Archivio: “Marketing”

Qualche giorno fa sono andato in profumeria con mia moglie. Come d’uopo, all’uscita ci hanno riempito di campioncini. Ora il punto è: se le persone che ricevono questi prodotti demo ne parlano sui loro blog, devono mettere un disclaimer? Si griderà alla marchetta o, peggio, alla corruzione?

Ovviamente questo è un paradosso. Però ogni tanto occorre far tornare al sano realismo chi grida allo scandalo per situazioni come quella che ha visto protagonosta Microsoft la quale ha inviato un PC ad alcuni blogger per far provare il sistema Vista, specificando espressamente di palesare la questione.

Sui campioncini di profumeria, mica c’è scritto che prima di parlare del prodotto con qualcun’altro, devo specificare che si tratta di un omaggio! Succede da decine di anni e nessuno (giustamente) se ne preoccupa.

Queste filosofie puriste mi fanno saltare i nervi. Perchè insultano l’intelligenza umana. Perché presuppongono che le persone non sappiano distinguere la marchetta da una sana opinione (seppur palesemente stimolata). Perché anelano un ambiente puro e buonista per via di un “coso” tecnologico (i blog in questo caso), dimenticando che, per fortuna, sono gli umani che mettono il senso nelle tecnologie e non viceversa, rappresentando sempre la vita per quella che è, nel bene e nel male.

Invece di plaudire alla trasparenza con la quale vengono svolte azioni di marketing che, su altri media sono svolte da anni in modo occulto, si insorge contro quelli che dovrebbero essere corruttori e corrotti. Secondo me è solo invidia. Sai che faccio, mi vado a sentire un pò di musica con il K5 che mi ha regalato Samsung! :)

Mi sembra che anche Luca Conti sia di questa opinione, così come tutte le persone che, alla fine, vorrebbero essere simpaticamente tra i destinatari del dono (compresi giornalisti come Vittorio Pasteris).


Non mi pare di aver letto ancora nulla in giro a proposito dell’interessante evento “The Future of Marketing” organizzato da Business International in collaborazione con Google e UPA tenutosi a Milano la scorsa settimana. E allora ho pensato di pubblicare quanche riga che mi ero annotato.

A fare da base all’incontro c’è stata la presentazione di una ricerca realizzata dall’Economist Intelligence Unit che ha intervistato 200 senior manager in tutto il mondo a proposito del marketing digitale. Poco efficace, a mio parere, il fatto che la ricerca è stata presentata “a pezzi” intervallata dalle tre tavole rotonde oggetto dell’evento. Il risultato è stato un certo calo di attenzione e la perdita del “filo” della ricerca, probabilmente anche per l’approccio decisamente rilassato di chi l’ha presentata.

Da Alberto Macciani, direttore marketing di Unilever Personal Care, sono venuti degli spunti interessanti e molto concreti, tra i quali il fatto che l’utilizzo di strumenti di marketing digitale e, ancora più in generale, di comunicazione innovativa, sono riservati a quelle marche che “hanno qualcosa da dire”. In questo caso, l’uso di internet, del social marketing, ecc. ha senso quando il consumatore si “appropria” della marca. Macciani ha quindi annunciato che a marzo sarà disponibile un nuovo prodotto nell’area personal care, per il quale la metà del budget di comunicazione sarà speso online, in particolare per campagne viral.

Ho invece trovato di segno opposto l’intervento di Daniela Gibolli, responsabile PR per L’Oreal, la quale ha sottolineato a più riprese il loro forte impegno nel far passare dei messaggi di comunicazione che puntino a far percepire esattamente quanto l’azienda vuole dire ed i valori espressi dai loro prodotti. Insomma un approccio che mi sembra ancorato sui valori tradizionali del “controllo”.

Dirompente come suo solito, Guerino Delfino, presidente e CEO di Ogilvy Italia, è andato giù diretto: la comunicazione aziendale e la pubblicità non devono più esplicitarsi in una corsa alla conquista di spazi media; l’unico atteggiamento che può funzionare, soprattutto riguardo alla Rete, è il dialogo con le persone. Il processo di digitalizzazione di tutti i media, ha continuato Delfino, mette in risalto due aspetti: la rilevanza, che costringe i produttori di contenuti (compresi quelli pubblicitari) a badare al loro reale valore e significato per le persone, ed il fatto che tali contenuti saranno sempre più on-demand, smontando di fatto concetti come i palinsesti ed i contesti pubblicitari come li conosciamo ora.

Delle tre tavole rotonde me ne sono persa una ma, indubbiamente, mi piace molto la formula che essenzialmente lascia la ribalta ai responsabili marketing delle aziende. Certo, qualcuno si è lasciato andare ad una stucchevole cronistoria degli “affari interni” prima di dedicare solo due parole a quello che tutti volevamo sentire, ma la struttura rimane interessante.

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