L’attrazione del TWTRCON è stata Martha Stewart, ma io voglio partire da Danny Sullivan che ho reincontrato dopo tanti anni di Search Engine Strategies. Lui è intervenuto brevemente in una sessione nel pomeriggio ma volevo segnalare un brano della trascrizione che ha fatto della sessione in cui David Berkowitz di 360i ha intervistato Dylan Casey, Search Product Manager di Google, a proposito del Real-Time search (il grassetto è mio):
David: SEO issues? Dylan: Something everyone is concerned about, especially brand owners. Continue to publish good content. Focus on the frequency and quality. It still matters because way we deliver this type of content in our search results is no different than the way we deliver the other content.
In pratica ribadisce il concetto che l’unico modo delle aziende di presidiare i risultati di ricerca, è quello di pubblicare contenuti interessanti in maniera continuativa. Sembra ovvio, ma vedo ancora molte aziende ancorate ad una concezione del SEO ancora focalizzata sul mettere le mani al sito così com’è senza prevedere affatto un lavoro incrementale a livello di contenti.
L’intervista a Martha Stewart è stata simpatica anche se le modalità d’uso dei social media da parte di un personaggio così popolare, raramente possono essere applicate altrove. Comunque ha impiegato due anni per raggiungere un milione di iscritti ad un suo magazine e solo cinque mesi per raggiungere 2 milioni di follower su Twitter. Anche il suo cane twitta, ma è un’iniziativa sponsorizzata da Purina (mah). Forse più rilevante il fatto che annunciato vuole investire su Twitter.
Nella prima tavola rotonda, da segnalare l’intervento di Marla Erwin, Interactive Art Director di Whole Foods, che ha affermato che i risultati migliori li conseguono nelle operazioni guidate dal “content department” piuttosto che dal marketing o dalle vendite.
Il panel “Right Time, Right Place” ha dimostrato quanto hype c’è in questo momento sul tema dei messaggi location-based. I giovani fondatori di Foursquare e Gowalla si sentono all’avanguardia di quello che sta succedendo in questi mesi. Il primo ha appena fatto un accordo con il NYTimes ed è arrivato a 1,6 milioni di utenti; il secondo ha avviato una partnership con USA Today. Pur con tutte le riserve del caso (espresse anche dal sottoscritto), si tratta sicuramente di un’area effervescente da cui ci si aspettano innovazioni di rilievo.
Molto concreti e stimolanti gli interventi di Stefanie Nelson (Dell) e di Marty St. George (Jet Blue Airways). La prima ha evidenziato le quattro aree con cui distinguono i diversi canali su Twitter: Inform, Sell, Engage, Support (vedi foto a fianco). Per sintesi riporto una citazione che però ha argomentato molto bene: “Social media has centralize the customer experience”, enfatizzando il concetto di customer support come centrale per le loro strategie. Impressionanti i risultati di JetBlue che ha messo veramente le persone al centro dell’attenzione. Il progetto All You Can Jet ha moltiplicato per 7 il numero delle visite al sito e ha fatto guadagnare in visibilità l’equivalente di oltre 200 milioni di investimenti in pubblicità. Mi è piaciuta l’espressione: “Build the relationship – only then do you the right to monetize”.
Adesso però stacco la spina: dieci ore di convegno più un paio per mettere a posto le idee e scrivere sul blog possono bastare per oggi, no?
Sul fronte della comunicazione digitale, una delle industry che sta innovando di più è senz’altro quella della ricettività. La competizione serrata, anche per via del peso assunto dai commenti online degli utenti, costringe gli alberghi a utilizzare la Rete come leva cruciale di differenziazione. Ieri a Webintourism ho colto una grande maturità delle aziende e la voglia (direi anche la necessità) di innovare, di cogliere le opportunità dei social media con la consapevolezza che c’è da mettere a budget anche la gestione ed il mantenimento di tali iniziative.
Splendida l’impostazione della sala: piccolo palco al centro e tutti i partecipanti attorno. Quattro grandi schermi orientati su diversi lati e due telecamere attive, in modo che chiunque potesse vedere sia le chart sia gli speaker anche quando erano di spalle. Io avevo preparato un intervento non incentrato sull’interattività col pubblico, ma ascoltando alcuni feedback dei partecipanti l’allestimento della sala ha generato maggiore attenzione e coinvolgimento.
A breve dovrebbero essere pubblicate un po’ di immagini (UPDATE 28/5: le immagini su Flickr) e tutte le presentazioni; intanto ho messo le mie chart su Slideshare le mie. Enjoy.
Via Marketingpilgrim leggo SoDA, che non è una cosa da bere ma l’acronimo di Society of Digital Agencies che ha appena diffuso la ricerca 2010 Digital Marketing Outlook, la quale ha intervistato i manager agenzie di comunicazione di tutto il mondo riguardo ai trend in essere.
Sono 70 pagine di report piuttosto interessanti (di seguito un paio di chart); tra i commenti più interessanti ho estrapolato questo:
“Rather than spending another misguided year trying to “engineer” viral campaigns that will propagate themselves, regardless of consumer intentions, it’s time to refocus our marketing efforts to align with the way that people actually behave.” — Ivan Askwith, Big Spaceship
Insomma, meno progetti “famolo virale” e maggior impatto strategico delle attività legate al digitale. Interessanti anche le previsione di budget e priorità.
Avvertenza: nel post ci sarà un attimo di esaltazione egocentrica del sottoscritto.
Novembre 2009 – Intelligente raffronto di un analista Nielsen tra Paid Media e Earned Media riguardo la misurazione dell’impatto delle campagne di comunicazione in occasione del Super Bowl. Valutare quindi l’efficacia che deriva non solo dagli spazi acquistati, ma anche da quelli guadagnati.
Agosto 2007 - In un articolo su Nòva/IlSole24Ore scrissi di “Company Generated Content”che poi approfondii sempre su Nòva introducendo il concetto della “visibilità guadagnata” nel triangolone che continuo a ritenere valido. Lasciatemi godere un secondo di soddisfazione nel vedere più o meno confermati dei pensieri di qualche anno fa. Questo significa che le idee che ho in testa oggi, potrebbero confermarsi nei prossimi anni? Chissà…
“E' nato Green Liquida, il magazine "verde" scritto da alcuni dei blogger italiani più competenti di ecologia, natura e futuro dell'ambiente. Progetto sostenuto da IBM”
Anche questo secondo me, rientra nel concetto content marketing. Guadagnare visibilità anziché acquistarla; o quantomeno acquistarla in modo diverso (mi riferisco a IBM naturalmente).
Salgo solo per un momento da un punto d’osservazione più in alto: e se una parte del web vivesse come oggi vivono molti musei e gallerie d’arte, ossia con il sostegno delle imprese? Si tratterebbe sempre di comunicazione pubblicitaria ma con la possibilità di declinare meglio i possibili coinvolgimenti sui contenuti. Ora che ci penso, inizio a vedere queste forme di “sponsorizzazioni 2.0”.
In Bocconi è stata scelta “Enterprise Generated Content” per definire i contenuti generati dalle aziende; a questi è dedicato uno specifico convegno che si terrà giovedì 24 Settembre a Milano.
Un paio di anni fa io li definii Company Generated Content, per poi passare a identificare il complesso strategico come Content Marketing. In giro ho visto altre definizioni: branded content, corporate generate content, ma il succo è lo stesso: le aziende stanno entrando nella schiera dei produttori di contenuti affiancando, in questo, sia i media tradizionali (talvolta bypassandoli del tutto), sia gli individui.
Al convegno in Bocconi (l’ingresso è gratuito previa registrazione online), verranno presentate alcune ricerche realizzate dall’Università insieme alle testimonianze di Barilla, Purina, Telethon, Intesa San Paolo, Replay Reply. Dal lato degli editori interverranno esponenti di Mondadori, Yahoo!, Time Warner e Corriere.it.
Io sarò nel panel “Dalla filiera alla rete: le nuove regole d’ingaggio nella comunicazione digitale” moderato da Giampaolo Colletti, insieme ai colleghi di Adobe, Università di Pavia, Lush e con Mirko di Ninjamarketing.
Sto tenendo un paio di giorni di lezione al Master in Media Relation organizzato da Formazione24Ore e il rapporto Engaging the New Influencers (PDF) pubblicato in questi giorni da Edelman diventerà senz’altro un ulteriore contributo al materiale didattico.
Richard Edelman, il CEO del gruppo, sintetizza alcuni punti nell’introduzione, tra i quali mi sono permesso di enfatizzarne uno in particolare:
Leggevo la bella intervista ad Alberto Alessi rilasciata al The McKinsey Quarterly a proposito di come l’omonima azienda “coltiva” l’innovazione. Qui solo un passaggio:
“The destiny of a company like Alessi is to live as close as possible to the borderline, where you are able to really explore a completely unknown area of products. The problem is that the borderline is not clearly drawn. You cannot see with your eyes where it is. You can only sense these qualities.”
Mi sono tornati in mente i recenti appunti di Luca De Biase sullo storytelling a margine dell’evento Venice Sessions. Luca scrive a proposito delle storie delle aziende:
“Non sono i giornalisti che devono raccontare le storie. Il loro imprinting professionale è quello della spersonalizzazione. Forse questo è in via di correzione. I blog lo insegnano. Ma intanto i giornalisti possono mettersi al servizio di coloro che sono protagonisti di storie importanti per aiutarli a raccontarle se occorre. Sono i protagonisti che devono volerle raccontare. Sperando che credano fino in fondo che sono importanti [...]. In realtà, il racconto di ciascuno costruisce networking e abilita l'emergere di un discorso comune nell'epoca della complessità.”
È un argomento che ritengo fondamentale nell’evidente necessità di rinnovare il modo di comunicare da parte delle aziende e delle organizzazioni. Giustamente Maurizio scrive:
“Se i Social Media e i Social Network, stanno entrando lentamente nelle priorità delle aziende, altrettanto non accade per le strategie per i contenuti per il web. Si sono mai chieste le imprese se i contenuti che immettono in rete sono realmente utili, divertenti o comunque graditi ai loro diversi interlocutori?”
Io continuo a ritenere che lavorare su un blog aziendale sia uno dei modi più razionali per avviare il processo di cambiamento, senza particolari rischi e con la possibilità di allenarsi con gradualità al confronto e al dialogo.
Roberto Cobianchi sintetizza le caratteristiche del “contenuto intelligente”:
ha una struttura
ha un significato semantico
è trovabile
è riusabile
Interessante è anche un apposito convegno organizzato sull’argomento a gennaio, tra cui la descrizione dell’intervento di Salim Ismail di Confabb sugli “Intelligent Content”:
There are several trends that are converging today with content on the internet:
increased structure (XML)
increased syndication
atomization
meta-data associations (e.g. tagging)
socialization
All of these combined provide an increasing amount of context for any piece of content. When you have enough context for a piece of information, essentially that content is now ‘intelligent’. In general, the more context you have, the more intelligence you have.
Periodo di ritmi intensi e di priorità che scalciano guadagnarsi un posto in cima alla lista. Così alcuni dei libri che ho letto più o meno velocemente in questi ultimi mesi, dovranno condividere una recensione sintetica in questo unico post anziché averne uno per ciascuno.
Il mestiere di scrivere di Luisa Carrada. Piacevole e elegante, il libro di Luisa conferma lo stile e l’esperienza dimostrata da tanti anni sul campo anche mediante il suo sito e il suo blog. Imperdibile per chi vuole avere un quadro complessivo su forma e contenuti nell’epoca della comunicazione digitale. Davvero onoratissimo di essere citato in un paio di occasioni: grazie!
Get Content. Get Customers di Newt Barrett e Joe Pulizzi. Da quando ho iniziato ad interessarmi ai contenuti generati dalle aziende, ho potuto verificare che anche in terra d’America si sta sviluppando una linea di pensiero sul tema del content marketing. Questo è uno dei libri sull’argomento piuttosto ben fatto. Oltre la metà del testo raccoglie dei casi aziendali, diversi per tipo di progetto e segmento di mercato.
Community managementdi Emanuele Scotti e Rosario Sica. Dice un po’ tutto il sottotitolo: “Processi informali, social networking e tecnologie Web 2.0 per la gestione della conoscenza nelle organizzazioni”. Dedicato a vuole avere una visione abbastanza pragmatica del “2.0” da un ottica interna alle organizzazioni, attraverso l’esperienza delle comunità di pratica.
Noi è meglio di Barry Libert e Jon Spector. Inno alla collaborazione, alla mutualità, al networking, tutti elementi resi possibili dalle più recenti applicazioni in Rete. In verità il libro non mi ha entusiasmato, forse perché ruota eccessivamente attorno ad uno stesso concetto, seppur rilevante. Dalle numerose case history escono comunque idee e spunti di un certo interesse.
Email marketing di Roberto Ghislandi. Tutto quello che avreste voluto sapere sull’email marketing e che se anche aveste osato chiedere, pochi avrebbero risposto in questo modo. Si tratta di un libro completo e ricco di esempi che copre tutti i principali aspetti della comunicazione via posta elettronica. Un libro che in Italia mancava.
Storia e dettagli di una delle più profittevoli case history nel settore dei contenuti generati dalle aziende, ossia quella della BlendTec, un produttore di frullatori che con i suoi divertenti video della serie “Will it blend?” ha moltiplicato il fatturato del 700% (esatto, sette volte).
Nell’articolo, interessante l’elenco dei rischi di campagne di questo tipo che inizia così: “The biggest risk is to not do it”
Oltre ad un video-estratto disponibile sul blog di IAB, ho anche messo online le slide presentate oggi al workshop sul content marketing. Di seguito li trovate entrambi. Prossimamente altri approfondimenti. Adesso, dopo due giorni mooolto intensi, mi prendo qualche ora di risposo.
Come già annunciato ai quattro venti, Ad Maiora parteciperà a IAB Forum oltre che nell’area espositiva anche attraverso un workshop che terrò io, esattamente giovedì 6 novembre alle 15.30, sala Blu. Per chi non l’avesse ancora fatto, ci si può iscrivere online indicando i le sessioni a cui pensa di partecipare.
Da qualche minuto è disponibile anche una presentazione con audio, che spiega un po’ meglio i punti in agenda dell’intervento e accenna ad alcuni dei contenuti che verranno trattati. Come al solito sono benvenuti i feedback. Ci vediamo allo IAB!
Come segnalato, abbiamo iniziato ad anticipare qualche contenuto del workshop che terrò durante il prossimo IAB Forum.
Dato che il titolo del workshop è lunghissimo (“Aumentare la visibilità, la credibilità e i risultati delle aziende attraverso i contenuti, valorizzando i digital assets”), il suo titolo abbreviato è “Content marketing”.
Lo scorso weekend dicevo a David Weinberger che rimango stupito davanti ad alcuni degli statement del Cluetrain Manifesto (un testo di cui è coautore) pensando che sono stati scritti nel 1999. Lui si è schernito dicendo che probabilmente alcuni punti potrebbero risultare ingenui o esagerati rileggendoli adesso. Eppure ci sono delle affermazioni illuminanti, un paio delle quali le andrò a riprendere velocemente nel workshop per IAB Forum a proposito dei contenuti generati dalle aziende. Ecco un’anteprima di una chart:
Dopo aver raccolto qualche indiscrezione sul Cluetrain Manifesto (che ho promesso di non riportare) la chiacchierata con David si è spostata sulle persone, protagoniste assolute del nostro tempo, pronte ad impossessarsi degli strumenti tecnologi, dei brand, della pubblicità, per farne ciò che gli pare. Mi diceva come negli Stati Uniti un’applicazione che facilita la scrittura degli SMS, converte la parola “cool” con un’altra (mi pare “boat”, ma non la ricordo adesso con sicurezza): ebbene, ormai la parola suggerita è diventata sinonimo di “cool” e viene usata regolarmente al suo posto.
Milano, 6 Novembre 2008, ore 15.30, IAB Forum, Sala Blu.
Sono i riferimenti di un workshop di un’ora che terrò nell’ambito del prossimo IAB Forum. Sarà l’occasione per cercare di capire come orientare la comunicazione online tra “web 2.0”, blog, motori di ricerca, pubblicità, social network e quant’altro. Sarà il momento per analizzare i cambiamenti in atto, ma soprattutto per fornire indicazioni concrete, tangibili, immediatamente applicabili, anche col supporto di testimonianze e casi aziendali.
Per me e per tutta Ad Maiora sarà un’occasione importante, considerando inoltre che da questo workshop si cercherà di stimolare una discussione aperta e costruttiva che proseguirà sulla Rete. Spero veramente di avervi tutti in sala!
Nei prossimi giorni altri dettagli e… qualche anteprima.
Alcuni spunti interessanti dalle slide di Norm Johnston di Mindshare, buona parte concentrati sul tema dei Branded Contents (vicino peraltro al mio Company Generated Contents) che conclude con questo grafico titolato “The New Content Model”:
Non male anche la chart di Andreas Wiele di Axel Springer (l’editore tra gli gli altri di Bild), piuttosto disincantate sull’evoluzione verso il digitale da parte di un publisher tradizionale. Forte il suggerimento nel digitalizzare tutta l’azienda e di formare conseguentemente tutti gli impiegati evitando il gap tra “digital winners and losers”.
Della presentazione di Michel Lambert, il direttore Interactive di Procter & Gamble, ho segnato la “sindrome del website”, ossia l’ostinazione a infilare tutto nel sito mentre si va verso una diffusione dei contenuti in più sedi e device ed il suggerimento a trasformare i pre-test in post-optimization. Interessanti i dieci punti finali “Where you can help” rivolti alle agenzie.
Riunisco qui un paio di segnalazioni decisamente autoreferenziali (abbiate pazienza, ma da quando mi hanno paragonato a Padre Pio mi sono montato la testa… ):
La registrazione di una puntata di Job 24 su Radio24 (occorre RealMedia per ascoltarla o scaricarla) di qualche giorno fa, in cui sono intervenuto a proposito di blog aziendali. Nota personale: è stato bello ricevere una telefonata di un caro amico d’infanzia che mi ha chiamato dopo avermi sentito in radio (mi pare facemmo pure dei programmi insieme qualche secolo fa…).
Una breve video-intervista per Digithink, un progetto di William Spinetti dell’Università degli Studi di Cassino, registrata durante il recente IAB Forum di Roma. Qui l’argomento sono i contenuti generati dalle aziende; ecco il video:
La sala era molto grande, solo che era piena per metà. Simbolicamente è questa il semtiment che ha caratterizzato il convegno L’innovazione di Internet- il Web 2.0 di ieri al Forum PA. Quindi grandi spazi e opportunità ma un’interesse e applicazioni concrete ancora limitati. Fondamentale quindi parlarne e proporre casi ed esempi pratici come successo ieri.
Credo che le slide dei relatori (e forse anche le registrazioni) verranno messe online prima o poi. Gigi Cogo già l’ha fatto così come Mimmo Pennone; di seguito riporto le mie. Segnalo anche il blog di Ernesto Belisario anche lui tra i relatori.
Mi è piaciuto poter far introdurre l’argomento “Web 2.0 e PA” a Cecilia Dominici, studentessa universitaria di Roma La Sapienza (di solito gli studenti stanno sempre dall’altra parte), così come è stato tenerissimo vedere il figlio di Mimmo (credo di 10 anni) che non solo ha curato il caricamento della presentazione del papà sul PC della sala, ma ha anche diligentemente curato la parte fotografica.
Riguardo al mio intervento, segnalo solo che lo spirito era quello di contaminare il mondo delle PA con alcuni degli stimoli e delle tendenze che arrivano dalle aziende.
Purtroppo giovedì sera sarò fuori Roma e non potrò partecipare all‘incontro con Al Gore che presenta lo sbarco di Current.tv in Italia. Marco Montemagno ce l’ha messa tutta per organizzare un evento allargato e partecipato, in cui verranno poste le domande più votate tra quelle raccolte online.
Il fatto che Marco abbia iniziato il tam tam sull’iniziativa partendo da un nucleo ristretto di persone (quella definita come la sporca trentina), ha dato adito a qualche polemica. Mi ricorda quando avevo 18 anni e si organizzavano le feste e puntualmente si sviluppavano due schieramenti: quelli che avevano sempre da criticare (la musica, le luci, poche donne, ecc.) e quelli che le organizzavano; mai che le due cose coincidessero. A me pare un’iniziativa trasparente, innovativa, che non esclude nessuno e che, anzi, auspica la partecipazione. Il tutto con la diretta su SKY. Non so come andrà a finire (e mi spiace davvero di non esserci), ma in ogni caso complimenti Marco e in bocca al lupo!
Al mio posto ci sarà senz’altro il mio collega Andrea e chiunque altro sia interessato fino ad esaurimento dei 20 inviti che ho a disposizione. Intanto ho posto la mia domanda ad Al Gore a riguardo del tema che mi è caro in questo periodo, ossia i contenuti generati dalle aziende. Penso infatti che le piattaforme come Current.tv siamo da cogliere al volo per creare ulteriori touch point con le persone: l’importante è avere qualcosa da dire e saperlo fare. Questa è la domanda: se vi piace votatela pure
Questo sito/blog è la mia casa digitale in cui, generalmente, tratto di comunicazione, marketing e tecnologia (ossia ciò di cui mi occupo da oltre 30 anni). Buona lettura! Mauro Lupi
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