Archivio: febbraio, 2009

Da un comunicato stampa distribuito dai sempre professionali PRWeb, apprendo del progetto IdeasProject, un sito orientato a raccogliere i pensieri di alcune delle menti più in vista dei nostri tempi, ma aperto ai contribuiti di chiunque.

E così accanto a una Esther Dyson sempre sulla breccia, c’è Yochai Benkler (autore del bellissimo La ricchezza della Rete), gli immancabili Chris Anderson e Loic Le Meur, e diversi altri personaggi molto interessanti.

Un progetto da seguire.


Stamattina volevo anch’io scrivere qualcosa sulla sciagurata proposta-decreto del Senatore D’Alia; il problema è che ciò che mi passava per la testa (e quindi per la tastiera) non riusciva a formarsi se non condito di tante mal parole (anche Stefano Quintarelli è ricorso ai beep, spiegando poi benissimo tutta la faccenda). Allora ho provato a “contare fino 10” come ci insegnavano, ma… niente. Per fortuna è una di quelle giornate in cui le faccende di lavoro mi tengono ben impegnato e questo post è sceso di priorità. Alla fine ci ho ripensato, cambio argomento e, soprattutto, scrivo di una cosa positiva e stimolante.

Voglio segnalare il continuo lavoro di un gruppo di innovatori disubbidienti della Pubblica Amministrazione. Mi riferisco all’iniziativa InnovatoriPA, guidata da ForumPA e Formez con la collaborazione di una crescente schiera di persone (sia di provenienza PA o meno), tra cui senz’altro Gigi Cogo che fa il punto degli ultimi lavori.

Uno dei momenti clue di InnovatoriPA arriverà il 13 Maggio a Roma per un apposito Barcamp che sta già “scaldando i motori” del confronto. Un grande in bocca al lupo e buona partecipazione!


Via Giuseppe in casa IMLI, scopro la trascrizione di un bellissimo speech di Clay Shirky, autore del libro Here Comes Everybody: The Power of Organizing Without Organizations.

Si parla del Social Surplus, per capire da dove proviene il tempo che le persone dedicano ad attività online e che per molti continuano a rimanere “tempo perso”. Credo sia capitato a tutti di sentire additare come perditempo gli utenti delle community online così come i contributori di Wikipedia o gli sviluppatori di open source. Ecco, l’articolo tira fuori alcuni numeri interessanti:

  • Per costruire l’intero progetto Wikipedia (considerando il tempo necessario a sviluppare l’infrastruttura ma anche a tutti i contenuti), sono state necessarie complessivamente circa 100 milioni di ore.
  • Di converso, solo negli Stati Uniti si passano 200 miliardi di ore l’anno a guardare la televisione (equivalenti a 2.000 progetti Wikipedia) e da numeri di questa magnitudo va identificato il surplus dal quale attingono le persone.

Rivelatrice la storia finale che racconta di una bimba di quattro anni che, mentre guardava un DVD, a metà del film si è messa a trafficare tra i fili dietro la TV: cercava… il mouse. In pratica gli sembrava innaturale rimanere passiva e cercava uno strumento per interagire.

Certo, non significa che la nostra dieta mediatica debba essere sempre votata all’interattività, ma in base alla logica del continuo passaggio di testimone nel dedicare tempo alla produzione e condivisione di contenuti (scrissi un post su questo), la Rete continuerà ad assorbire momenti del nostro tempo che fino al giorno prima erano dedicate ad attività passive. Con buona pace dell’interlocutore di Giuseppe che a proposito dei navigatori online ritiene chi sia solamente “gente che ha un sacco di tempo libero”.


Giustamente Luisa sottolinea come molti giovani ritengano semplicisticamente che attraverso la Rete possano fare qualsiasi cosa più facilmente. Naturalmente sono il primo a pensare che internet faciliti la vita di chiunque sappia usarla, ma credo altresì che sempre di mezzo si tratti, e quindi non basta da solo per raggiungere il fine, qualsiasi esso sia.

C’è ad esempio da considerare che l’abbondanza delle informazioni richiede di sviluppare una capacità di filtro. Tale capacità cozza con la diffusa superficialità che mi pare accompagni i nostri tempi (e che non riguarda solo i più giovani).

Si perde spesso la considerazione dell'importanza della riflessione, intesa come momento dedicato a guardare idealmente da una posizione più alta faccende private e non, e quindi a considerare e valutare il contesto di fatti e contenuti. Dimentichiamo di riservare del tempo a riflettere perché siamo dentro un vortice ove i minuti che scandiscono la nostra vita sono utilizzati disordinatamente.

Ricordo l'intelligente domanda di Lele a Joi Ito quando venne a Milano per il Meet the guru a proposito del “dove trovare il tempo”. Condivido la risposta di Ito che raccontò la sua gestione bifronte, fatta da momenti di convulso multitasking e di processi mentali paralleli, alternati a periodi di massima concentrazione su un soggetto unico.

Prima o poi mi decido a mettere su un percorso formativo per “gestire il tempo nell’era di internet”. Non c’entra nulla (o quasi) con quello che fa la mia azienda, ma è un tema che, applicato al mondo del lavoro, studio da una ventina d’anni. Beh, non sarebbe male avere un “Personal Time-saver”, no?


Giustamente Luisa sottolinea come molti giovani ritengano semplicisticamente che attraverso la Rete possano fare qualsiasi cosa più facilmente. Naturalmente sono il primo a pensare che internet faciliti la vita di chiunque sappia usarla, ma credo altresì che sempre di mezzo si tratti, e quindi non basta da solo per raggiungere il fine, qualsiasi esso sia.

C’è ad esempio da considerare che l’abbondanza delle informazioni richiede di sviluppare una capacità di filtro. Tale capacità cozza con la diffusa superficialità che mi pare accompagni i nostri tempi (e che non riguarda solo i più giovani).

Si perde spesso la considerazione dell'importanza della riflessione, intesa come momento dedicato a guardare idealmente da una posizione più alta faccende private e non, e quindi a considerare e valutare il contesto di fatti e contenuti. Dimentichiamo di riservare del tempo a riflettere perché siamo dentro un vortice ove i minuti che scandiscono la nostra vita sono utilizzati disordinatamente.

Ricordo l'intelligente domanda di Lele a Joi Ito quando venne a Milano per il Meet the guru a proposito del “dove trovare il tempo”. Condivido la risposta di Ito che raccontò la sua gestione bifronte, fatta da momenti di convulso multitasking e di processi mentali paralleli, alternati a periodi di massima concentrazione su un soggetto unico.

Prima o poi mi decido a mettere su un percorso formativo per “gestire il tempo nell’era di internet”. Non c’entra nulla (o quasi) con quello che fa la mia azienda, ma è un tema che, applicato al mondo del lavoro, studio da una ventina d’anni. Beh, non sarebbe male avere un “Personal Time-saver”, no?


L’abbiamo capito: siamo dentro la recessione. Probabilmente sarà molto complicata e durerà almeno per tutto questo 2009. Alla parola “recessione” ne associo altre quattro, che condividono l’iniziale “R” e che sono pensate per reagire (altra parola con “R”) alla crisi, per delineare la strategia più adatta e, perché no, per cogliere l’occasione di rinnovarsi davvero. Penso quindi a Riflessione, Reset, Rilancio, Risultati, da considerare più o meno con questa cronologia.

  • Riflessione. Vanno ripensate le strategie di comunicazione. Non è più sufficiente proseguire le comode logiche di adattamento, perché sono ormai troppe le fratture con il passato (anche quello più recente) per continuare ad evolversi sulle basi del vissuto.
  • Reset. Come per gli apparecchi elettronici che se vanno in tilt possono tornare a funzionare spegnendoli e accendendoli di nuovo, occorre rinnovare il modo di utilizzare gli strumenti di comunicazione, rompendo con coraggio e realismo alcuni status quo e l’inerzia decisionale.
  • Rilancio. È il momento di promuovere nuovi valori, concreti, che parlano la lingua delle persone e non quella della persuasione. Vanno esaltate le professionalità individuali delle aziende, la loro capacità di rappresentare i brand e di esternare le passioni che li motivano, così da aprire realmente la conversazione con i mercati. E anche se è naturale durante crisi come questa di essere tentati da atteggiamenti difensivi e conservativi, è indispensabile enfatizzare gli asset reali e promuoverli adeguatamente.
  • Risultati. Mi auguro che la contingenza economica farà emergere il fatto che la comunicazione digitale è quella che offre i parametri di misurabilità più flessibili e precisi. Ed è anche quella che consente di pianificare consapevolmente gli investimenti monitorandone in tempo reale gli effetti. Comprese le attività più orientate al branding e allo sviluppo della relazione.

Quindi internet. Che per taluni sembra ancora così complicata e tecnologica. Il punto è che internet è complessa per chi cerca un altro “semplice” media, per chi si aspetta di pianificare con i GRP; per chi ama pontificare ma non ascolta i mercati. Per molti altri, invece, è piena di opportunità e di produttività. E a voi da che parte vi interessa stare?

Articolo pubblicato sul numero 3/2009 di Pubblicità Italia.


Durante circa quaranta minuti di ieri, per Google tutti i siti del web avrebbero potuto danneggiare i computer se fossero stati aperti. Naturalmente alla base c’è stato un errore umano, che inizialmente sembrava dovuto a StopBadware, l’organizzazione che collabora con Google per identificare i siti dannosi, e invece è stato uno sbaglio a casa di Google. Praticamente nella lista de siti cattivi, è finito anche un semplice e apparentemente innocuo carattere, ossia la barra di divisione (“/”), che però in lingua informatica significa “tutti i siti”.

Magari qualcuno azzarderà che l’errore è una specie di lapsus freudiano perché purtroppo c’è chi pensa davvero che il web faccia male…


Durante circa quaranta minuti di ieri, per Google tutti i siti del web avrebbero potuto danneggiare i computer se fossero stati aperti. Naturalmente alla base c’è stato un errore umano, che inizialmente sembrava dovuto a StopBadware, l’organizzazione che collabora con Google per identificare i siti dannosi, e invece è stato uno sbaglio a casa di Google. Praticamente nella lista de siti cattivi, è finito anche un semplice e apparentemente innocuo carattere, ossia la barra di divisione (“/”), che però in lingua informatica significa “tutti i siti”.

Magari qualcuno azzarderà che l’errore è una specie di lapsus freudiano perché purtroppo c’è chi pensa davvero che il web faccia male…