Prendo come alibi il "promemoria" di Massimo Mantellini che scrive:

Le conversazioni nella blogosfera sono spesso molto frammentarie e polarizzate. Tendiamo a sottolineare cio’ che ci colpisce e lo facciamo senza la pretesa (ma nemmeno la voglia) di descrivere "il tutto". E’ come se il compito della sintesi spettasse sempre a qualcun altro.

È vero, qualche volta arrivo alla fine di un post e non capisco cosa si voleva affermare, "qual’è il punto". Però, mettendosi nei panni dei blogger, mi viene pure da affermare: "E che dobbiamo fare tutto noi?" ;-)

Questa intro semi-seria, mi serve giustificare che mi limiterò solo a segnalare un bel post di Gord Hotchkiss a proposito del click fraud. Conosco bene Gord (è mio collega nel board di SEMPO; vedere anche questo suo post sull’associazione) e so che è molto vicino a Google, per cui constato con piacere il rinnovato impegno dell’azienda di Mountain View nell’aggredire molto seriamente il fenomeno dei click fraudolenti.

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Un commento per “Segnalazione sul click fraud”

Pui seguire questa conversazione mediante lo specifico feed rss.

  1. Roberto Galoppini scrive:

    “[..]ma io cerco da tempo di ridurre al massimo la mia tendenza “all’invettiva” su questo blog e sulle cose che scrivo altrove. Quello che leggete e’ solitamente il risultato di un mio tentativo in questo senso che talvolta riesce e molto spesso no.”

    Questo è quello che mi è capitato leggendo un post di Mantellini su OpenOffice.org leggendo il quale mi è venuta la seguente domanda: ma perché questo famoso blogger, che per sua stessa ammissione “fa molte cose, tutte male”, non ne fa meno e si informa di più?
    E’ facile scrivere su tutto, soprattutto quando si è letti perché si ha una reputazione, ma sarebbe cosa buona e giusta leggere i 22 commenti ricevuti, le indicazioni fornite da chi come e meglio di me fornisce supporto su base volontaria, senza nulla chiedere in cambio, ogni giorno.
    Si, mi avrebbe fatto piacere sapere che ci avesse letto, usato, e poi commentato, visto che OpenOffice.org lo usano in tanti, anche sull’amato Mac, parola di volontario.

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