L’argomento dei blog aziendali è sempre più caldo. Il problema è che questo riscalda anche chi non aspettava altro che spiegare l’ABC di come ogni azienda DEVE impostare il suo blog: BISOGNA fare così, è NECESSARIO fare colà, ecc. Questi individui li abbiamo già visti anche qualche anno fa quando cercavano di convincere le aziende a cambiare modelli economici perché era arrivato internet. Poi sappiamo come è andata.

Succederà anche per i blog. Dato uno strumento tecnologico e delle opportunità intelligenti relative alla sua applicazione, le aziende capaci li implementeranno a partire da quello che possono realistiamente fare. E questa è una buona notizia.

Lasciamo che le imprese scoprano la necessità di conversare. Lo faranno gradualmente, commettendo errori, provando inutili scorciatorie o trucchetti. Poi la Rete dimostrerà loro che la fiducia non si sviluppa più ripetendo all’infinito uno spot (per i meno giovani: i tempi di “Galbani vuol dire fiducia” sono finiti). Ma se escono allo scoperto, poi non tornerano più indietro.

Ok, qualcuna userà un linguaggio non troppo cool, partirà con i commenti disabilitati, supporterà i manager con degli assistenti, ecc. E allora?

A volte, innescare un processo aziendale che porti alla nascita di un blog, è qualcosa di complesso e articolato, paragonabile ad una scalata in cui ognuno sceglie le vette ed il percorso che gli sono più congeniali. Raggiunta la vetta, vale proprio la pena di preoccuparsi se si è un po’ spettinati?

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27 commenti per “Della critica ai blog aziendali”

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