Archivio: dicembre, 2008

Ho sempre cercato di vivere i cambiamenti pensando a cosa si guadagna rispetto a cosa si perde, per cui ho letto con piacere il bel post di Giampaolo Fabris che ricorda come in lingua cinese il termine crisi (weiji) è composto da due due ideogrammi: pericolo ed opportunità.

E di opportunità, Fabris ne elenca alcune, tutte di largo respiro, tra le quali segnalo:

  • prendere le distanze dall’idolatria del PIL
  • ricostruire un rapporto sano tra economia finanziaria e produttiva
  • presa di distanza del gigantismo come paradigma da seguire
  • sottolineare che crescita deve essere sinonimo di benessere non di crescita economica fine a se stessa
  • cogliere la drammaticità dei problemi ambientali

Mi viene spontaneo affiancare il punto di vista di Fabris con quello di Robin Good (peraltro appena citato da Business Week come “voce dell’innovazione”) che invece tocca più la sfera personale. Ebbene Robin per Natale si è concesso il post Come Diventare Felici Senza Diventare Santi: 10 Cose Che Puoi Cambiare Per Riprendere il Controllo Della Tua Vita. Queste le “10 cose”:

  1. Smetti di Essere Dipendente Dai Vecchi Media
  2. Rendi il Tuo Spazio di Lavoro un Luogo Confortevole
  3. Abbandona i Falsi Amici
  4. Regala Qualcosa di Bello ai Bambini. Ogni Giorno.
  5. Ascolta
  6. Diventa un Talent Scout
  7. Non Incolpare te Stesso
  8. Non ti Arrendere
  9. Divertiti in Maniera Seria e Professionale
  10. Non ti Omologare

Tanti auguri per un 2009 e buon cambiamento a tutti!


Ho sempre cercato di vivere i cambiamenti pensando a cosa si guadagna rispetto a cosa si perde, per cui ho letto con piacere il bel post di Giampaolo Fabris che ricorda come in lingua cinese il termine crisi (weiji) è composto da due due ideogrammi: pericolo ed opportunità.

E di opportunità, Fabris ne elenca alcune, tutte di largo respiro, tra le quali segnalo:

  • prendere le distanze dall’idolatria del PIL
  • ricostruire un rapporto sano tra economia finanziaria e produttiva
  • presa di distanza del gigantismo come paradigma da seguire
  • sottolineare che crescita deve essere sinonimo di benessere non di crescita economica fine a se stessa
  • cogliere la drammaticità dei problemi ambientali

Mi viene spontaneo affiancare il punto di vista di Fabris con quello di Robin Good (peraltro appena citato da Business Week come “voce dell’innovazione”) che invece tocca più la sfera personale. Ebbene Robin per Natale si è concesso il post Come Diventare Felici Senza Diventare Santi: 10 Cose Che Puoi Cambiare Per Riprendere il Controllo Della Tua Vita. Queste le “10 cose”:

  1. Smetti di Essere Dipendente Dai Vecchi Media
  2. Rendi il Tuo Spazio di Lavoro un Luogo Confortevole
  3. Abbandona i Falsi Amici
  4. Regala Qualcosa di Bello ai Bambini. Ogni Giorno.
  5. Ascolta
  6. Diventa un Talent Scout
  7. Non Incolpare te Stesso
  8. Non ti Arrendere
  9. Divertiti in Maniera Seria e Professionale
  10. Non ti Omologare

Tanti auguri per un 2009 e buon cambiamento a tutti!


Quale periodo migliore di questo per cambiare il layout del blog?

Dopo vari ripensamenti ho deciso di rimanere con la piattaforma TypePad, che recentemente ha implementato nuove funzioni tra le quali una bella gestione dei commenti. Purtroppo ci sono ancora dei bug nel sistema (già segnalate al servizio tecnico), ma le cose essenziali sembrano funzionare tutte.

Ora si tratta di fare altre ulteriori personalizzazioni e, se tutto va bene, per gennaio ho in mente di fare una cosa del tutto nuova per questo blog. Ma è ancora presto per parlarne.

Non so se è correlato al cambio di layout (non dovrebbe) ma da oggi il feed RSS è in uno di quei momenti in cui ripropone i vecchi post. A suo tempo, questa cosa mi venne spiegata come un problema di alcuni aggregatori che ogni tanto perdono il sincronismo con le date dei post. Mi spiace se ricevete più volte i post, ma io non so proprio come evitarlo.

Comunque ben vengano feedback, segnalazioni di problemi, incongruenze, errori, ecc. Grazie!


Che il 2009 sarà un anno incerto, non sono certo io a scoprirlo. E allora perché non cogliere le opportunità che si presentano?

Fabio mi segnala alcune interessanti posizioni in Microsoft presso il Search Technology Center di Monaco di Baviera, come dettagliato nel blog ufficiale di Live Search.


Bravissimi Juliette-Margot e Marco per aver inventato e realizzato il Blogstar Game: ci voleva proprio. Una bella dose di (auto)ironia sul mondo delle relazioni online, dei blog, del page rank con tutti gli equivoci da scambio di persone e personalità, di patemi d’animo per la link popularity, sempre sotto rischio di essere bannati.

Certo, per cogliere tutte le sfumature del gioco bisogna essere un po’ avvezzi delle cose della blogosfera, compresi gossip, polemiche, personaggi chiacchierati e intrighi della Rete. Ma il bello è proprio questo! Così come è bello essere uno degli elementi del gioco (grazie ragazzi!)

Via Catepol leggo il post di Novecento secondo cui il gioco rappresenta la vera faccia della blogosfera fatta di persone che “cercano imporre la propria presenza”. Mah, a parte il fatto che in Rete risulta ormai impossibile imporsi arbitrariamente, penso che siano proprio l’ironia e la presa in giro gli elementi che testimoniano l’evoluzione positiva del fenomeno blog e di tutto quello che si tira dietro.

Il Blogstar Game si può comprare ma è anche possibile costruirselo da sé scaricando tutti i file (ottima idea). Ora rimane da spiegare a mio figlio il motivo per cui valgo solo 100 punti e chi è Macchianera e perché è quello che vale di più

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Bravissimi Juliette-Margot e Marco per aver inventato e realizzato il Blogstar Game: ci voleva proprio. Una bella dose di (auto)ironia sul mondo delle relazioni online, dei blog, del page rank con tutti gli equivoci da scambio di persone e personalità, di patemi d’animo per la link popularity, sempre sotto rischio di essere bannati.

Certo, per cogliere tutte le sfumature del gioco bisogna essere un po’ avvezzi delle cose della blogosfera, compresi gossip, polemiche, personaggi chiacchierati e intrighi della Rete. Ma il bello è proprio questo! Così come è bello essere uno degli elementi del gioco (grazie ragazzi!)

Via Catepol leggo il post di Novecento secondo cui il gioco rappresenta la vera faccia della blogosfera fatta di persone che “cercano imporre la propria presenza”. Mah, a parte il fatto che in Rete risulta ormai impossibile imporsi arbitrariamente, penso che siano proprio l’ironia e la presa in giro gli elementi che testimoniano l’evoluzione positiva del fenomeno blog e di tutto quello che si tira dietro.

Il Blogstar Game si può comprare ma è anche possibile costruirselo da sé scaricando tutti i file (ottima idea). Ora rimane da spiegare a mio figlio il motivo per cui valgo solo 100 punti e chi è Macchianera e perché è quello che vale di più

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C’è più di un elemento che lega i seguenti tre articoli e post:

  • Diminuisce il valore della “reach”, intesa come audience raggiunta da un media, a cui si contrappone al crescente valore dei contenuti di repertorio (Steve Rubel)
  • Michael Arrington mette in discussione (a sui modo) la consuetudine giornalistica dell’embargo (TechChrunch)
  • Ci sono diverse cose che i blogger possono imparare dai (bravi


Sarà che ho appena finito di cercare di dissuadere l’ennesimo cliente che ci ha chiesto di fare seeding (lo spiego dopo) e di pianificare una serie di interventi nei “blog dove c’è il nostro target”, che mi prendo due minuti per scrivere.

Banalizzando il concetto: se ci riferiamo ai social network, allora anche comunicazione deve essere sociale. Quindi accantoniamo i target, la pubblicità, la campagna. Occorre partire dall’ascolto, e poi capire cosa possiamo dare/dire ai nostri interlocutori di veramente utile e/o interessante e/o divertente. Accendendo nel frattempo un canale di ritorno votato davvero al dialogo. Tutto qui.

Sembra facile, ma è semplicemente un modo totalmente nuovo di fare comunicazione d’impresa. Ecco perché le [mini]tesi di Gianluca sono piacevoli da leggere, ma (ancora) impraticabili di fatto nella maggiore parte delle aziende. D’altronde iniziamo a vedere sprazzi di realismo del popolare Cluetrain Manifesto dopo dieci anni dalla sua pubblicazione (Davide fa una bella comparazione tra Cluetrain e le [mini]tesi usando wordle)

È evidente che per molte realtà, la strada da perseguire è quella della conversazione, ma passando necessariamente per step intermedi. Altrimenti il rischio è quello di mantenere lo status quo sbilanciandosi però in iniziative estemporanee (che tentano anche le agenzie più quotate come segnala Andrea), che non funzioneranno mai (da Alessio: perché falliscono i blog aziendali), oppure che rischiano di fare danni irrecuperabili.

In quest’ultima categoria ci metto la cosiddetta infiltration (chiamata anche seeding che sembra più nobile), ossia l’inserimento arbitrario (leggi “falso”) di interventi positivi su blog e forum. La mia indicazione è netta: l’unica certezza di queste attività è di mettere a rischio la reputazione e quindi il business dell’azienda, oltre che il proprio posto di lavoro: ne vale la pena?

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Mi ha scritto Alessandro chiedendomi un consiglio su un percorso formativo per lavorare nell’ambito della comunicazione strategica online. Interessante il fatto che ritiene gli siano “strette” le figure professionali specialistiche. Insomma: lui vuole fare strategia!

Ricordo un giovane collega quando mi occupavo di informatica che a vent’anni aveva deciso di fare… un sistema operativo! Per carità, era molto bravo, ma il punto è aveva pensato a questo ambizioso traguardo senza aver scritto ancora una linea di codice. Poi fece tutt’altro.

Il primo consiglio che voglio dare ad Alessandro è quindi di iniziare a “sporcarsi un po’ le mani” (segui tutto che puoi sulla Rete, prova a collaborare con qualche azienda, apri un blog), tanto per verificare che sia davvero “la strategia” il tuo settore elettivo.

Ancora più importante il tema della specializzazione: non va mai dimenticato che un direttore d’orchestra deve conoscere e avere esperienze specifiche su tutti gli strumenti. Quindi se si ambisce ad attività di coordinamento, è giusto prevedere una formazione più allargata e di maggior durata che copra più ambiti.

Detto ciò, cavalca pure le tue ambizioni, punta al massimo (ma non in senso arrivista) e cerca di imparare dagli errori.

Stay hard, stay hungry, stay alive (Bruce Springsteen)
Stay Hungry. Stay Foolish (Steve Jobs)

Che altri consigli possiamo dare a Alessandro?


Partendo dai “contenuti decentralizzati” a cui faceva riferimento Steve Rubel un anno fa, passando per il content marketing a cui recentemente mi riferisco spesso, si arriva ai contenuti intelligenti formalizzati dall’agenzia The Rockley Group (via Casaleggio Associati).

Roberto Cobianchi sintetizza le caratteristiche del “contenuto intelligente”:

  • ha una struttura
  • ha un significato semantico
  • è trovabile
  • è riusabile

Interessante è anche un apposito convegno organizzato sull’argomento a gennaio, tra cui la descrizione dell’intervento di Salim Ismail di Confabb sugli “Intelligent Content”:

There are several trends that are converging today with content on the internet:

  • increased structure (XML)
  • increased syndication
  • atomization
  • meta-data associations (e.g. tagging)
  • socialization

All of these combined provide an increasing amount of context for any piece of content. When you have enough context for a piece of information, essentially that content is now ‘intelligent’. In general, the more context you have, the more intelligence you have.

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Arrivare dopo gli altri, talvolta, riserva svariate opportunità.

È questo il concetto che ho fatto mio sin da quando iniziai ad occuparmi di informatica e successivamente di internet. Il ritardo di cui parlo, è quello nel nostro Paese rispetto sia agli Stati Uniti ma anche a molte altre nazioni europee. Ritardo che penso non colmeremo mai: e allora non ci resta che coglierne le opportunità!

Interessante è leggere il nuovo report di Forrester, “Time To Rethink Your Corporate Blogging Ideas” che riporta una recente indagine negli Stati Uniti secondo cui molti blog aziendali non risultano particolarmente credibili, soprattutto per il loro approccio tipicamente autoreferenziale e promozionale. L’analista di Forrester, Josh Bernoff, elenca alcuni suggerimenti tra i quali ne ho selezionati tre:

  • Blog to your hordes of fans
  • Blog about issues at the core of a community
  • For B2B companies, get your employees in on the act

Insomma, negli Stati Uniti già sono all’analisi di quello che non va nei corporate blog e di quello che invece funziona. Qui in Italia di blog aziendali se ne contano ancora pochissimi. L’opportunità che vedo riguarda chi parte adesso con un progetto di business blog, perché sicuramente ha una base ancora più completa di informazioni ed esperienze.

Sempre che ci si decida a partire. Altrimenti il ritardo diventerà davvero incolmabile.

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Arrivare dopo gli altri, talvolta, riserva svariate opportunità.

È questo il concetto che ho fatto mio sin da quando iniziai ad occuparmi di informatica e successivamente di internet. Il ritardo di cui parlo, è quello nel nostro Paese rispetto sia agli Stati Uniti ma anche a molte altre nazioni europee. Ritardo che penso non colmeremo mai: e allora non ci resta che coglierne le opportunità!

Interessante è leggere il nuovo report di Forrester, “Time To Rethink Your Corporate Blogging Ideas” che riporta una recente indagine negli Stati Uniti secondo cui molti blog aziendali non risultano particolarmente credibili, soprattutto per il loro approccio tipicamente autoreferenziale e promozionale. L’analista di Forrester, Josh Bernoff, elenca alcuni suggerimenti tra i quali ne ho selezionati tre:

  • Blog to your hordes of fans
  • Blog about issues at the core of a community
  • For B2B companies, get your employees in on the act

Insomma, negli Stati Uniti già sono all’analisi di quello che non va nei corporate blog e di quello che invece funziona. Qui in Italia di blog aziendali se ne contano ancora pochissimi. L’opportunità che vedo riguarda chi parte adesso con un progetto di business blog, perché sicuramente ha una base ancora più completa di informazioni ed esperienze.

Sempre che ci si decida a partire. Altrimenti il ritardo diventerà davvero incolmabile.

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Ho avuto il privilegio ed il piacere di collaborare all’impostazione di un executive master allo IULM dal titolo “Social media marketing & web communication. La comunicazione aziendale nel Web 2.0”.

Mi sembra uno dei primi corsi sull’argomento organizzati da una università che sia pensato per chi è già in azienda o comunque ha bisogno di contenuti operativi e casi concreti.

Seppure questo sia uno di quei momenti economici dove la formazione viene spesso sacrificata rispetto ad altre attività, questo master mi sembra un’ottima soluzione per quelle aziende che capiscono l’importanza di aggiornare il loro personale sui temi del social marketing e del web 2.0.

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Ho avuto il privilegio ed il piacere di collaborare all’impostazione di un executive master allo IULM dal titolo “Social media marketing & web communication. La comunicazione aziendale nel Web 2.0”.

Mi sembra uno dei primi corsi sull’argomento organizzati da una università che sia pensato per chi è già in azienda o comunque ha bisogno di contenuti operativi e casi concreti.

Seppure questo sia uno di quei momenti economici dove la formazione viene spesso sacrificata rispetto ad altre attività, questo master mi sembra un’ottima soluzione per quelle aziende che capiscono l’importanza di aggiornare il loro personale sui temi del social marketing e del web 2.0.

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Come annunciato su Facebook, sono disponibili le slide complete sul content marketing con una dozzina di chart in più rispetto a quelle presentate durante il workshop a IAB Forum.

A proposito di presentazioni, ho anche messo online le slide del mio intervento a Expocomm di mercoledì scorso dal titolo “Il web 2.0 esalta contenuti e persone”.

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Ho appena ricevuto una brutta notizia, la scomparsa di Armando Marchi che ho conosciuto nel suo ultimo incarico, ossia come responsabile del centro di formazione manageriale Barilla Lab col quale ho collaborato in diverse occasioni.

Pur avendo passato con lui solo poche ore, mi sento di dire due parole perché Armando era una di quelle persone che ti rapiscono, ti fanno “alzare il livello” qualsiasi sia l’oggetto della discussione. Ma sempre con un’eleganza ed una saggezza che non ti stancheresti mai di ascoltare, nella consapevolezza di avere a che fare con una persona speciale, una persona migliore.

Un piccolo aneddoto. La prima volta che ci presentarono, mangiammo qualcosa assieme alla mensa in Barilla, un paio di anni fa circa. Mi sa che nella discussione sulla comunicazione delle aziende, forse ripetei una volta di troppo il concetto che occorrerebbe considerare i consumatori in primis come persone. Armando, chiese scusa, disse di aspettarlo e tornò dopo un minuto. Mi porse un libricino con il logo Barilla in copertina e lo aprì nella pagina iniziale indicandomi una frase (vado a memoria): “Noi dobbiamo considerare tutti i consumatori come persone”. Si trattava di un documento riservato ai manager dell’azienda a cui la proprietà indicava il percorso strategico. Poi elegantemente mi suggerì di dare un’occhiata alla data del volumetto: 2003. Da una parte fui contento di affermare cose condivise in un’azienda di quello spessore, dall’altra mi resi conto (una volta di più) che i pensieri innovativi e avanguardisti girino nelle grandi aziende molto di  più di quanto si pensi.

Toccante il ricordo di Guido Barilla.

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