni guadagnate fino a ieri.

La relazione iniziale del Summit di Enrico Gasperini di Digital Magics ha colto alcuni di questi aspetti propositivi auspicando, tra l’altro, la nascita di sistemi di filiera; l’unica mia considerazione è che tali sistemi funzionano se hanno una componente di innovazione all’interno e non solo una logica di industrializzazione di piattaforme tecnologiche.

Chiudo con la solita metafora dell’onda che sta arrivando, verso la quale non serve alzare barriere o scappare: occorre fare surf e quindi usare una buona tavola, conoscere il mare, prendersi dei rischi. In parallelo si può anche pensare agli argini e alla canalizzazione dell’acqua (government e regole). Meglio organizzare corsi su come fare surf, aiutando chi sa nuotare e chi no (alfabetizzazione, education continuativa). L’unica certezza è che l’onda sta arrivando.


Social Business ForumArrivato alla quinta edizione, il Social Business Forum di quest’anno si preannuncia ancora più ricco di contenuti e con speaker di spessore.

Organizzato da Open Knowledge, prevede sessioni gratuite ed altre a pagamento, per quello che è diventato sicuramente uno dei momenti di riferimento italiani (e non solo) in ambito marketing online, enterprise 2.0, social media, collaborazione online, ecc.

Appuntamento quindi a Milano il 4 e 5 giugno.


Come al solito Randy di Seomoz è diretto e pragmatico e sempre piacevole da leggere. Si tratta del concetto mai-ripetuto-abbastanza del “partire da obiettivi e strategia” (ormai mi annoio io stesso a ribadirlo continuamente), che tuttavia non è stato metabolizzato da molte aziende.

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Talvolta è utile semplificare al massimo i concetti, tanto poi a complicare le cose e ad aggiungere fuffa si fa sempre in tempo Occhiolino


Le startup basate sulle nuove tecnologie sono da un po’ di tempo al centro dell’attenzione, comprese le recenti iniziative governative e politiche. Finalmente una boccata d’aria fresca che serve a smuovere il settore del venture capitalism e a sviluppare qualche bella storia di business, posti di lavoro e ricavi.

Serve anche per dare un po’ di stimoli e di fiducia ai giovani, badando però a non limitarci a identificare le startup esclusivamente come “roba per giovani” (a riguardo avevo segnalato un articolo su GigaOm qualche giorno fa).

Vedo però poca attenzione al vero problema: quello delle  centinaia di migliaia di aziende italiane che sono indietro (e parecchio) nell’utilizzo di internet per il loro business. Vi risparmio le numerose ricerche che lo testimoniano appieno.

Non vorrei che l’attenzione alle startup sia una specie di messaggio a gettare la spugna, a rassegnarsi che l’unico modo per crescere sia lasciare le aziende alla mercé della competizione globale e rifondare tutto con tante belle giovani startup, con la speranza che sorga qualche Facebook tricolore guidata da nuovi improvvisi milionari .

Per spiegare a cosa mi riferisco, mi sono divertito ad elaborare i dati ISTAT del 2011 riguardanti l’utilizzo delle tecnologie nelle aziende italiane, suddividendo le imprese secondo i tre livelli di impiego della Rete identificati da The Boston Consulting nel report Fattore Internet, i quali sono:

  • Online-attive: Possiedono un sito ed effettuano attività di marketing virtuali o di e-commerce
  • Online: Dotate di una pagina Web ma non fanno né attività di marketing né di
    e-commerce
  • Offline: Prive persino di un sito (ma possono avere una connessione Internet)

Numero aziende italiane 10-99 dipendenti

Ho isolato le aziende da 10 a 99 addetti, quelle su cui penso sia necessario intervenire maggiormente. Si tratta di 215.000 imprese (il 4,9% delle imprese italiane) che occupano 4,9 milioni di addetti (29,2% del totale) e sviluppano 968 miliardi di € di fatturato (36,5% del totale).

Ebbene solo una piccola parte di queste usa internet in modo attivo. Il resto no.

Continuando l’elaborazione (nota: il mio non è un lavoro scientifico ed ha valore puramente indicativo), applicando i parametri del report Fattore Internet relativi alla differente performance derivante dal loro livello (Online-attive, Online oppure Offline) e ipotizzando che solo un conservativo 10% di quelle Online e di quelle Offline passi al livello superiore, è stimabile un aumento del fatturato complessivo di 2,5 miliardi di Euro l’anno.

Quante startup ci vogliono per raggiungere un risultato simile?

Perché non cerchiamo di fare un RESTART di queste aziende? Pensiamo pure alle startup, ma se vogliamo parlare di crescita del Paese, quella vera, quella urgente, quella diffusa, allora è da queste PMI che dobbiamo ripartire. È qui che occorre implementare l’utilizzo convinto della Rete (che ovviamente non è solo “fare e-commerce”).

Io qualche idea ce l’ho… magari metto su una startup! Occhiolino

Che ne pensate?


Che lavorassi nella industry giusta, l’avevo capito da tempo. Questa analisi di Linkedin lo conferma e mostra che internet è il settore col miglior saldo in termini di addetti (anche se i dati andrebbero un po’ “tradotti” per via dell’utilizzo preferenziale di Linkedin nel settore).

Sarebbe interessante capire il turnover che c’è dietro il valore netto del rapporto lavori acquisiti/persi. Io noto che nella nostra industry digital (come peraltro succede del mondo della comunicazione in genere), la quantità di movimenti professionali continua ad essere molto significativa.

Linkedin Industry Trends


Non si tratta di mettere in competizione i vari media e ovviamente non c’è un canale migliore di un altro in senso assoluto. Però è interessante questa ricerca di Nielsen appena pubblicata relativa ai mercati asiatici che, tra le altre cose, compara il ROI dei vari strumenti pubblicitari.

Della serie “un’immagine vale più di mille parole”:

Media ROI (Asia) - Nielsen

 

La ricerca può essere richiesta gratuitamente da qui.


Le novità introdotte da Facebook riguardo le pagine aziendali sono molte e tutte di grande rilievo. Qui vorrei raccogliere alcune considerazioni sull’enfasi che la nuova impostazione pone sul valore temporale dei contenuti.

imageLa domanda è: se la forma cronologica ha un senso per i profili personali, è lo stesso per le pagine business? Se ad ogni individuo piace raccontare le sue storie del passato (e ascoltare quelle di altre persone), succede lo stesso anche per le vicende e i contenuti aziendali?

In fondo la comunicazione delle aziende è quasi sempre incentrata sull’attuale o sul futuro. Il passato è utilizzato quando si vanta una storia professionale di rilievo ma non è certo esibito in modo didascalico in una timeline, anche perché le vendite si fanno con informazioni e messaggi tipicamente legati al presente. Inoltre: quante sono le aziende che vorrebbero cancellare anche solo un pezzettino del loro passato? Che magari nel frattempo è stato già ben commentato sulla loro bacheca Facebook ed ora sarà più facilmente rintracciabile.

Ed i lettori? Che stimolo possono trovare nello scandagliare nei mesi trascorsi quello che le aziende hanno proposto loro?

La sfida è capire come il concetto di Timeline possa essere reinventato in chiave business. Di sicuro la nuova impostazione rende la pagina Facebook concettualmente ancora più interattiva perché auspica un rapporto più intimo col visitatore. È come quando due persone si incontrano e la relazione diviene più profonda se ci si racconta le storie reciproche. Il punto è poter esporre una storia che risulti interessante!

Un altro aspetto che trovo interessante riguarda l’apparente contraddizione di una tecnologia moderna che riordina e di conseguenza enfatizza il passato. Sappiamo come informazioni e contenuti sono prodotti, consumati e dimenticati sempre più velocemente; la Timeline (e ciò vale anche per i profili personali) ci aiuterà a dimenticare meno facilmente?

Di sicuro serve una progettazione creativa della Timeline per le aziende, non solo per ordinare il passato ma per ricordare che i contenuti prodotti oggi, ce li ritroveremo poi ordinati e rintracciabili cronologicamente.

Però attenzione, pare non si possa andare indietro oltre il 1800. Ok, ci accontentiamo dei 212 anni successivi.


È meglio un’auto a gasolio o una a benzina? Fa più bene l’aria di montagna o quella de mare? Domande che di quelle che fanno i bambini con i loro "perché?". Domande che trovo simili a: Funzionano meglio i banner o il search? È più efficace Facebook o Twitter? È preferibile un sito, un blog o una pagina Facebook?

Ecco, io non riesco più a rispondere a queste domande se non con "Dipende!". Ne parlavo mercoledì ad un convegno di Business International, e non è un "vezzo da consulente" (che peraltro non sono, almeno in senso tradizionale), ma è solo per cercare di orientare le discussioni sul giusto contesto.

Dipende!

Anche solo a pensare ad alcune macro-distinzioni (b2b o b2c, local o global, prodotti o servizi, ecc.), si prendono strade diversissime. E secondo il principio che la migliore risposta si ottiene facendo la giusta domanda, non mi stancherò di chiedere di qualificare adeguatamente un quesito per poter provare a rispondere correttamente.

In questo discorso rientra ovviamente il grande tema della qualificazione dei brief… ma di venerdì pomeriggio meglio pensare ad altro. Buon weekend.


Interessante la ricerca di Linkedin sulle parole più utilizzate nei profili professionali correlate alla nazione. A me sembra che le persone vogliano evidenziare quelle caratteristiche tradizionalmente meno frequenti nelle rispettive nazioni. Quindi nei paesi anglosassoni si sottolinea il risvolto creativo, in Spagna quello professionale e in Francia quello dinamico.

In Italia la keyword più gettonata è problem solving. Sarà perché siamo più capaci a risolvere i problemi o perché abbiamo più problemi degli altri e quindi è bene evidenziare questa competenza? Oppure semplicemente perché siamo più pessimisti e abbiamo una visione problema-centrica del business?

Top overused buzzwords in Linkedin Profiles


Hai presente un evento in cui i relatori non fanno presentazioni ma rispondono a qualsiasi domanda dei partecipanti? In effetti non è una cosa comune, ma noi abbiamo deciso di provarci. “Noi” siamo gli autori del libro Social Media Marketing – Manuale di Comunicazione Aziendale 2.0 edito da HOEPLI e nato nell’ambito del master Social Media Marketing di IULM.

SMAU evento Social MediaGli eventi si terranno allo SMAU questa settimana (Arena Marketing Trends, Pad. 3), e precisamente giovedì 20 ottobre alle ore 10 e venerdì 21 ottobre alle ore 13 (io ci sarò solo venerdì). Sulle date qui sopra ci sono i rispettivi link delle pagine web dalle quali ci si può iscrivere.

Vi aspettiamo con tonnellate di domande!