Archivio: marzo, 2008

Apperò: secondo comScore il 17% delle ricerche effettuate su Google produce un risultato caratterizzato dal cosiddetto “Universal result”, ossia contenente link e contenuti aggiuntivi a quelli elaborati dal normale algoritmo di ranking e riguardanti news, immagini, video, ecc.

Universal Search di Google

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Sabato sera c’è stato un piacevole incontro nel temporary store di Alixir a Roma nel quale Barilla ha voluto incontrare un po’ di blogger. Organizzato da Alex e Mirko di Ninjamarketing, è stato un modo per incontrare amici che con vedevo da tempo (Mafe, Caterina, Lele, Paolo, Luca, Stefano) e dare un volto a persone che conoscevo solo virtualmente (Camillo, Stefano e Marco di Due Spaghi, Gabriele di Spotanatomy).

Facendo l’opportuno disclaimer (Barilla è un nostro cliente), credo che anche questo gruppo sia indirizzato verso l’apertura di un trasparente canale di comunicazione con le persone. Il punto che spesso sfugge agli esperti,ai puristi e a molti operatori del settore, è che si tratta di un processo complesso e delicato, che necessariamente richede tempo e step intermendi.

Proprio in questi giorni ho scambiato delle email con Maurizio che se la prende con i pubblicitari: per me invece è stimolante questa sfida nel saper attualizzare gli importanti cambiamenti nel mondo della comunicazione a casa delle aziende complesse, specie se operano (per scelta o necessità) con strategie a breve/medio termine e con focus sull’Italia. Quindi ben vengano incontri come quello di Alixir nel quale si possono trovare senz’altro delle aree di miglioramento, ma non può non essere colto l’avviamento di una nuova relazione col mondo esterno.

Durante la presentazione, alla domanda “perché non aprite un blog” il padrone di casa Eugenio Perrier di Barilla ha risposto: “semplicemente perché non lo sappiamo fare”. Credo proprio che a fine serata il suo pensiero possa essersi modificato. Si perché dialogando tra persone, sono emerse informazioni utili sul packaging, sul prezzo, sui componenti attivi, ecc. che non solo hanno evidenziato la quantità di contenuti che potrebbe aver senso raccontare (e non vendere), a cui aggiungere l’evidente credibilità che scaturisce delle testimonianze de visu dei manager dell’azienda.

Gli altri post, foto e video dell’evento su Technorati.

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L’email marketing è uno di quei settori che troppo spesso viene omologato allo spam. Invece, quando si chiede agli uomini di marketing quale è la forma di comunicazione più efficace utilizzando internet, prima ancora di motori di ricerca e banner spesso indicano proprio la posta elettronica. In questo caso ci riferiamo a messaggi indirizzati ad utenti selezionati o che si sono esplicitamente iscritti, come nel caso delle newsletter aziendali.

La conferma ci arriva da una ricerca appena pubblicata, commissionata da ContactLab (la divisione Digital Direct Marketing di Tomato Interactive) a Human Highway e focalizzata sul mercato italiano, in particolare su un campione rappresentativo degli utenti internet.

Della ricerca (che è possibile scaricare online) mi hanno colpito alcuni dati:

  • Ogni utente è iscritto in media a 6 mailing list o newsletter.
  • Le donne ricevono più email degli uomini (19 al giorno contro 17).
  • Il campione analizzato, ossia maggiori di 15 anni che si conettono alla rete almeno una volta alla settimana, rappresentano oltre 19 milioni di persone; il 73% di questi, si connette tutti i giorni.
  • Solo il 5% del campione non è iscritto a nessuna mailing list o newsletter.

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Due anni e mezzo fa la popolare rivista di economia Forbes additava ai blog come un grosso pericolo per le aziende ed il business in generale. Oggi annunciano l’apertura di un network di oltre 400 blog accuratamente selezionati. Interessante, no?

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Queste le chart che ho presentato al convegno di IPSOA sulla muilticanalità.


Convegno IPSOA sula Multicanalità Al convegnno di ieri sulla multicanalità nel marketing organizzato da IPSOA hanno partecipato circa 200 persone (l’immagine è presa col cellulare) in una splendida sala affrescata. Siamo andati un po’ lunghi sull’orario ma credo che sia stato un momento interessante. Le testimonianze aziendali (HP, Olio Carli e Ducati) hanno affiancato quelle di taglio più accademico del Prof. Scott e di Enrico Sassoon.

La ricerca sulla multicanalità di Nielsen/Politecnico Milano/Connexia presentata da Cetti Galante si conferma essere una delle più lucide analisi dello scenario sui consumatori in Italia. Così come l’Osservatorio Netcomm guidato da Roberto Liscia.

Leonardo Bellini ha ripercorso gli ultimi 10 anni di marketing attraverso i libri più importanti: presentazione un po’ lunga per questo convegno ma molto interessante. Appena sarà online la segnalerò senz’altro.

Io ho raccontato come alcune aziende stanno muovendosi verso la conversazione attravero casi di blog aziendali. Anche qui, la segnalerò appena online. Qui le slide della mio intervento: I servizi Web 2.0.

Ho annotato un paio di appunti dalle relazioni del convegno:

  • Il marketing è sempre la combinazione tra ARTE (intendendo la parte creativa) e SCIENZA (sottolinenando che è un termine che deriva da conoscenza).
  • La multicanalità è una scelta obbligata per la maggior parte delle aziende e va affrontata cercando di allineare tutti i reparti ad una strategia complessiva. Sembra una cosa ovvia, ma operare su più fronti spesso significa che ognuno (vendite, distribuzione, comunicazione, ecc.) vada per la sua strada anziché puntare ad una direzione comune.

Infine: ho rivisto con piacere Fradefra e persone di aziende molto interessanti che stanno muovendosi sulla rete in modo che mi è parso molto consapevole. Infine, mi ha fatto molto piacere (e anche un po’ imbarazzato) salutare una persona che ha detto di esser venuta solo per sentire me e per chiedermi una mano per lanciare in chiave 2.0 un prodotto molto innovativo: stimolante!

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Convegno IPSOA sula Multicanalità Al convegnno di ieri sulla multicanalità nel marketing organizzato da IPSOA hanno partecipato circa 200 persone (l’immagine è presa col cellulare) in una splendida sala affrescata. Siamo andati un po’ lunghi sull’orario ma credo che sia stato un momento interessante. Le testimonianze aziendali (HP, Olio Carli e Ducati) hanno affiancato quelle di taglio più accademico del Prof. Scott e di Enrico Sassoon.

La ricerca sulla multicanalità di Nielsen/Politecnico Milano/Connexia presentata da Cetti Galante si conferma essere una delle più lucide analisi dello scenario sui consumatori in Italia. Così come l’Osservatorio Netcomm guidato da Roberto Liscia.

Leonardo Bellini ha ripercorso gli ultimi 10 anni di marketing attraverso i libri più importanti: presentazione un po’ lunga per questo convegno ma molto interessante. Appena sarà online la segnalerò senz’altro.

Io ho raccontato come alcune aziende stanno muovendosi verso la conversazione attravero casi di blog aziendali. Anche qui, la segnalerò appena online. Qui le slide della mio intervento: I servizi Web 2.0.

Ho annotato un paio di appunti dalle relazioni del convegno:

  • Il marketing è sempre la combinazione tra ARTE (intendendo la parte creativa) e SCIENZA (sottolinenando che è un termine che deriva da conoscenza).
  • La multicanalità è una scelta obbligata per la maggior parte delle aziende e va affrontata cercando di allineare tutti i reparti ad una strategia complessiva. Sembra una cosa ovvia, ma operare su più fronti spesso significa che ognuno (vendite, distribuzione, comunicazione, ecc.) vada per la sua strada anziché puntare ad una direzione comune.

Infine: ho rivisto con piacere Fradefra e persone di aziende molto interessanti che stanno muovendosi sulla rete in modo che mi è parso molto consapevole. Infine, mi ha fatto molto piacere (e anche un po’ imbarazzato) salutare una persona che ha detto di esser venuta solo per sentire me e per chiedermi una mano per lanciare in chiave 2.0 un prodotto molto innovativo: stimolante!

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Come promesso, ecco le slide della mia (breve) presentazione al convegno Marketing 2.0.

UPDATE (18/3): sul blog di IAB la registrazione di una parte dell’intervento


Si, è ufficiale. Il 7 Maggio prossimo si svolgerà l’edizione romana di IAB Forum, ormai diventato il più importante evento a proprosito di internet nel nostro paese. In questo modo, IAB Forum raddoppia e porterà in evidenza delle grandi realtà sia sul fronte degli operatori che sul lato degli spender pubblicitari che operano su Roma.

Programma e location saranno pubblici a breve. Comunque il format sarà simile a quello milanese, concentrato in un giorno. Quindi mattina con convegno (intro, keynote e tavola rotonda), pomeriggio di workshop e area espositiva in parallelo. Ingresso gratuito previa iscrizione online.

A proposito di IAB, ieri abbiamo partecipato al convegno Marketing 2.0 organizzato dal Club del Marketing e della Comunicazione. Sul blog di IAB saranno pubblicate le registrazioni degli interventi di LaylaPavone, Marco Montemagno, Francesco Barbarani e del mio. Appena ho un secondo metterò su Slideshare Disponibile la mia presentazione. Ma dato che in sala c’erano almeno una decina di blogger (almeno stando a quanti hanno alzato la mano quando l’ho chiesto), spero di vedere in rete un po’ di feedback o magari un po’ di commenti qui.

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Si, è ufficiale. Il 7 Maggio prossimo si svolgerà l’edizione romana di IAB Forum, ormai diventato il più importante evento a proprosito di internet nel nostro paese. In questo modo, IAB Forum raddoppia e porterà in evidenza delle grandi realtà sia sul fronte degli operatori che sul lato degli spender pubblicitari che operano su Roma.

Programma e location saranno pubblici a breve. Comunque il format sarà simile a quello milanese, concentrato in un giorno. Quindi mattina con convegno (intro, keynote e tavola rotonda), pomeriggio di workshop e area espositiva in parallelo. Ingresso gratuito previa iscrizione online.

A proposito di IAB, ieri abbiamo partecipato al convegno Marketing 2.0 organizzato dal Club del Marketing e della Comunicazione. Sul blog di IAB saranno pubblicate le registrazioni degli interventi di LaylaPavone, Marco Montemagno, Francesco Barbarani e del mio. Appena ho un secondo metterò su Slideshare Disponibile la mia presentazione. Ma dato che in sala c’erano almeno una decina di blogger (almeno stando a quanti hanno alzato la mano quando l’ho chiesto), spero di vedere in rete un po’ di feedback o magari un po’ di commenti qui.

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Il bellissimo video di un lui e una lei che rappresentano simbolicamente il pubblicitario e il consumatore, ha ormai più di un anno.

Ieri sera durante un cocktail romano organizzato da Microsoft (da cui poi arriva il video originale), è stata presentata la versione localizzata in… beh, ascoltatela: è tremenamente divertente, mantenendo tuttavia il significato originario.


Video: Bring the Love Back – Italian style

Credits: Luca è stato il primo a postarlo ieri notte, ok, potere di chi gioca in casa e non ha ceduto a lusinge di ogni tipo pur di fare lo scoop…


Trovo una certa correlazione con l’idea dei mille fan per vivere felici che ha ripreso Marco da un post originario di Kevin Kelly, con il concetto del “personal CPM” che arriva invece da Forrester Research.

image Mi intriga parecchio il ragionamento su come e quanto le persone (intese come singoli individui) andranno ad occupare degli spazi (in termini di attenzione e quindi tempo, e quindi anche di denaro) che attualmente sono appaggaggio dei produttori tradizionali dicontenuti.

Charlene Li di Forrester nelle sua presentazione The Future Of Social Networks (via ReadWriteWeb) pensa che ogni persona avrà un proprio CPM personale (per i meno dentro queste cose, per CPM si intende il costo per mille visualizzazioni pubblicitarie sul sito).

Interessante.

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Trovo una certa correlazione con l’idea dei mille fan per vivere felici che ha ripreso Marco da un post originario di Kevin Kelly, con il concetto del “personal CPM” che arriva invece da Forrester Research.

image Mi intriga parecchio il ragionamento su come e quanto le persone (intese come singoli individui) andranno ad occupare degli spazi (in termini di attenzione e quindi tempo, e quindi anche di denaro) che attualmente sono appaggaggio dei produttori tradizionali dicontenuti.

Charlene Li di Forrester nelle sua presentazione The Future Of Social Networks (via ReadWriteWeb) pensa che ogni persona avrà un proprio CPM personale (per i meno dentro queste cose, per CPM si intende il costo per mille visualizzazioni pubblicitarie sul sito).

Interessante.

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Segnalo il bel pezzo su Search Engine Watch, Google: The Spy Who Loved Me, che ragiona sulle dichiarazioni di un executive di Google a proposito dell’utilizzo e della storicizzazione delle query al fine di migliorare i risultati di ricerca.

Due frasi interessanti: la prima dell’autore del pezzo:

What worries me: Google doesn’t understand us any better than we understand the mathematical formulas of search engine algorithms.

La seconda riprende una citazione di Nick Carr (non la trovo strettamente attinente con l’articolo ma la condivido abbastanza):

“The erosion of the middle class may well accelerate, as the divide widens between a relatively small group of extraordinarily wealthy people – the digital elite – and a very large set of people who face eroding fortunes and a persistent struggle to make ends meet. In the YouTube economy, everyone is free to play, but only a few reap the rewards.”

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Ieri avevo parlato da poco con un cliente che mi chiedeva se potevamo infiltrarci nei blog per fare commenti positivi sulla sua azienda, che mi ha chiamato Andrea Secchi di Italia Oggi per un articolo (oggi in edicola) a proposito della reputazione on-line. È evidente che l’argomento è caldo ma c’è tanto da fare in termini di divulgazione delle informazioni corrette.

A proposito dei commenti fittizzi, nell’intervista li ho semplicemente definiti “bombe ad orologeria”. Eppure brand anche molto noti, hanno deciso di utilizzare tattiche del genere: non si rendo conto di essere seduti su delle polveriere…


Ad un convegno di giovedì scorso, ho stuzzicato con una domanda Pierluigi Bernasconi, Amministratore Delegato di Mediamarket (Mediaworld, Saturn), a proposito del rapporto tra spender pubblicitari e web agency e sul fatto che spesso i clienti si rivolgono direttamente ai publisher e ai motori di ricerca. Bernasconi ha detto di preferire spesso la “via diretta”, essenzialmente per due motivi:

  1. Le agenzie non sempre sono preprarate e aggiornate; ha fatto l’esempio di proposte legate al “web 2.0″ che altro non sono che pianificazioni su network di blog.
  2. Le web agency non hanno la capacità di interfacciarsi col management dei publisher, fatto che ritiene fondamentale per ottenere i risultati migliori.

Non sono molto d’accordo sul punto 2), o meglio, può anche esser vero che non tutte le agenzie hanno relazione con i piani alti, ma se diamo per buono che questa è una condizione necessaria per ottenere risultati, stiamo dicendo che il mercato è ancora immaturo, ed è fatto di relazioni e favoritismi e non di professioni. A me non pare che sia (più) così.

Pienamente in sintonia col punto 1) anche se non è tutta colpa delle agenzie. Le specializzazioni e le competenze d’avanguardia ci sono, basta saperle cercare. Se invece si cerca il nuovo utilizzando partner e procedure consolidate, probabilmente non lo si troverà (almeno per alcuni anni ancora). È di questi giorni una ricerca di TNS Media Agencies che rileva l’impreparazione delle tradizionali agenzie in USA, UK e Francia rispetto ai social media. Cito due commenti relativi a questo studio:

“I think traditional ad agencies have very little contribution to make,” Bryan Simkins, a marketing specialist at FedEx, told TNS. “They are mostly driven by their compensation models which are made for closed media. Those models don’t apply in open media.”

“They put up a good presentation about what social media is, but when you get to implementing campaigns, the day-to-day management skills are not meeting the marketers’ expectations.”

Dice la sua anche Forrester nel report The Connected Agency che Adweek sintetizza scrivendo: Agencies Need to Reboot. Ma cosa significa agenzie connesse? Ecco una sintesi:

What it is calling “the connected agency” would not only know certain communities but also be active members of these groups. Pushing messages would give way to encouraging voluntary engagement, and ongoing conversations would replace time-based campaigns.

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