Archivio: luglio, 2007

Lo ricorderemo sicuramente come un momento importante nell’evoluzione della comunicazione pubblica delle aziende. Mi riferisco alla decisione di Sun Microsystem, una delle più grandi aziende americane, di comunicare i dati finanziari ufficiali attraverso il blog del proprio CEO Jonathan Schwartz. Chiarissime le sue parole:

“In riferimento al dialogo che abbiamo avviato con la United States Securities and Exchange Commission e il suo Presidente Cox, questa sarà la prima volta in cui il grande pubblico degli investitori (che utilizza il browser o il cellulare) verrà messo allo stesso identico livello di coloro che accedono ai servizi di abbonamento privato.”

e ancora:

“Credo che questo cambiamento aumenterà la trasparenza del nostro business e ci consentirà di distribuire le informazioni in modo equo, utilizzando la rete per lo scopo per cui è stata creata: collegare le persone e le informazioni.”

Anche se per Sun si tratta di un’evoluzione naturale, tenendo conto degli oltre 3.000 blogger presenti in azienda (Schwartz utilizzò il suo blog anche per comunicare una forte riduzione del personale), si tratta di una decisione che apre una nuova frontiera nel rapporto tra aziende e stakeholder.

Insomma, giù il cappello.

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Il file dove raccolgo gli appunti da cui generalmente scaturiscono i contenuti per questo blog, reclama giustizia. È vero, ci sono cose che vorrei/dovrei scrivere, non ultime alcune recensioni dei libri recenti che ho letto.

Nel frattempo, sfrutto un materiale di repertorio (anche se appena pubblicato), ossia l’articolo sul search marketing che ho scritto per il consueto pamphlet di IAB Italia, La pubblicità interattiva in Italia (disponible integralmente anche in PDF), giunto all’ottava edizione.

Questa volta ho voluto fotografare il settore attraverso le più recenti ricerche di mercato; ne è venuto fuori l’articolo Il search marketing moltiplica utenti e canali che, tra l’altro, mi ha permesso di utilizzare la funzione Pages introdotta da Typepad di recente e che permette di pubblicare delle pagine individuali sul blog slegate dai normali post.

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Articolo di Mauro Lupi per il pamphlet IAB Italia “La pubblicità interattiva in Italia“, edizione 2007

Trattandosi del servizio più utilizzato sul web, i motori di ricerca continuano ad essere al centro dell’attenzione del mondo della comunicazione online. Ed i numeri esplicitano ancora meglio il trend che risulta essere in ulteriore crescita. Negli ultimi tre anni il numero degli utilizzatori dei motori di ricerca è cresciuto del 34%, mentre la quantità di sessioni di ricerca mensili a testa è aumentata del 64%. In termini di valore assoluti parliamo di 16,4 milioni di persone in Italia che rappresentano il 79% degli utenti internet attivi[1].

Dal punto di vista delle strategie di comunicazione delle aziende, il search marketing offre numerose opportunità, non solo dal punto di vista prettamente pubblicitario mediante il keyword advertising, ma assumendo altresì forte rilevanza per iniziative più legate al brand. In effetti, se da un lato il 43% degli investitori pubblicitari ha come principale obiettivo delle loro attività di search marketing la generazione immediata di vendite online, per oltre un terzo la motivazione che spinge all’investimento è invece la generazione di brand awareness[2]. Difatti, numerose ricerche testimoniano quanto il comparire in modo preminente nei risultati di motori di ricerca, venga associato a valori decisamente positivi. Il 57% degli utenti internet in Italia, ritiene che se un’azienda compare ai primi posti significa che è leader del settore; al contrario, per il 62% dei navigatori online, se un’azienda non figura in testa ai risultati, probabilmente non offre quello che si sta cercando[3].

In merito al valore del search marketing come strumento di business più diretto, cresce in modo significativo l’impatto dei motori di ricerca nell’influenza sulle decisioni di acquisto. L’88% delle persone che usano internet in Italia, dichiara di utilizzare sempre o spesso i motori di ricerca per trovare informazioni su prodotti o servizi che sta valutando da acquistare (era l’83% nel 2006). La stessa ricerca rileva che il perfezionamento di tali acquisti avviene esclusivamente online solo nel 34% dei casi, mentre il resto è concluso sia online che nei punti di vendita offline[4].

Eppure, gli investimenti riservati in Italia al search marketing, seppur in costante aumento, rimangono sostanzialmente contenuti. Difatti solo il 31% degli inserzionisti riserva al search un budget superiore a 50.000 Euro l’anno; il 40% addirittura destina meno di 5.000 Euro. Tuttavia, il 62% dei marketers ritiene che incrementerà il budget nei prossimi 12 mesi (il 23% pensa di aumentarlo di oltre il 25%)[5].

Nel contempo, il mondo dei motori di ricerca si sta sensibilmente modificando, soprattutto per la moltiplicazione dei canali di ricerca e delle funzioni di personalizzazione. Alcune aree stanno avendo una crescita esponenziale nelle preferenze degli utenti, in particolare per quanto riguarda le news, le immagini ed i video. Su Virgilio, ad esempio, le ricerche inerenti al settore “video”, hanno un peso sul totale che è cresciuto del 460% nell’ultimo anno; le richieste di immagini sono aumentate addirittura di cinque volte dal 2004[6]. E naturalmente i marketers contano di seguire questi trend, dichiarando che svolgeranno sempre di più delle campagne di Local Search (43%), Mobile Search (18%), Video Search (14%)[7].

La sfida rimane quella di affrontare la polverizzazione dei canali di ricerca da una parte, seppure concentrata attualmente in larga misura attorno all’offerta di Google, con l’impatto che stanno avendo i singoli individui, non solo come produttori di contenuti in grado di influenzare le decisioni di altre persone, ma anche come risolutori diretti di istanze di ricerca attraverso servizi come Yahoo! Answer il quale, in meno di un anno, ha già conquistato in Italia oltre due milioni di persone.


[1] Nielsen/NetRatings, NetView casa+ufficio, Marzo 2007
[2] JupiterResearch/SEMPO survey, advertiser, France, Italy and Spain, 01/2007
[3] Sems/Nextplora, Maggio 2007
[4] Sems/Nextplora, Maggio 2007
[5] JupiterResearch/SEMPO survey, advertiser, France, Italy and Spain, 01/2007
[6] Virgilio/Telecom Italia, analisi interna, Maggio 2007
[7] JupiterResearch/SEMPO survey, advertiser, France, Italy and Spain, 01/2007


Franco Folini ha raccolto una bella intervista su blog di Novedge a Andrew Keen, l’autore di “The Cult of the Amateur”. Con il suo libro, Keen ha messo in discussione la qualità e l’autorevolezza complessiva dei blog, attirandosi parecchi strali polemici.

In effetti il suo libro è in lista tra quelli che contavo di leggere, soprattutto perché volevo capire un punto di vista piuttosto diverso dal mio. La conversazione di Keen con Franco è interessante e ci sono delle riflessioni che condivido, ma in linea generale trovo che il suo approccio sia sbagliato perché, rispetto ai blog, si pone i soliti due problemi di chi guarda solo la superfice del fenomeno:

  1. la qualità media dei blog è penosa
  2. la quasi totalità dei blog non ha un modello economico sostenibile

Risposta sintetica con un doppio: “e allora?”.

Chi si preoccupa della qualità dei blog, semplicemente non apprezza il fatto che ne esistono migliaia decisamente validi ed interessanti (a me bastano questi, il problema semmai è per gli altri blog), non conosce la capacità delle persone di fungere da filtri in grado di evidenziare solo quello che funziona, non capisce la necessità di sviluppare un approccio più disincantato verso i contenuti: ce ne sono tantissimi e questa è un’ottima cosa (almeno rispetto alla situazione contraria), per cui la preoccupazione deve essere quella di saper scovare le informazioni utili e ignorare velocemente tutto il resto.

Sulla sostenibilità economica dei blog, ci sono ormai fior di considerazioni sull’economia del dono per cui non mi dilungo. Spero solo che possano esserci sempre più individui che abbiano voglia di tenere un blog e che lo facciano senza preoccuoparsi (solo) di farci soldi. Ne voglio tanti, di qualsiasi tipo, scritti da teenager e da novantenni, scrittori professionisti e aculturati illitterato. Sento semplicemente il bisogno di ascoltare le persone e non più semplicemente i media.


Franco Folini ha raccolto una bella intervista su blog di Novedge a Andrew Keen, l’autore di “The Cult of the Amateur”. Con il suo libro, Keen ha messo in discussione la qualità e l’autorevolezza complessiva dei blog, attirandosi parecchi strali polemici.

In effetti il suo libro è in lista tra quelli che contavo di leggere, soprattutto perché volevo capire un punto di vista piuttosto diverso dal mio. La conversazione di Keen con Franco è interessante e ci sono delle riflessioni che condivido, ma in linea generale trovo che il suo approccio sia sbagliato perché, rispetto ai blog, si pone i soliti due problemi di chi guarda solo la superfice del fenomeno:

  1. la qualità media dei blog è penosa
  2. la quasi totalità dei blog non ha un modello economico sostenibile

Risposta sintetica con un doppio: “e allora?”.

Chi si preoccupa della qualità dei blog, semplicemente non apprezza il fatto che ne esistono migliaia decisamente validi ed interessanti (a me bastano questi, il problema semmai è per gli altri blog), non conosce la capacità delle persone di fungere da filtri in grado di evidenziare solo quello che funziona, non capisce la necessità di sviluppare un approccio più disincantato verso i contenuti: ce ne sono tantissimi e questa è un’ottima cosa (almeno rispetto alla situazione contraria), per cui la preoccupazione deve essere quella di saper scovare le informazioni utili e ignorare velocemente tutto il resto.

Sulla sostenibilità economica dei blog, ci sono ormai fior di considerazioni sull’economia del dono per cui non mi dilungo. Spero solo che possano esserci sempre più individui che abbiano voglia di tenere un blog e che lo facciano senza preoccuoparsi (solo) di farci soldi. Ne voglio tanti, di qualsiasi tipo, scritti da teenager e da novantenni, scrittori professionisti e aculturati illitterato. Sento semplicemente il bisogno di ascoltare le persone e non più semplicemente i media.


I miei colleghi del reparto tecnico mi hanno segnalato il profilo di una figura professionale che vorremmo inserire in Ad Maiora. Eccone i dati essenziali:

  • Ottima conoscenza dei linguaggi di programmazione PHP 5 e ASP (meglio se anche .NET e JSP)
  • Conoscenza di Mysql
  • Buona conoscenza sistema operativi Linux
  • Esperienza nello sviluppo di applicazioni web
  • Conoscenza del funzionamento del protocollo HTTP
  • Ottima conoscenza dell’HTML e CSS
  • Esperienza nell’utilizzo e personalizzazione delle principali piattaforme CMS (Movable Type, WordPress, Drupal, Mambo)
  • Conoscenza lingua inglese

Aggiungerei dei requisiti “mentali”: propensione all’aggiornamento professionale permanente, capacità di lavorare in team, orientamento al problem solving.

Sede di lavoro Roma. Inquadramento e compenso in funzione delle competenze. Opportunità professionali elevate e coinvolgimento in progetti di elevato spessore e innovazione.

Se ti interessa o conosci qualcuno a cui potrebbe interessare, mandami una mail.

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Dall’intervista a Regis McKenna sull’ultimo numero di 7thFloor:

“Ma per attirare clientela bisogna avere capacità programmatiche e un software flessibile come anche saper leggere i vari blogs dove i vostri clienti stando parlando di voi!”

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Gira su internet da più di due mesi per cui forse l’avrete già visto. Voglio segnalarlo ancora perché lo ritengo una delle cose più intelligenti e divertenti a proposito del mondo della pubblicià oggi. Mi riferisco a “Bring the love back”, realizzato da Microsoft Digital Advertising Solutions, in cui una lei (il consumatore) dice ad un lui (il pubblicitario) che tra loro due non c’è più dialogo.

Alcune battute sono davvero memorabili; finale che fa riflettere con lei che lo lascia definitivcamente e lui che, vanamente, cerca di appellarsi ai vecchi tempi.

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Distributore Erg - Signor Aldo Sulla strada di casa faccio spesso rifornimento al distributore del Signor Aldo a Genzano. Un paio di giorni fa ho notato un nuovo allestimento di tutto l’impianto e, primo su tutti, un gran bel manifesto con al foto del Signor Aldo in persona e con un inequivocabile testo: “Noi di Erg ci mettiamo la faccia. Aldo lavora qui, per voi”.

Complimentandomi col Signor Aldo, mi raccontava che dopo oltre 40 anni che lavora lì, ha ricevuto questa bella sorpresa di verdersi personalizzato il suo impianto.

Non so quanto l’iniziativa di Erg sia estemporanea o è stata applicata ad altri gestori. Certo è che la trovo veramente brillante:

  •  gratifica il gestore, cosa che in quel settore è essenziale e sempre più complicato
  • rappresenta l’azienda petrolifera attraverso l’interfaccia neutra di chi è in prima fila e, spesso, di chi rappresenta l’elemento di fidelizzazione principale da parte dei clienti
  • si tratta di un’iniziativa poco costosa: un paio di paline e magari un set di flyer che con i moderni sistemi digitali si realizzano con poco.
  • e poi… fa parlare dell’iniziativa pure i blog!

Erg GenzanoQualche mese fa ho tenuto una sessione di consulenza presso un’azienda petrolifera proprio per parlare di blog da utlizzare come umanizzazione del rapporto con i propri stakeholder. Una delle cose che mi ero permesso di ventilare, qualcun’altro l’ha realizzata.

Bravi Erg!

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Il 4 luglio scorso è partito il progetto Decidere.net, la nuova iniziativa dell’On. Daniele Capezzone. Sintetizzandolo, si tratta di un programma politico basato su 13 punti su cui si chiede di aderire e collaborare per portarlo avanti.

Glisso in toto sugli aspetti policiti e sul merito del programma (non mi occupo di politica tanto da poterlo valutare con la dovuta competenza), se non per esprimere la condivisione di molti dei suoi punti, soprattutto in merito a fisco, privatizzazioni, semplificazione della burocrazia.

Vorrei invece segnalare, evidentemente con soddisfazione, che Ad Maiora si è occupata della realizzazione e dello sviluppo del sito-blog Decidere.net, il quale è poi uno degli elementi che caratterizzano l’impostazione dell’iniziativa stessa. Decidere.net infatti, permette (anzi, auspica), il dialogo con chiunque si senta di poter dire la sua. Per cui abbiamo implementato uan serie di funzioni interattive digitali (email, commenti ai post, forum, instant message, file, webcam, ecc.), a cui si aggiungono la possibilità di inviare SMS, MMS e registrare messaggi via telefono fisso o mobile. 

Tra i tool implementati, anche un monitor in tempo reale dei link alle discussioni su altri blog e alle citazioni sui siti di news. Ok, nessuna rivoluzione copernicana, ma probabilmente uno dei progetti più “aperti” tra quelli recenti degli esponenti di rilievo della politica italiana.

Sul comunicato ufficiale sono inoltre riportati alcuni dei primi (ottimi) risultati in termini di visite, adesioni, feedback ricevuti, ecc.

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Puntuale come l’incalzare delle stagioni, ancora un articolo che mette in discussione l’efficacia della pubblicità online. Questa volta a firma di Giampaolo Fabris su Affari&Finanza di oggi (l’allegato di Repubblica).

Non sono riuscito a trovare un passaggio che sintetizzi l’articolo di Fabris, per cui provo a riassumerlo arbitrariamente io: la pubblicità sulla Rete è invasiva perchè entra sul PC delle persone e queste ne sottolineano la relativa insofferenza.

Faccio solo due considerazioni:

  • Ditemi una forma di pubblicità che sia apprezzata dai destinatari; ovvio che se chiedi a qualcuno “ma a te piace la pubblicità su internet”, la risposta sia “no”. Pensate invece che se lo chiedete a proposito di TV, radio o stampa le risposte siano “wow, certo! adoro lo spot che interrompe il film”, oppure “non vedo l’ora di sporcarmi le mani di colore su quei paginoni pubblicitari interni al quotidiano”? In sintesi: non esiste una pubblicità che funziona o meno in senso assoluto; dovrebbe essere sempre correlata con le alternative sugli altri mezzi oltre ad accettare il fatto che la pubblicità è invasiva per natura.
  • Continuo ad avere fiducia nelle capacità degli inserzionisti (anche attraverso il supporto delle agenzie) nello spendere in modo sensato i propri soldi. Internet cresce (e in Italia lo fa ancora poco) perché funziona. Punto.

Ok, confesso di aver scritto una bugia: in realtà io adoro la pubblicità che interrompe i film in TV; è il momento migliore per dare un’occhiata alle email o fare la pipì


Puntuale come l’incalzare delle stagioni, ancora un articolo che mette in discussione l’efficacia della pubblicità online. Questa volta a firma di Giampaolo Fabris su Affari&Finanza di oggi (l’allegato di Repubblica).

Non sono riuscito a trovare un passaggio che sintetizzi l’articolo di Fabris, per cui provo a riassumerlo arbitrariamente io: la pubblicità sulla Rete è invasiva perchè entra sul PC delle persone e queste ne sottolineano la relativa insofferenza.

Faccio solo due considerazioni:

  • Ditemi una forma di pubblicità che sia apprezzata dai destinatari; ovvio che se chiedi a qualcuno “ma a te piace la pubblicità su internet”, la risposta sia “no”. Pensate invece che se lo chiedete a proposito di TV, radio o stampa le risposte siano “wow, certo! adoro lo spot che interrompe il film”, oppure “non vedo l’ora di sporcarmi le mani di colore su quei paginoni pubblicitari interni al quotidiano”? In sintesi: non esiste una pubblicità che funziona o meno in senso assoluto; dovrebbe essere sempre correlata con le alternative sugli altri mezzi oltre ad accettare il fatto che la pubblicità è invasiva per natura.
  • Continuo ad avere fiducia nelle capacità degli inserzionisti (anche attraverso il supporto delle agenzie) nello spendere in modo sensato i propri soldi. Internet cresce (e in Italia lo fa ancora poco) perché funziona. Punto.

Ok, confesso di aver scritto una bugia: in realtà io adoro la pubblicità che interrompe i film in TV; è il momento migliore per dare un’occhiata alle email o fare la pipì


Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di leggere in anteprima il rapporto che Gianni Dominici ha preparato per il CENSIS, dal titolo Le concentrazioni del potere nel controllo delle reti telematiche che poi è stato presentato lo scorso 3 luglio. Questa è una brevissima sintesi del rapporto che comunque si può scaricare in PDF dal link suindicato (previa registrazione):

Il sistema dell’innovazione italiano appare polarizzato su due realtà diverse e completamente opposte. Da una parte una moltitudine, attiva nei diversi campi della società della conoscenza che stenta a diventare minoranza creativa, imprenditoriale o professionale, a diventare energia vitale di un’ economia che si confronta con le sfide mondiali, dall’altra parte una oligarchia costituita da poche aziende e istituzioni che hanno l’interesse a rafforzare le loro posizioni dominanti occupando quegli spazi che le nuove tecnologie offrono: dalla comunicazione, alle reti, all’industria di contenuti creando verticalizzazioni e sinergie industriali.

Come ho avuto modo di scrivere a Gianni, l’articolo mi è piaciuto molto; alcuni spunti non li avevo mai inquadrati e li condivido. Quello su cui mi interrogo è se, premesse le due velocità esistenti (o comunque la divisione da chi è frenato dalle oligarchie e chi riesce a sopravvivergli), sia più opportuno a livello istituzionale premiare i veloci cercando di generare loop virtuosi o cercare di far accellerare i lenti.

Se ne parla anche (tra gli altri) su Blogosfere, Knowledge is power, Penne digitali, Cronachesorprese, Alfonso Fuggetta, Stefano Quintarelli.

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Tom Friedman su The New York Times (richiesta registrazione) del 27 Giugno:

“The blogosphere has made the global discussion so much richer


Credo che ognuno di noi si sia sentito dire almeno una volta (anzi, probabilmente, molte volte) frasi del tipo “adesso che sei diventato grande, devi prenderti le tue responsabilità”. Giusto?

Ebbene, credo sia arrivato il momento che questo invito lo si inoltri al mondo internet, e qui mi riferisco in particolare al settore della comunicazione online, comprendendo sia gli operatori del settore (ovviamente mi ci metto anch’io), sia le figure professionali all’interno delle aziende. È un processo peraltro è già in atto, ma forse occorre dargli ulteriore impulso.

Quindi, ci sta tutto l’invito di Vittorio su Scene Digitali, di considerare anche in Italia una misurazione giornaliera dei visitatori del web (oggi quella ufficiale è mensile), riprendendo l’auspicio che sta portando avanti l’Audit Bureau of Circulation. Che ne dite?

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