Archivio: “Fun”

Nell’inseguire un twit di Gianluca, sono finito su The Big Picture, il blog di Barry Ritholtz. Beh, il disclaimer in testa allo spazio dei commenti è davvero spassoso:

Please use the comments to demonstrate your own ignorance, unfamiliarity with empirical data, ability to repeat discredited memes, and lack of respect for scientific knowledge. Also, be sure to create straw men and argue against things I have neither said nor even implied. Any irrelevancies you can mention will also be appreciated. Lastly, kindly forgo all civility in your discourse . . . you are, after all, anonymous.


Beh, pensando al nuovo social media di Google basato sui circle (tradotto “cerchie” in italiano che suona davvero male), mi è tornata in testa questa splendida canzone di Edie Brickell, che invece suona ancora benissimo. Enjoy!


Subito un disclaimer: questa iniziativa per Renault l’abbiamo ideata in Ammiro. Si tratta di un’azione di comunicazione a supporto del progetto Grande Prova che permette di provare uno dei modelli Renault per un giorno intero.

In pratica, siamo andati a raccogliere i commenti di chi ha provato le auto, sia attraverso gli SMS, sia chiamandoli al telefono e filmando il tutto. Il risultato è live da poche ore e si arricchirà di altri video nelle prossime settimane.

Quello che mi piaceva raccontarvi è il tipo di reazione da parte delle persone a cui abbiamo telefonato per farci raccontare la prova. Nella quasi totalità dei casi, abbiamo trovato persone disponibili, aperte, pronte a scherzare, insomma simpatiche. Peraltro con feedback positivi sull’esito della prova. Chiaramente abbiamo organizzato il tutto in modo da essere poco invadenti e per mettere a proprio agio le persone, ma la considerazione che ne ho tratto è la conferma che la relazione tra consumatori e brand quando è impostata sulla naturalezza e sull’ascolto funziona sempre.

Da dire: merito anche del dj che abbiamo coinvolto. Un caro amico col quale ho condiviso storie di radio alcune decadi fa.


Probabilmente è cosa arcinota, ma per caso ho scoperto che se si copia il logo di Google nella pagina dei risultati di ricerca, il risultato dell’incolla è questo qui accanto.

Probabilmente non è un giochino degli sviluppatori (a questo si riferisce il titolo), ma un modo per caricare un’unica immagine e poi utilizzarne i pezzi specifici nei punti in cui servono.


LOFT su Facebook Applausi. LOFT, un brand del gruppo Ann Taylor pubblica su Facebook una nuova collezione di pantaloni. Parecchi commenti lamentano che i capi sembrano fatti solo per le splendide longilinee modelle delle foto con i quali si pubblicizzano. Loro che fanno? Il giorno dopo (e sottolineo, il giorno dopo) alcune “real women” ossia alcune persone dell’azienda (non proprio splendide e decisamente non longilinee) si fanno fotografare con i calzoni. Commenti quasi tutti decisamente positivi e una bella copertura media (io sono arrivato da Mashable). Questo uno dei tantissimi commenti:

I’ve never shopped your company, but after seeing those adorable pants on your "real life" models I might just have to start!


I'm the mayor of this blog. So? Now what?Un bel post del mio caro amico Howard dedicato ai cosiddetti “location based services”, ossia quelle funzioni per inviare messaggi, immagini e video da dispositivi mobili aggiungendo le informazioni sul luogo in cui ci si trova. Alcune segnalazioni di startup (oltre ai noti Forsquare, Gowalla & Co.), condite con il suo solito elegante humor e le sue creazioni col pongo che mi piacciono tantissimo.

Sempre sui “location based services” val la pena di segnalare anche un post di un altro caro amico, Stefano, che giustamente sottolinea come il twittare qua e là dei propri spostamenti, è un po’ come dire:  “Per piacere, svaligiate casa mia!”. E sarà che ho avuto personalmente alcune visitine a casa, tendo ad usare con una certa cautela le mie esternazioni geolocalizzate.


Ma quale “guru”! Meglio “evangelist”. Anzi, no, “ninja” è la qualifica giusta!

Ninjas su LinkedInSaranno contenti i cari amici Mirko e Alex, i ninja nostrani per eccellenza, ma pare che sia proprio quello il titolo professionale maggiormente in ascesa tra gli utenti di LinkedIn. Sul blog del popolare social network, scopriamo anche che “evangelist” ha superato “guru”.

Ora, al di là della simpatia e curiosità con la quale segnalo questi dati, vale la pena sottolineare che il concetto di “database of intentions”, coniato da John Battelle nel suo libro The Search (tradotto in italiano “Google e gli altri”), inizia ad applicarsi non solo in casa Google. Lo stesso Battelle ha ampliato il concetto recentemente, aggiungendo all’analisi del “what I want” rintracciabile dai motori di ricerca, anche:

  • what I buy (da Amazon, Ebay, ecc.)
  • who I am/who I know (da Facebook, ecc.)
  • what I’m doing/what’s happening (da Twitter, Facebook, ecc.)
  • where I am (da Foursquare, Gowalla, ecc.)

A questo possiamo quindi aggiungere anche “what’s my job” (da LinkedIn).

Una volta c’erano le istituzioni e i grandi istituti finanziari a sapere tutto di noi. Oggi gli archivi di Facebook potrebbero descriverci meglio di qualsiasi rapporto di intelligence.


Su Il Mondo di questa settimana c’è la news del mio ingresso in Ammiro. Probabilmente confondendo l’anno di nascita con l’età mi vengono attribuiti 61 anni. La foto però è quella giusta: se non altro qualcuno potrà dire che me li porto bene bene gli anni! :)

Buona Pasqua!


Stavo segnalando una cosa su Facebook (una mia intervista su Innovation Cafè) e sono andato a vedere l’opzione “Condividi un segnalibro”. Beh, il testo contiene un un po’ di parole senza senso (con tanto di “libbero”) che che chissà da dove arrivano:

Refuso su Facebook


Durante la serata di gala del BTO è stato proiettato uno spassoso remake del popolare video di Matt Harding che fa il suo balletto nei posti più incredibili del mondo. In questo caso i luoghi erano alcuni degli angoli più belli di Firenze e gli organizzatori dell’evento come protagonisti. Intelligente, ironico e molto divertente.

Domani vado a moderare la tavola rotonda con Bing, Google e Yahoo!


A poche ore dall’evento clou su internet in Italia, realizzo che ho detto a troppe persone: “ne parliamo quando ci vediamo a IAB Forum”… :)


Ma non era meglio un messaggio del tipo “Si è verificato un errore” e basta? No, durante una sessione sul sito di Edison Energia mi scrivono:

Impossibile completare questa operazione. Questa operazione è associata a un workflow interattivo che è già terminato e non può essere ripreso da questa operazione. Se lo scopo di questa operazione è lo spostamento su una vista, si dovrebbe essere in grado di raggiungere la stessa vista mediante il pulsante "Avanti/Indietro" del browser o del pannello Cronologia Siebel. Altrimenti, è necessario riavviare il flusso interattivo dll'inizio. Ad esempio, se l'operazione è un passo di una serie di attività dirette dall'utente, è necessario ricominciare dalla prima attività della serie.(SBL-BPR-00256)

Penso al programmatore che nel progettare questa applicazione ha pensato di dedicare del tempo a preparare messaggi così esplicativi…


Una corretta gestione delle riunioni è da sempre un fattore critico per la produttività aziendale. Uno dei problemi più diffusi è il dilatarsi della durata dei meeting rispetto a quanto preventivato (lo so, a volte neanche si programma l’orario di fine-meeting…).

Ebbene, la trovata di un’azienda inglese è intelligente ed elegante: dei tavoli con un indicatore luminoso del tempo rimasto rispetto a quanto programmato: cool!


Durante circa quaranta minuti di ieri, per Google tutti i siti del web avrebbero potuto danneggiare i computer se fossero stati aperti. Naturalmente alla base c’è stato un errore umano, che inizialmente sembrava dovuto a StopBadware, l’organizzazione che collabora con Google per identificare i siti dannosi, e invece è stato uno sbaglio a casa di Google. Praticamente nella lista de siti cattivi, è finito anche un semplice e apparentemente innocuo carattere, ossia la barra di divisione (“/”), che però in lingua informatica significa “tutti i siti”.

Magari qualcuno azzarderà che l’errore è una specie di lapsus freudiano perché purtroppo c’è chi pensa davvero che il web faccia male…


Bravissimi Juliette-Margot e Marco per aver inventato e realizzato il Blogstar Game: ci voleva proprio. Una bella dose di (auto)ironia sul mondo delle relazioni online, dei blog, del page rank con tutti gli equivoci da scambio di persone e personalità, di patemi d’animo per la link popularity, sempre sotto rischio di essere bannati.

Certo, per cogliere tutte le sfumature del gioco bisogna essere un po’ avvezzi delle cose della blogosfera, compresi gossip, polemiche, personaggi chiacchierati e intrighi della Rete. Ma il bello è proprio questo! Così come è bello essere uno degli elementi del gioco (grazie ragazzi!)

Via Catepol leggo il post di Novecento secondo cui il gioco rappresenta la vera faccia della blogosfera fatta di persone che “cercano imporre la propria presenza”. Mah, a parte il fatto che in Rete risulta ormai impossibile imporsi arbitrariamente, penso che siano proprio l’ironia e la presa in giro gli elementi che testimoniano l’evoluzione positiva del fenomeno blog e di tutto quello che si tira dietro.

Il Blogstar Game si può comprare ma è anche possibile costruirselo da sé scaricando tutti i file (ottima idea). Ora rimane da spiegare a mio figlio il motivo per cui valgo solo 100 punti e chi è Macchianera e perché è quello che vale di più

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Un po’ didascalico ma lo segnalo comunque: Why Social Media May Not be Right For You!. Una prima lista di motivi è scherzosa (ma non più di tanto):

  • You hate publicity
  • You have something terrible to hide
  • You are too busy being a star to bother with networking
  • You’re less than ten year’s old or over 100
  • You already have too many customers
  • You’re dead

Poi il post prosegue più seriamente.

Ora scappo per fare la seconda parte di una lezione ad un master di marketing e comunicazione. Si, si, lo so che è sabato…


Quest’anno il MediaKey Award mi è sembrato piuttosto piacevole. Il problema è che non è banale mantenere alta l’attenzione con una carrellata lunghissima di nomination, “the winner is”, foto ai premiati, ecc. Però questa volta è andata meglio di altre edizioni, probabilmente anche merito di Giorgia Surina che ha condotto in modo divertito e divertente.

Io sono arrivato un po’ in ritardo (ero a sentire Tapscott, di cui scriverò in un altro post), giusto in tempo per premiare un paio i vincitori come rappresentante di IAB.

Paolo Migone e Mauro Lupi al MediaKey Award Tra i premiati, mi piace segnalare Ufficio Reclam con Paolo Migone come protagonista. L’avevo già evidenziato qualche mese fa e l’altra sera sono andato a fargli i complimenti. Mi ha raccontato del suo nuovo spettacolo sulle energie rinnovabili e del modo col quale ha coinvolto alcune aziende: interessante. Gli ho anche detto che la mia ammirazione per lui è ulteriormente aumentata dopo averlo intravisto mentre entrava ad un concerto milanese di Springsteen. Grazie a Nazzareno per la foto.


In aereo tornando da Dusseldorf, con un po’ di mal di testa e poca voce per via del party di ieri sera, ma con un po’ di curiosità nel giocare subito con la rinnovata versione dell’ottimo Live Writer (ora pure col controllo ortografico in italiano) con cui sto scrivendo questo post.

Quello che mi chiedo ormai da alcuni anni, è perché si continuano a organizzare party dove solo il 5% delle persone accompagna ballando l’assordante musica ed il restante 95% dannatamente si sgola per cercare di parlare con gli altri? Ha più un senso? O sono io che ormai sono irrimediabilmente vecchio?

Stamattina, nello splendido albergo in cui mi ha ospitato Zanox, ho fatto due chiacchiere con dei colleghi durante la colazione mentre in una stanza a fianco un pianista suonava Chopin e (mi pare) Bach. Beh, tutta un’altra cosa :)


Insieme a mia figlia abbiamo fatto i compitini (come annunciato) e proviamo a descrivere il cellulare W760i di Sony Ericsson che ci ha passato Buzz Paradise.

Si tratta di un apparecchio moderno, robusto e molto giocoso, confermando la prima impressione. La fotocamera da 3,2 MP fa il suo dovere anche manca di autofocus. La gestione e la qualità della musica è eccellente, in classico stile Sony; addirittura apprezzabile è l’altoparlante incorporato. E poi il sensore ai movimenti (ho imparato che tecnicamente si chiama accellerometro) è divertente, soprattutto nei giochi che peraltro godono anche di due piccoli tasti aggiuntivi per funzionare a mo’ di console.

Sony Ericsson W760i Interessante che ci troviamo a descrivere quello che ho chiamato un cellulare e ho inziato scrivendo di fotocamera, musica e giochi. Ecco, probabilmente questo descrive meglio di ogni altra cosa questo tipo di apparecchio.

Luci e ombre sul GPS. I satelliti si agganciano molto velocemente ma il fatto che richieda sempre la connessione ad internet è antipatico (così come il programm Wyfinder che occorre acquistare) e quindi serve un piano tariffario adeguato. La funzione Tracker (questa invece non necessita di internet) permette di registrare gli spostamenti durante l’allenamento: l’ho provato facendo un po’ di jogging in spiaggia e praticamente ho impiegato più tempo a spulciarmi tutti i report che vengono generati rispetto ai (pochi) minuti effettivi di corsa.

Per i miei gusti non ci sono molte possibilità di personalizzazione, ma le mie necessità sono di uno vero smartphone (dopo anni di Treo ora ho un Samsung 780i e Windows Mobile) e chiaramente il w760i non è un apparecchio che si può considere professionale, anche se in relazione al prezzo (meno di 250 Euro) lo trovo decisamente completo.

Un po’ di link per chi volesse approfondire, in particolare la competente recensione di Andrea Beggi che condivido e tutti gli altri post diligentemente raccolti dal Capitano. A chi interessa il tema dei post sollecitati dalle aziende in modo trasparente come questo, c’è una discussione a casa di Stefano, e a tale proposito qui vi chiedo: ritenete utili e/o interessanti post come questo anche sapendo che il prodotto mi è stato fornito dal produttore?

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Mi è arrivato il nuovo cellulare Sony Ericsson w760i che ho accettato di provare per BuzzParadise, per cui i compitini per il weekend sono delineati (altri come me sono all’opera).

Sony Ericsson w760iLeggo nel flyer allegato che il target dell’apparecchio è 15-35 anni. Quindi bilancerò il mio evidente sforamento di target, facendomi aiutare nella prova da mia figlia Francesca, che è già sul pezzo da ieri e lo sta rigirando come un calzino.

Primo giro veloce: ha il GPS, la radio, internet HSDPA, una bella fotocamera e la parte walkman è molto divertente, con tanto di avanzamento brani e controllo volume che si fanno muovendo l’apparecchio. Insomma… ci sarà da giocare! Certo se avesse pure un ventilatorino incorporato per arginare la calura di questi giorni…

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Post da weekend: in un momento di serendipity ho scovato uno spassoso show interattivo di Paolo Migone, di cui adoro il tipo di comicità. Bravissimo lui e chi ha realizzato il mini spettacolo, che ha dei momenti davvero geniali, modernissimi oltre che divertenti.

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Il tifo, e parliamo di quello sportivo, è una cosa fantastica, almeno a vedere quello che c’è in giro sulla Rete. Pensate alla fortuna che hanno i miei colleghi che stanno aiutando Samsung a scovare tifosi contagiosi!

Nei prossimi giorni e per tutta la durata dgli Europei di calcio, verranno infatti pubblicati sul blog di Samsung le cose più strampalate, divertenti o curiose che riguardano dei tifosi speciali. Naturalmente, per chi ha voglia di segnalare qualche perla scovata sulla rete, è pronta un’apposita pagina.

Contagiati dal tifo è un’iniziativa che accompagnerà l’Italian Supporter Style, un’idea tutta da ridere e da giocare che si svelerà piano piano, ma da oggi inizia a mostrarsi: no dico, ma come si fa a chiamare un sito Tifamus cum stile?

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Preparatevi: sta per arrivare il sequel di Bring the Love Back, l’arcinoto video del conftronto tra un pubblicitario ed una consumatrice. Si chiamerà “Inspiration Anyone” e, pare, entreranno in scena un CEO ed un creative director.

Intanto qualche link per prepararsi e ripassare:

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In considerazione del fatto che Google gestisce ormai oltre il 70% delle esposizioni pubblicitarie online (almeno secondo le stime di Attributor che considera anche la quota di Doubleclick), all’azienda di Mountain View non basta più questo nostro piccolo pianeta e punta a inserdiarsi su Marte!

Ora: la prima notizia è vera, la seconda è ovviamente un pesce d’aprile.

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Il bellissimo video di un lui e una lei che rappresentano simbolicamente il pubblicitario e il consumatore, ha ormai più di un anno.

Ieri sera durante un cocktail romano organizzato da Microsoft (da cui poi arriva il video originale), è stata presentata la versione localizzata in… beh, ascoltatela: è tremenamente divertente, mantenendo tuttavia il significato originario.


Video: Bring the Love Back – Italian style

Credits: Luca è stato il primo a postarlo ieri notte, ok, potere di chi gioca in casa e non ha ceduto a lusinge di ogni tipo pur di fare lo scoop…