Archivio: dicembre, 2006

Qualche giorno fa sono andato in profumeria con mia moglie. Come d’uopo, all’uscita ci hanno riempito di campioncini. Ora il punto è: se le persone che ricevono questi prodotti demo ne parlano sui loro blog, devono mettere un disclaimer? Si griderà alla marchetta o, peggio, alla corruzione?

Ovviamente questo è un paradosso. Però ogni tanto occorre far tornare al sano realismo chi grida allo scandalo per situazioni come quella che ha visto protagonosta Microsoft la quale ha inviato un PC ad alcuni blogger per far provare il sistema Vista, specificando espressamente di palesare la questione.

Sui campioncini di profumeria, mica c’è scritto che prima di parlare del prodotto con qualcun’altro, devo specificare che si tratta di un omaggio! Succede da decine di anni e nessuno (giustamente) se ne preoccupa.

Queste filosofie puriste mi fanno saltare i nervi. Perchè insultano l’intelligenza umana. Perché presuppongono che le persone non sappiano distinguere la marchetta da una sana opinione (seppur palesemente stimolata). Perché anelano un ambiente puro e buonista per via di un “coso” tecnologico (i blog in questo caso), dimenticando che, per fortuna, sono gli umani che mettono il senso nelle tecnologie e non viceversa, rappresentando sempre la vita per quella che è, nel bene e nel male.

Invece di plaudire alla trasparenza con la quale vengono svolte azioni di marketing che, su altri media sono svolte da anni in modo occulto, si insorge contro quelli che dovrebbero essere corruttori e corrotti. Secondo me è solo invidia. Sai che faccio, mi vado a sentire un pò di musica con il K5 che mi ha regalato Samsung! :)

Mi sembra che anche Luca Conti sia di questa opinione, così come tutte le persone che, alla fine, vorrebbero essere simpaticamente tra i destinatari del dono (compresi giornalisti come Vittorio Pasteris).


Solo questo: Auguri!

(Ora scappo a godermi… moglie e figli)


Un regalo anticipato da mettere sotto l’albero: il blog di Lino Banfi, online da qualche minuto.

Divertente aver collaborato al progetto, interessante il percorso che da questo blog porterà verso altre iniziative online. Tra poche ore si saprà di più, ma intanto sono contento che il progetto, nonostante qualche luna contraria, sia andato online nei tempi prefissati. Un grazie ai miei colleghi che ho stressato non poco e che forse ancora non sanno tutte le cose che andranno perfezionate e migliorate ;-)


Mi piacciono le metafore. Parlando con un giornalista di ADV me ne è venuta una di quelle che poi dici: “non male!”.

Si parlava di corporate blog e di come sta cambiando la comunicazione; ebbene, la necessità di evolvere il rapporto tra azienda e persone/consumatori, l’ho semplicemente rappresentato come il passaggio dal balcone alla porta.

Alcune aziende sono sul balcone a proporre i loro messaggi alle masse, spostandosi a piani sempre più alti e quindi urlando sempre più forte. Non sentono più chi è in strada, neanche riescono a vederli bene.

E allora, che scendano a piano terra e aprano la porta dell’azienda, facendo entrare le persone, ascoltandole, parlandoci.


Caro Babbo Natale, hai presente i blogger? Si, quei tipi autoreferenziali… :-p

Ecco, voglio condividere con te delle cose che mi piacerebbe succedessero, in particolare a riguardo dei feed RSS:

  • Vorrei che pubblicassero i feed interi, in modo che dimostrino davvero di volersi far leggere.
  • Vorrei che non mettessero pubblicità nei feed RSS: preferisco pagare un pranzo ad ognuno di loro che tanto è di più di quanto guadagneranno con quel tipo di pubblicità
  • Vorrei che non facessero in modo di far risultare come nuovi i post vecchi di settimane

Che dici, il fatto di essere diventato insofferente a queste cose, significa che sto invecchiando?

Beato te che le letterine non ti arrivano (ancora) via feed!


Non mi pare di aver letto ancora nulla in giro a proposito dell’interessante evento “The Future of Marketing” organizzato da Business International in collaborazione con Google e UPA tenutosi a Milano la scorsa settimana. E allora ho pensato di pubblicare quanche riga che mi ero annotato.

A fare da base all’incontro c’è stata la presentazione di una ricerca realizzata dall’Economist Intelligence Unit che ha intervistato 200 senior manager in tutto il mondo a proposito del marketing digitale. Poco efficace, a mio parere, il fatto che la ricerca è stata presentata “a pezzi” intervallata dalle tre tavole rotonde oggetto dell’evento. Il risultato è stato un certo calo di attenzione e la perdita del “filo” della ricerca, probabilmente anche per l’approccio decisamente rilassato di chi l’ha presentata.

Da Alberto Macciani, direttore marketing di Unilever Personal Care, sono venuti degli spunti interessanti e molto concreti, tra i quali il fatto che l’utilizzo di strumenti di marketing digitale e, ancora più in generale, di comunicazione innovativa, sono riservati a quelle marche che “hanno qualcosa da dire”. In questo caso, l’uso di internet, del social marketing, ecc. ha senso quando il consumatore si “appropria” della marca. Macciani ha quindi annunciato che a marzo sarà disponibile un nuovo prodotto nell’area personal care, per il quale la metà del budget di comunicazione sarà speso online, in particolare per campagne viral.

Ho invece trovato di segno opposto l’intervento di Daniela Gibolli, responsabile PR per L’Oreal, la quale ha sottolineato a più riprese il loro forte impegno nel far passare dei messaggi di comunicazione che puntino a far percepire esattamente quanto l’azienda vuole dire ed i valori espressi dai loro prodotti. Insomma un approccio che mi sembra ancorato sui valori tradizionali del “controllo”.

Dirompente come suo solito, Guerino Delfino, presidente e CEO di Ogilvy Italia, è andato giù diretto: la comunicazione aziendale e la pubblicità non devono più esplicitarsi in una corsa alla conquista di spazi media; l’unico atteggiamento che può funzionare, soprattutto riguardo alla Rete, è il dialogo con le persone. Il processo di digitalizzazione di tutti i media, ha continuato Delfino, mette in risalto due aspetti: la rilevanza, che costringe i produttori di contenuti (compresi quelli pubblicitari) a badare al loro reale valore e significato per le persone, ed il fatto che tali contenuti saranno sempre più on-demand, smontando di fatto concetti come i palinsesti ed i contesti pubblicitari come li conosciamo ora.

Delle tre tavole rotonde me ne sono persa una ma, indubbiamente, mi piace molto la formula che essenzialmente lascia la ribalta ai responsabili marketing delle aziende. Certo, qualcuno si è lasciato andare ad una stucchevole cronistoria degli “affari interni” prima di dedicare solo due parole a quello che tutti volevamo sentire, ma la struttura rimane interessante.

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Vittorio ce l’ha (simpaticamente) con me per altre ragioni, però mi segnala su Scene Digitali di Repubblica.it attribuendomi addirittura “l’osservazione più acuta” a proposito della copertina del Time di cui si dibatte in ogni dove (ieri ho scritto che avrei preferito che avesse vinto “We” e non “You”). Grazie!, anche in qualità di “blogger italiano”, eh eh.

Non lo dico per ricambiare il favore, ma il pezzo di Vittorio è molto meglio di quando avrei voluto/potuto scrivere volendo spiegare cosa avevo in mente!


Vittorio ce l’ha (simpaticamente) con me per altre ragioni, però mi segnala su Scene Digitali di Repubblica.it attribuendomi addirittura “l’osservazione più acuta” a proposito della copertina del Time di cui si dibatte in ogni dove (ieri ho scritto che avrei preferito che avesse vinto “We” e non “You”). Grazie!, anche in qualità di “blogger italiano”, eh eh.

Non lo dico per ricambiare il favore, ma il pezzo di Vittorio è molto meglio di quando avrei voluto/potuto scrivere volendo spiegare cosa avevo in mente!


Come mi ero riproposto, ho riassunto qualche riflessione sul fatto che i veri motori di ricerca siamo noi, e ne ho fatto un articolo uscito oggi per Punto Informatico.


Prendo come alibi il "promemoria" di Massimo Mantellini che scrive:

Le conversazioni nella blogosfera sono spesso molto frammentarie e polarizzate. Tendiamo a sottolineare cio’ che ci colpisce e lo facciamo senza la pretesa (ma nemmeno la voglia) di descrivere "il tutto". E’ come se il compito della sintesi spettasse sempre a qualcun altro.

È vero, qualche volta arrivo alla fine di un post e non capisco cosa si voleva affermare, "qual’è il punto". Però, mettendosi nei panni dei blogger, mi viene pure da affermare: "E che dobbiamo fare tutto noi?" ;-)

Questa intro semi-seria, mi serve giustificare che mi limiterò solo a segnalare un bel post di Gord Hotchkiss a proposito del click fraud. Conosco bene Gord (è mio collega nel board di SEMPO; vedere anche questo suo post sull’associazione) e so che è molto vicino a Google, per cui constato con piacere il rinnovato impegno dell’azienda di Mountain View nell’aggredire molto seriamente il fenomeno dei click fraudolenti.


Esatto, si, si, proprio te. Quest’anno l’uomo (o la donna) dell’anno per la rivista Time sei te. Congratulazioni!

Il sottotitolo contiene le motivazioni: You control the Information Age. Welcome to your world.

Quindi significa che ho vinto anch’io, giusto? Non è carino avere da ridire quando ti fannoun premio, però avrei eletto uomo dell’anno “Me”, non “You” oppure, ancora meglio, “We”. Questo “You” continua a creare una contrapposizione io/tu che penso vada oltre il semplice gioco linguistico su cui mi diletto in questa domenica mattina. “Me” significherebbe che ognuno, compresi i giornalisti del Time, possano sentirsi uomo dell’anno e sottolinierebbe la consapevolezza acquisita del singolo. “We”, ancor meglio, definirebbe il valore sociale e cumulativo di essere tutti “uomini dell’anno”.

In ogni caso, godiamoci questo premio. Non abbiamo vinto nulla, solo la conferma che i tempi, in questi ultimi anni, sono davvero cambiati.

Update/1 (19/12/06): il post è segnalato su Scene Digitali di Repubblica.it

Update/2 (9/1/07): anche Anil Dash di Six Apart la pensa come me.

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Alla fine Eugenio Pintore (Biblioteche della Regione Piemonte), il cordiale coordinatore dell’incontro Web Semantico: gli agenti intelligenti al servizio della ricerca, ha chiesto: ma insomma, questo web semantico è una balla, o si tratta di un argomento di cui ha senso parlare e studiare?

Si, perché negli interventi di Derrick de Kerckhove, Massimo Marchiori e nel mio, l’argomento "web semantico" è stato affrontato solo di riflesso, ognuno proponendo un’angolazione diversa. Derrick ha riproposto qualche slide del suo intervento allo IAB Forum ed ha fornito altri spunti tra i quali ho annotato:

  • Le persone sono dentro l’informazione e non più solo davanti
  • Un fenomeno importante è che si iniziato a "taggare" le cose e non solo i contenuti
  • Per chi si occupa di catalogare le informazioni, è necessario riconoscere e capire i cambiamenti nel rapporto che queste hanno con gli utenti (quest’ultimo passo, a proposito della sua esperienza di un anno alla Library of Congress)

Massimo, da eclettico ricercatore scientifico, ci ha dato la sua visione di come l’innovazione dovrebbe partire dall’attenzione verso… le zie, utilizzando questa immagine per ribadire la necessità di arrivare al pensiero e alle concrete esigenze dell’uomo della strada. Di Massimo avevo scritto mesi fa a proposito di un suo intervento TV riguardo Google.

Il più aderente al tema del convegno non poteva che essere Gino Roncaglia, il quale ha evidenziato due punti che trovo illuminanti:

  • Le persone si sono impadronte del web semantico, definendo tag e criteri di classificazione "dal basso", svilupando il fenomeno della folksonomy.
  • Il valore della classificazione fatta dagli utenti, assume importanza nel momento in cui diventa "sociale".

Io ho parlato di motori di ricerca, in particolare di come le persone li usano non più solo come filtro alle informazioni, ma in modo tattico e "mordi e fuggi" per ricevere risposte dirette (ad esempio sfruttando il "forse cercavi…" di Google come dizionario). Mi sono divertito anche a segnalare la crescente sproporzione tra la quantità di nuovi contenuti digitali rintracciabili dai motori di ricerca e, per contro, il punto di selezione da parte degli utenti che rimane sempre e solo la lista dei "top10 blue links".

Infine, ho affermato che tutti noi siamo (o stiamo diventando) motori di ricerca. Quest’ultima cosa mi piacerebbe spiegarla in modo più dettagliato. Prima o poi lo farò. L’ho fatto in articolo per Punto Informatico.

In definitiva un incontro interessante, 60-70 partecipanti, il piacere di aver salutato Giuseppe Granieri che non sentivo da un po’, ed una divertente cena con organizzatori e relatori guidata da Augusta "Popi" Giovannoli, con Derrick che si conferma terribilmente simpatico.

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Prototipo Vectrix Oggi ho avuto l’opportunità di provare un prototipo di scooter elettrico che arriverà in Italia nei primi mesi del 2007. Diciamo che non voglio svelare tante cose perché… beh, spero lo si capirà prossimamente ;-)

Mi ha stupito la manopola dell’accelleratore che fa anche da freno motore e, sogno di tanti scooteristi, permette anche la retromarcia. Parte silenziosissimo ma ha una ripresa soprendente. Il prossimo anno vorrei cambiarmi il mio TMax e questa potrebbe essere un’alternativa. In attesa, si può fare un giro.. sul loro sito.

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Avevo già scritto il breve post Motori di ricerca: amici o nemici? quando poi ho saputo che DailyNet ha iniziato un’interessante speciale dal nome esplicativo: "Il fenomeno Google: diavolo o acqua santa?" curato da Jarvis Macchi.

Nel frattempo oggi ho scritto un pezzo per Punto Informatico sull’argomento dell’arbitraggio. Sembra una cosa complicata, ma in realtà è un meccanismo più sempice di quanto si creda e, soprattutto, riguarda tutti: utenti, publisher, inserzionisti, motori di ricerca. Buona lettura!

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Durante il convegno PiùBlog di domenica, Stefano Epifani, Docente presso l’Università La Sapienza di Roma, con una felice battuta ha esclamato: “Basta di chiamare new media internet! Lo sentiamo ormai da dieci anni!”, ricevendo un applauso spontaneo.

Internet Cerca Roma 2006 A meno di 24 ore di distanza, una scena diversa: mondo istituzionale ad ascoltare la nostra ricerca Internet Cerca Roma (a brevissimo online l’aggiornamento 2006). Sono rimasto cinque minuti a pensare (prima di ribattere) sull’intervento di Livio Zoffoli, Presidente del CNIPA, che chiede maggiore trasparenza ai motori di ricerca perché gli risulta che “c’è qualcuno che influenza i risultati e mette in testa non i siti più cliccati ma chissà chi…”. Zoffoli cita il progetto italia.gov.it al quale collaborammo per un anno proprio a cercare (faticosamente) di renderlo idoneo ad essere censito sui motori di ricerca. Mi è venuta peraltro in mente che la gara per il portalone del turismo italia.it, c’era un apposito capitolo in cui si chiedeva la garanzia di figurare ai primi posti, pena l’applicazione di forti penali. Vedremo se ci riusciranno quando finalmente andrà online.

Tornando al convegno di ieri, anche nell’intervento di Santaniello (ex Vicepresidente dell’Autorità garante della privacy), arrivano gli auspici e gli inviti a normare, a regolamentare, a mettere dei paletti, a disciplinare, ecc. Poi durante il buffet le domande sono del tipo “ma i banner su Google funzionano?”, oppure, “ma a chi servono tutte queste chat, insomma… tipo i blog?”.

Ecco, quello che mi preoccupa non è la mancanza di conoscenza, peraltro legittima. Mi preoccupa un atteggiamento che non è proattivo nel voler capire, nel prendere atto di quello che “c’è là fuori” e, peggio, di tentare di ricondurre quello che non si capisce, a logiche basate su metodologie di analisi vetuste oppure, ancor peggio, a normare ove possibile.

Caro Epifani, mi sa che per alcuni internet rimarrà “new” per sempre. Figurati se poi riusciranno a cogliere la giustissima indicazione di Mario Tedeschini Lalli a PiùBlog secondi cui non ha senso parlare di “media” a proposito di internet ma di “meta-media”.

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Durante il convegno PiùBlog di domenica, Stefano Epifani, Docente presso l’Università La Sapienza di Roma, con una felice battuta ha esclamato: “Basta di chiamare new media internet! Lo sentiamo ormai da dieci anni!”, ricevendo un applauso spontaneo.

Internet Cerca Roma 2006 A meno di 24 ore di distanza, una scena diversa: mondo istituzionale ad ascoltare la nostra ricerca Internet Cerca Roma (a brevissimo online l’aggiornamento 2006). Sono rimasto cinque minuti a pensare (prima di ribattere) sull’intervento di Livio Zoffoli, Presidente del CNIPA, che chiede maggiore trasparenza ai motori di ricerca perché gli risulta che “c’è qualcuno che influenza i risultati e mette in testa non i siti più cliccati ma chissà chi…”. Zoffoli cita il progetto italia.gov.it al quale collaborammo per un anno proprio a cercare (faticosamente) di renderlo idoneo ad essere censito sui motori di ricerca. Mi è venuta peraltro in mente che la gara per il portalone del turismo italia.it, c’era un apposito capitolo in cui si chiedeva la garanzia di figurare ai primi posti, pena l’applicazione di forti penali. Vedremo se ci riusciranno quando finalmente andrà online.

Tornando al convegno di ieri, anche nell’intervento di Santaniello (ex Vicepresidente dell’Autorità garante della privacy), arrivano gli auspici e gli inviti a normare, a regolamentare, a mettere dei paletti, a disciplinare, ecc. Poi durante il buffet le domande sono del tipo “ma i banner su Google funzionano?”, oppure, “ma a chi servono tutte queste chat, insomma… tipo i blog?”.

Ecco, quello che mi preoccupa non è la mancanza di conoscenza, peraltro legittima. Mi preoccupa un atteggiamento che non è proattivo nel voler capire, nel prendere atto di quello che “c’è là fuori” e, peggio, di tentare di ricondurre quello che non si capisce, a logiche basate su metodologie di analisi vetuste oppure, ancor peggio, a normare ove possibile.

Caro Epifani, mi sa che per alcuni internet rimarrà “new” per sempre. Figurati se poi riusciranno a cogliere la giustissima indicazione di Mario Tedeschini Lalli a PiùBlog secondi cui non ha senso parlare di “media” a proposito di internet ma di “meta-media”.

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Anche una sessione del Search Engine Strategies si chiama “Friends or foe?” e si riferisce al rapporto tra i motori di ricerca da un parte e le agenzie di comunicazione e di search marketing dall’altra. Amici o nemici?

Danny Sullivan nel suo intervento al SES di Chicago dice, tra l’altro, che Google non vede più *tutte* le agenzie SEO come nemici. Sarà…

Martin Sorrel, CEO di WPP, il più grande gruppo pubblicitario al mondo, ha invece coniato un nuovo termine col quale definisce Google: frienemy. Insomma: lavoriamo pure insieme, ma è evidente la reciproca diffidenza verso un player come Google che cerca di operare direttamente sui big spender pubblicitari. Un articolo di ADWeek raccoglie una battuta di Christine Hunsicker, CEO dell’agenzia Right Media:

“A lot of large advertisers are coming to us rather than Google”

In effetti, qualche volta succede… ;-)

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Terry Semel, il CEO di Yahoo!, spiega in un bel post su Yodel Anecdotal il recente annuncio della rioganizzazione dell’azienda.

Ci sono alcuni passi che ritengo identifichino bene la trasformazione di molte aziende legate alla Rete, comprese le contraddizioni e le perplessità esplicitati in alcuni dei commenti al post (va sottolineato il fatto che siano attivi).

Tempo fa avrei attribuito a questo post anche la categoria “motori di ricerca”; oggi non lo trovo più opportuno. Meglio “comunicazione online”. Catturo un paragrafo di uno dei commenti al post di Semel:

“I think these folks fail to realize what started as a search engine with ad banners is becoming a global communications giant. Not bad for only 10 years”

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Ho iniziato a lavorare quando avevo 18 anni, e questo comportò il rapido naufragio del tentativo (timido , in verità) di conciliare lavoro e Università. Ma questo succedeva tanto tempo fa.

Magari se il periodo fosse stato questo, avrei continuato, se non altro perché oggi si sarebbe potuto avviare un progetto di Tesi 2.0 come sta facendo Alessandro che ha anche predisposto un motore di ricerca specifico ai suoi studi/interessi ed un blog. In bocca al lupo!


A prima vista questo libro si presenta come una semplice raccolta di interviste; in effetti i due autori di Blog! hanno proposto una serie di testimonianze di altrettanti personaggi i quali, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con i blog.

Man mano che si legge, si percepisce invece un progetto d’insieme, un’alternanza di voci che non sono state chiamate a testimoniare a favore della “causa blog” ma a riportare invece un punto di vista specifico.

Ecco, l’abilità degli autori è stata quella di cogliere le diverse inquadrature dei blog, catturate da punti di osservazioni differenti. 25 le interviste tra le quali quelle a Joe Ito, Jonathan Schwartz e John Battelle nel capitolo Economia e Finanza,  Arianna Huffington e Jeff Jarvis in Media e Cultura.

Tra i pensieri che mi sono annotato c’è quello di Paul Saffo, direttore dell’Institute for the Future, per cui ”leggere i blog è come possedere una sfera di cristallo”. Saffo si sofferma sulla classica critica fatta alla blogosfera riguardo la presenza di molti contenuti di poca qualità. Facendo una retrospettiva di alcuni differenti momenti storici, propone una serie di esempi ricordando, ad esempio, che ai tempi di Mozart e Salieri c’erano anche pessimi compositori; ci siamo scordati di loro perché erano semplicemente autori scadenti. Saffo in pratica ritiene che sia inevitabile la presenza di rumore nell’ambito di una proliferazione dei contenuti come quella che sta riguardando la blogosfera; il punto è soffermarsi su quanto di buono e originale viene prodotto, rispetto a quanto verrà presto dimenticato.

Merita la segnalazione anche un passaggio dell’intervista a Jason Calcanis, in particolare sull’argomento “a quali aziende può essere utile un blog?” Schietto come sempre, Calcanis risponde:

“Se i vostri clienti vi odiano, il vostro blog sarà come un alcolista che cerca di fare terapia di gruppo quando è ubriaco. Terrificante.”

Molto interessante un piccolo saggio di uno degli autori, David Kline, che cerca di individuare i perché delle persone a bloggare. Secondo Kline, le motivazioni principali sono da cercare nel rapporto che ha l’individuo con la società moderna, “nel senso di alienazione, nella mancanza di potere, nello schiacciante anonimato che soverchia la vita quotidiana“. Con i blog esprimiamo noi stessi. “Bloggo quindi sono”, conclude Kline.

In definitiva, Blog! è davvero un buon libro con spunti interessanti e concreti sul significato e sull’importanza dei blog. Per questo, l’unica nota stonata è l’introduzione di Beppe Grillo, che  ho trovato fuori luogo proprio perchè tutta protesa ad affermare enfaticamente che nel mondo c’è una rivoluzione in atto per via dei blog, che i vecchi media sono finiti, ecc. Mah!

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Alcuni appuntamenti per la prossima settimana (la considero a partire dalla domenica, come fanno negli USA):

  • Domenica 10 alle ore 15, come già segnalato, sarò a PiùBlog al Palazzo dei Congressi a Roma ed interverrò nella sessione “Blog, comunicazione e media”.
  • Lunedì 11 alle ore 16.30 sempre a Roma, presento la quarta edizione di Internet Cerca Roma organizzato dalla Fondazione Roma Europea, che quest’anno analizza anche le richieste online che riguardano il Lazio e apre una finestra sull’argomento “immigrazione”. Un parterre tutto istituzionale con Mariella Gramaglia, Assessore alle Politiche per la semplificazione, la comunicazione e le pari opportunità del Comune di Roma, Raffaele Ranucci, Assessore dello Sviluppo economico, ricerca e innovazione della Regione Lazio, Livio Zoffoli Presidente del CNIPA e Gianluca Quadrana, Presidente per la Commissione Speciale per l’immigrazione, nuovi diritti, multietnicità del Consiglio Comunale di Roma.
  • Venerdì 14 alle ore 16 parteciperò alla trasmissione “La nuova TV” sul canale Class-CNBC insieme a Enrico Gasperini (Presidente Consulta Digitale Assocumunicazione) e Maurizio Sala (Armando Testa).
  • Sempre il 14 ma alle 18 sarò a Torino per il convegno “Web Semantico: gli agenti intelligenti al servizio della ricerca“; non nego di essere orgoglioso (e un po’ preoccupato) di essere uno dei relatori accanto a Derrick de Kerckhove, Massimo Marchiori e Gino Roncaglia.
  • Il 15 conto di passare a Milano, questa volta solo come come uditore, al convegno The future of marketing organizzato da Business International e Google.


Avevo scritto velocemente del Comitato per l’informazione su internet. Vorrei qualificare meglio il mio punto di vista, stimolato anche dalle considerazioni di Andrea e di Michele (anche nei commenti qui).

Capisco la legittima diffidenza verso ogni “organo” che si autoproclami in relazione a qualcosa. E a scanso di equivoci, non c’è nessuna iniziativa specifica di “quelli di IAB”, come scrive Michele. Se dovesse nascere qualcosa, sarà comunque condivisa con le decine di aziende che partecipano all’associazione. Nè tantomeno la presunzione o l’ambizione è quella di creare un’elite di non so cosa. Lo spunto è stato esclusivamente pensato per affrontare il problema *serio* della disinformazione delle istituzioni (o almeno di una buona parte) riguardo alla Rete.

Sull’argomento “internet”, credo che nessuno possa affermare di “aver capito tutto”. Ritengo però che sia ora che anche per la Rete si applichino dei sistemi che aiutino a limitare gli interventi disordinati e pericolosi come quelli recenti del Ministro Landolfi Fioroni. Non parlo di filtri, né di bollini blu. Penso a un sistema che permetta in modo trasparente e condiviso di: a) fungere da fonte informativa oggettiva per le istituzioni che richiedano un supporto o un parere; b) rappresentare una voce (sottolineo “una voce”, non “la voce”) indipendente degli operatori e degli esperti del settore.

Internet è sempre di più un bene primario. Aiuta le nazioni a progredire economicamente e socialmente. Anche in Italia dà lavoro a decine di migliaia di persone. E non penso solo alle aziende come la mia che operano direttamente nel settore; penso soprattutto ai milioni di cittadini che usano la Rete come canale fondamentale di comunicazione e informazione; ma anche a chi lavora attraverso Ebay (e sono decine di migliaia). Sono convinto che un modo per tutelare tutto questo, deve passare necessariamente attraverso l’informazione, alzando però il livello rispetto a quanto succede ora.

E’ come se domani mattina un ministro iniziasse a dire che vuole cambiare le regole per la distribuzione dell’acqua senza avere la più pallida idea di risorse idriche, di informazioni sull’industria del settore, di accordi e best practice internazionali, ecc.

Insomma, il problema c’è. Iniziamo a discutere di come aiutare a risolverlo.


Avevo scritto velocemente del Comitato per l’informazione su internet. Vorrei qualificare meglio il mio punto di vista, stimolato anche dalle considerazioni di Andrea e di Michele (anche nei commenti qui).

Capisco la legittima diffidenza verso ogni “organo” che si autoproclami in relazione a qualcosa. E a scanso di equivoci, non c’è nessuna iniziativa specifica di “quelli di IAB”, come scrive Michele. Se dovesse nascere qualcosa, sarà comunque condivisa con le decine di aziende che partecipano all’associazione. Nè tantomeno la presunzione o l’ambizione è quella di creare un’elite di non so cosa. Lo spunto è stato esclusivamente pensato per affrontare il problema *serio* della disinformazione delle istituzioni (o almeno di una buona parte) riguardo alla Rete.

Sull’argomento “internet”, credo che nessuno possa affermare di “aver capito tutto”. Ritengo però che sia ora che anche per la Rete si applichino dei sistemi che aiutino a limitare gli interventi disordinati e pericolosi come quelli recenti del Ministro Landolfi Fioroni. Non parlo di filtri, né di bollini blu. Penso a un sistema che permetta in modo trasparente e condiviso di: a) fungere da fonte informativa oggettiva per le istituzioni che richiedano un supporto o un parere; b) rappresentare una voce (sottolineo “una voce”, non “la voce”) indipendente degli operatori e degli esperti del settore.

Internet è sempre di più un bene primario. Aiuta le nazioni a progredire economicamente e socialmente. Anche in Italia dà lavoro a decine di migliaia di persone. E non penso solo alle aziende come la mia che operano direttamente nel settore; penso soprattutto ai milioni di cittadini che usano la Rete come canale fondamentale di comunicazione e informazione; ma anche a chi lavora attraverso Ebay (e sono decine di migliaia). Sono convinto che un modo per tutelare tutto questo, deve passare necessariamente attraverso l’informazione, alzando però il livello rispetto a quanto succede ora.

E’ come se domani mattina un ministro iniziasse a dire che vuole cambiare le regole per la distribuzione dell’acqua senza avere la più pallida idea di risorse idriche, di informazioni sull’industria del settore, di accordi e best practice internazionali, ecc.

Insomma, il problema c’è. Iniziamo a discutere di come aiutare a risolverlo.


In questi giorni stiamo analizzando i feedback dei partecipanti a IAB Forum 2006. Innanzutitto mi ha fatto molto piacere costatare che sono stati oltre 300 i moduli di valutazione compilati, che su 2.500 registrati è un numero eccellente. Il giudizio complessivo è in genere buono o molto buono. Il lavoro che stiamo facendo adesso è anche quello di schematizzare i numerosi commenti aggiuntivi, per divenire ad un quadro d’insieme che ci permetta tradurre questi feedback su IAB Forum 2007 e sulle altre iniziative sociali.

Per ora, mi piace solo citare una cosa che mi è successa un paio di settimane fa, quando un nostro partner, un’agenzia di comunicaizone che si avvale dei servizi Ad Maiora, ci raccontava di un suo cliente che, dopo aver partecipato a IAB Forum, li ha chiamati perché si affrontassero subito delle attività di social networking, engagement, viral marketing, ecc. Il cliente, fino al giorno prima, non sapeva dell’esistenza dei blog… L’ho chiamato “effetto IAB Forum”.

Vi sono capitati casi analoghi?

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Dopo un primo annuncio e poi un ripensamento, adesso le cose tra Danny Sullivan e Incisive Media (che gestisce il Search Engine Strategies ed il sito Searchenginewatch) sono più chiare. Danny continuerà lavorare sui SES negli Stati Uniti, mentre finisce la collaborazione sui contenuti online (è di oggi il suo goodbye che riassume la storia del glorioso sito) per proseguire in modo autonomo su Search Engine Land.

Le edizioni del SES al di fuori degli Stati Uniti saranno coordinate da Chris Sherman che so che ha rinnovato per tre anni questa collaborazione. In alcune nazioni, tra cui l’Italia, Chris interviene come co-chair, lasciando la gestione ad una figura locale (e per l’Italia sono io). A proposito: sembra confermata la data del 29-30 Maggio 2007 per l’edizione milanese, per cui penso di iniziare a lavorarci verso la fine di gennaio.

Intanto la scorsa settimana il SES si è tenuto a Parigi che ha deluso un po’ tutti: pochi partecipanti, pochissimi espositori, … Mi sa che il prossimo anno dovranno rivedere un po’ di cose.

Intanto lunedì parte il SES a Chicago e questa volta lo salto. Almeno mi rispamio un po’ di freddo.

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