Archivio: novembre, 2005

Sesparis_1 Sono a Parigi, alla prima edizione francese del Search Engine Strategies. Edizione rilassata, una quindicina gli espositori mentre ancora non ho sbirciato nelle sale per vedere i partecipanti alle conferenze. Fino ad ora, un terzo delle persone che ho visto in giro parlano in inglese. Nel frattempo leggo questa news di Ansa, secondo cui i francesi sono quelli che in Europa spendono più tempo online (è comunque assurdo che un’agenzia stampa non riporti la fonte della ricerca); noi italiani saremmo all’ultimo posto.


Sometimes also the Americans arrive late!  (more than two years) :) )


Strategia Oceano BluAvevo sentito parlare da tempo del clamoroso successo internazionale di “Strategia Oceano Blu”; poi ho avuto modo di ascoltare Renée Mauborgne (coautrice del libro insieme a W. Chan Kim) durante il World Business Forum lo scorso settembre e l’acquisto del libro è stato immediato.


Sono particolarmente attratto dalle analisi di punti di osservazione innovativi riguardo al business ed in genere a tutto quello che gli americani chiamano il pensare “out of the box”. Mi ha sempre aiutato (e non solo professionalmente) forzarmi a guardare le cose partendo da angoli diamentralmente opposti a quelli abituali. A volte si ritorna al punto d’origine, a volte si scoprono idee interessanti e innovative o semplicemente aspetti diversi da quelli canonici. Ed è questo il principio base che anima il libro: lo stimolo a guardare oltre le normali consuetudini di business.


La maggior parte delle aziende opera in un Oceano Rosso, fatto di competizione diretta con le altre aziende, nel quale le leve competitive utilizzate sono il prezzo, le migliorie sul prodotto, la pubblicità, ecc. Modelli tradizionali sui quali si guerreggia ognuno nel suo mercato. Gli autori hanno invece strutturato una strategia in base alla quale, le aziende possono andare verso un Oceano Blu, creando di fatto un nuovo scenario competitivo.


In pratica, il modello suggerisce di analizzare le “innovazioni di valore” che possano contribuire a posizionare l’azienda su un livello differente rispetto agli altri competitor. Vanno inoltre studiati i confini del mercato attuale, per verificare se è possibile operare in mercati attigui o correlati.


Uno degli esempi citati che meglio rende l’idea, è quello del Cirque du Soleil che ha rivoluzionato il settore dei circhi negli Stati Uniti, un settore peraltro in crisi da tempo. L’idea vincente è stata quella di togliere quello che creava ostacoli (ad esempio, gli animali) ed inserire elementi nuovi che hanno allargato la sfera di interesse dei clienti andando ad acquisirli anche da altri settori (il teatro in questi caso).


La teoria può sembrare ovvia, ma l’esame dei casi di successo presentati nel libro, testimonia che non sono poi molte le aziende che hanno creato un Oceano Blu. La maggior parte continua ad operare in un Oceano Rosso ove i margini continuano a ridursi e di consueguenza le certezze per un futuro roseo.


Il libro è molto piacevole, lineare nell’analisi di tutte le fasi della costruzione e del mantenimento di un Oceano Blu ed è scritto senza particolari tecnicismi di management. Vivamente consigliato.

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Ieri Luca ha aggiunto un commento al primo post di questo blog che riporto integralmente (spero che l’autore non se ne dispiaccia; gli ho inviato una mail ma è tornata indietro) perché credo meriti un post tutto suo.

Ciao Mario,
parto dal tuo primo post così magari ti commuovi per la nostalgia e io ottengo quello di cui ho bisogno…;-)
Scherzo ma non troppo: ho visto dal tuo background che se stato fondatore di MotoriDiRicerca. Devo dedurre, dalla serietà e affidabilità del tuo blog, che ora non ci lavori più, visto che capitando lì alla ricerca di informazioni sul panorama dei motori italiani ho constatato che sulle loro tastiere giace qualche centimetro di polvere…In particolare stavo cercando di capire che fine avevano fatto quei poveri motori italiani, tipo Godado e Il Trovatore, che coraggiosamente stanno (stavano?) cercando di ritagliarsi una fettina della torta. Su MotoriDiRicerca gli aggornamenti si fermano a 3 (!!!)anni fa! Vale a dire un secolo fa. Allora sono andato direttamente sui siti in questione e la nebbia è salita: Godado che è powered by Il Trovatore e il Trovatore che esce con una versione beta (ti risulta?) senza link sponsor o altro.
Domanda: che è successo ai pionieri italiani? Vivono? Si sono evoluti? Che accordi ci sono tra loro? Vale la pena spenderci due lire?
Ho un piccolo birrificio e volevo fare una campagnetta, oltre che sui soliti google e yahoo, anche su altri motori più "locali" ( e spero meno costosi). Mi puoi aiutare? (prometto una bella evuta gratis, se ti piace la birra artigianale…)

luca

A parte il "ciao Mario" ;-) il commento di Luca più che suscitarmi nostalgia, mi riporta al dovere di pensare a MotoriDiRicerca.it che, come dice giustamente, ha un po’ di polvere addosso. In realtà, il sito vive attraverso la newsletter che continua ad essere realizzata con una certa regolarità (1 o 2 volte al mese) e che raggiunge circa 20 mila persone. Però qualcosa s’ha da fare, è vero. Potrei dire il solito “ci stiamo lavorando”, ma in effetti il piano di rilancio richiederà ancora un po’ di tempo.

Riguardo ai motori italiani: anni fa rischiammo (nel senso buono) di fare delle cose importanti insieme a Godado, poi non se ne fece nulla. Godado è stato il primo network “pay per click” in Europa però non riuscì mai a fare il salto che meritava il progetto in sé ed il suo management. Non a caso, due dei suoi manager di allora, ora sono dirigenti di rilievo in Overture.

De Il Trovatore non ho mai saputo moltissimo. Nel 2000 venne acquistata da Cairo Communication ma non so se il deal è ancora in piedi. Oggi il sito ha una pagina "chi siamo" vuota, anche se un loghetto COLT potrebbe indicare qualcosa…

Per la tua campagna, il suggerimento è di verificare innanzitutto sui network principali (Google, Overture e MIVA) se il traffico ed il costo a click per le keywords che ti interessano è adeguato alle tue esigenze; quindi optare per i cosiddetti "second tier" in un momentyo successivo, anche se più è specialistico il target che cerchi e meno traffico riescono a sviluppare.

Infine, ed è la cosa più importante: la birra artigianale mi piace moltissimo! :) )

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Prima di utilizzare il nuovo Google Base, ho letto alcuni dei primi commenti usciti. Sarà che era stato annunciato come il killer di eBay, la maggior parte delle recensioni si è orientata a descrivere gli scenari di mercato nei quali Google Base si va ad inserire, in particolare quello dei classified. Io vorrei far un passo indietro e cercare di analizzare quello è che Google Base: senz’altro permette di inserire anche annunci, ma è solo una delle cose che è in grado di gestire.


In pratica, Google Base è una specie di archivio open source, ove l’alimentazione dei dati ma anche il formato col quale vengono organizzati, è gestito totalmente da chi ne richiede il loro inserimento. Il contenuto che finisce in Google Base può essere linkato ad una pagina web oppure riportare direttamente tutti i dati necessari. Tutto ciò allarga enormemente il campo di azione: non solo annunci ma articoli, siti, ricette, eventi, e qualsiasi cosa ci venga in mente.


Visto così sembra un tool dirompente, ma ci vorranno ancora un po’ di mesi per capire se la sua portata sarà davvero rivoluzionaria. Scrive giustamente Danny Sullivan:


I’ve got no doubt we’re about to see a significant number of site owners start submitting and tagging their information in Google Base, in hopes they’ll do better with Google itself. I suspect the result will be a lot of waste time and Google Base getting overrun with spam. But perhaps I’m wrong, and time will tell.

Ecco, uno dei temi che solleva Danny è proprio quello dello spam derivante dell’autonomia nel descrivere e classificare i contenuti aggiunti a Google Base. È un discorso già affrontato tante volte a proposito dei tag e della capacità di rendere efficace un database alimentato senza regole né filtri. Non me la sento di fare previsioni; abbiamo visto in diverse occasioni la capacità della Rete di autogovernarsi, così come riscontriamo quotidianamente le storture che derivano da un sistema aperto: dalle mail non desiderate, ai risultati truccati dei motori di ricerca.


Altro elemento critico (anche questo vecchio come la storia dei database) è la clusterizzazione dei risultati, ossia l’attribuzione di un significato o di una descrizione ad un determinato contenuto. Alcuni sono più facilmente classificabili di altri, ma anche l’inserimento di un’offerta di lavoro, ad esempio, può contenere elementi soggettivi nel catalogare il ruolo richiesto, il settore in cui opera l’azienda, ecc.


In ogni caso, tra gli ultimi tool sfornati dall’azienda californiana, Google Base è quello che mi incurioscisce di più. Sarà che ha stimolato i miei vecchi trascorsi a giocare su dBase e Clipper, strumenti per la gestione di database in epoca DOS.


Ci sono molte domande che per ora non trovano risposta. La prima che viene in mente è il modello di business. Google dice che non ha previsto di sviluppare ricavi attraverso Google Base. Vi sembra credibile? Io penso invece che ci siano le basi per costruire un’altra macchina da soldi. La variabile fondamentale sarà l’accettazione da parte di entrambi i lati della medaglia: chi inserisce i contenuti e chi li cerca. Servono ambedue, contemporaneamente.


Altro aspetto molto intrigante, potrebbe essere l’uso di Google Base come piattaforma di sviluppo di applicazioni di ogni tipo. A questi livelli si inizia a pensare come Microsoft e lo dico in senso positivo.


Una cosa che invece riguarda le aziende che si occupano di web marketing come Ad Maiora, è che Google Base è praticamente “un altro Google” e questo apre senz’altro un’ulteriore opportunità di visibilità per i nostri clienti.


Una battuta finale: le etichette con le quali si definiscono in contenuti, Google le chiama “labels”. Se una cosa del genere l’avesse fatta Yahoo! o ancor peggio Microsoft, sai le orde di puristi scatenati a rivendicare il primato del termine “tags”…

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Creativecommons Lele segnala che il 19 novembre si terrà a Torino l’evento annuale (con tanto di party) di Creative Commons in Italia. Io non potrò proprio esserci, ma sono sicuro che il buon Dainesi metterà online un mucchio di cose ;-)

 
 
 
 


Ecco, lo sapevo, mi sono svegliato un’ora prima nell’abituale albergo milanese per scrivere di Google Base, ed invece mi ha (in)trattenuto piacevolmente Nòva, l’inserto de IlSole24Ore curato da Giuseppe e Luca. E’ evidente che si tratta di un progetto che sta crescendo bene, acquista "peso". Mi piace moltissimo l’apertura di Caravita che, a proposito del summit mondiale di Tunisi, rappresenta internet come un adolescente sotto i vent’anni che ha tre caratteristiche fondamentali: è un organismo vitale, ha un caratteraccio (non tollera barriere o imposizioni), ma è anche prieno di problemi e un po’ confusionario. Nòva è in edicola, per cui il resto… leggetelo da soli! :) ))

Intanto, per quanto riguarda Google Base, segnalo il pezzo su Scene Digitali, l’avvistamento di Giuseppe (esperto di classified) su IMlog ed il punto di vista di Charlene Li di Forrester. Io ci ritornerò più in là.

Update
Via Mantellini, scopro che Caravita ha messo on line il pezzo su Nòva (di cui ho citato l’apertura), aggiungendo altre interessanti considerazioni sul Summit di Tunisi, compresi dei retroscena sull’atteggiamento del ministro Stanca che ha trovato accordi bipartisan nelle sue proposte tunisine.

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Ecco, lo sapevo, mi sono svegliato un’ora prima nell’abituale albergo milanese per scrivere di Google Base, ed invece mi ha (in)trattenuto piacevolmente Nòva, l’inserto de IlSole24Ore curato da Giuseppe e Luca. E’ evidente che si tratta di un progetto che sta crescendo bene, acquista "peso". Mi piace moltissimo l’apertura di Caravita che, a proposito del summit mondiale di Tunisi, rappresenta internet come un adolescente sotto i vent’anni che ha tre caratteristiche fondamentali: è un organismo vitale, ha un caratteraccio (non tollera barriere o imposizioni), ma è anche prieno di problemi e un po’ confusionario. Nòva è in edicola, per cui il resto… leggetelo da soli! :) ))

Intanto, per quanto riguarda Google Base, segnalo il pezzo su Scene Digitali, l’avvistamento di Giuseppe (esperto di classified) su IMlog ed il punto di vista di Charlene Li di Forrester. Io ci ritornerò più in là.

Update
Via Mantellini, scopro che Caravita ha messo on line il pezzo su Nòva (di cui ho citato l’apertura), aggiungendo altre interessanti considerazioni sul Summit di Tunisi, compresi dei retroscena sull’atteggiamento del ministro Stanca che ha trovato accordi bipartisan nelle sue proposte tunisine.

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Typepadfreedays TypePad, la popolare piattaforma di blogging, ha deciso di rimborsare quegli utenti che ultimamente hanno avuto qualche problema con il servizio (lentezza, inaccessibilità, in qualche caso anche perdita dei post). Il rimborso, è espresso in giorni di prolungamento gratuito del contratto ma, la cosa particolare, è che  si può scegliere un periodo che va da 15 a 45 giorni a secondo del disservizio che si ritiene di aver subito. Si può pensare che chiunque opterà furbescamente per la misura massima? Non se sono sicuro (io ho scelto 15 gg.). Di certo il risultato è che se ne parla in giro (lo screenshot affianco è parte della mail che è arrivata a me).

A proposito di TypePad: adesso bisogna stare attenti anche a come ti scegli i fornitori. E’ bastato che l’agenzia di public relation di SixApart (l’azienda che realizza TypePad e MovableType) inviasse qualche email non sollecitata, che subito è stata ricollegata con TypePad a cui è stato suggerito di indicare all’agenzia diPR le "buone maniere". Io, ad esempio, avevo visto inizialmente questo post in modo frettoloso ed avevo attribuito lo spam a TypePad che invece non c’entra nulla.


Prometeo Segnalazione: ho scritto un articolo su Prometeo, il quindicinale di Comunicazione Italiana. Parlo di search e di blog, accomunando il "cosa si cerca" al "cosa si dice", argomenti che trovo assolutamente sequenziali e correlati.

(ok, ok, è ora che mi rifaccio fare la foto che questa … "non se ne può più")

 
 
 


Io sorrido guardando gli alberi e le foglie
ma mi intristisco pensando
alla brutta fine che li accoglie.
Immagino che in un futuro ben lontano
vedere un albero sia strano.
Penso ad una domanda che mi opprime
Per gli alberi sarà la fine?
Tutti noi dobbiamo capire
per colpa nostra la natura sta per morire.
Ognuno di noi deve fare qualcosa
per salvare una risorsa preziosa.
Se tu un valido aiuto vuoi dare
non  inquinare.
Questo è il mio appello
da ascoltare!

Francesca Lupi, 11 anni

(come si fa a non essere vanitosi dei propri figli…)


Leggo su ANSA che il blog di Denny Hastert, Presidente della Camera americano, ha avuto 180 mila visitatori in due settimane. Sono sempre più convinto (vedi post di qualche giorno fa) che si possa tentare di accellerare un processo che tenti di “forzare la mano” a politici ed intellettuali nello spostare sulla Rete le loro istanze . Lo so che è complicato, che la Rete viene ancora ignorata o, peggio, osteggiata da chi “muove i fili”, che Scalfarotto sospende il suo blog. Eppure sono convinto che potrebbe bastare qualche autorevole precedente. Purtroppo i casi di eccellenza sono… boh! Per Vincenzo c’è quello di Bassolino, ma ovviamente non basta.


Un bel pezzo di Rinaldo Marcandalli (con riquadri di Piero Scaruffi) sul ZeroUno di novembre, dedicato a come le aziende stanno affrontando il nuovo potere del consumatore espresso mediante i nuovi strumenti online (wiki, blog, ecc.). Pezzo che si è guadagnato la copertina del mensile e che è disponibile anche online.

Interessante il paragrafo che riflette sulla responsabilità dei consumatori. Avremo più potere ma saremo costretti a porci delle forme di autocontrollo per esercitarlo nel modo dovuto. Fa riflettere la conclusione:

Si allargherà in definitiva l’area che la cultura anglosassone chiama dei "Common", del bene percepito come comune dai cittadini. Il paradosso è semmai proprio questo: che mentre i common reali come l’aria, l’acqua o il verde sono a rischio per il prevalere egoistico dell’interesse individuale, i common virtuali sembrano destinati a proliferare come letto di catalisi della collaborazione di massa che spinge l’ascesa dei consumatori "responsabili".


Possiamo pure accettare che Google spieghi il googlebombing (ne ho parlato qui e qui) dicendo che non vogliono alterare artificialmente il rank dei risultati normali (Luca mostra come adesso Google usi AdWords per spiegarlo). Però ritengo che un controllo editoriale adeguato su AdWords vada fatto. E lo dico sia col cappello di inserzionista e di media center, ma anche come utente di Google.

L’ultimo caso è quello di Nicolas Sarkozy, ministro dell’interno francese, che ha fatto la sua bella campagnetta su Google posizionando la sua inserzione su termini di dubbia correlazione (e siamo diplomatici) col sito pubblicizzato. Vittorio Zambardino ne ha approfondito i particolari sul suo blog e poi su Scene Digitali.

Non vado a discutere del comportamento di Sarkozy (Massimo, ad esempio, “non trova nulla da ridire”), però due paroline sull’uso di AdWords mi scappano proprio.

Innanzitutto mi meraviglia di come le discussioni su una comunicazione pubblicitaria oggettivamente particolare (sia perché la fa un ministro, sia perchè riguarda la correlazione con termini quali “canaglia” o “auto bruciate”, ecc.) siano concentrate eslusivamente sull’advertiser e non sul media. Immaginate se il ministro avesse acquistato una pagina su Le Monde con al centro la parolona gigante “auto bruciate” e sotto la url del suo blog o lo stemma del suo ministero; indubbiamente avrebbe scatenato polemiche per la comunicaizone in sé, ma ve lo immaginate cosa si sarebbe detto di Le Monde?

Il paid search è uno strumento fantastico. Però qualche crepa inizio a vederla. Non c’è solo il click fraud (peraltro limitato) e i network di finti motori di ricerca (altro argomento spinoso; prima o poi lo riprendo). C’è anche un problema di controllo editoriale sulle inserzioni che su Google, ad esempio, avviene solo dopo che la campagna è partita. Ovviamente è facoltà da parte di un publisher di ritenere legittima qualsiasi campagna, ma di fatto assistiamo sempre più frequentemente all’uso improprio di un canale che, se ben gestito, è uno degli strumenti pubblicitari più efficaci mai inventati. L’uso furbetto del paid search da parte degli inserzionisti, corrisponde praticamente a campagne di display advertising gratuite. E porge il fianco a potenziali azioni denigratorie o fraudolente.

Nei panni di Google cercherei di porre maggiore attenzione all’uso improprio di AdWords, riflettendo su cosa può significare “improprio” da più angoli di osservazione. Loro continuano (legittimamente) ad insistere nell’arginare in tutti i modi quelli che ritengno essere elementi dannosi per l’elaborazione dei risultati normali (col risultato, a volte, di colpevolizzare erroneamente il lavoro dei SEO), ebbene potrebbero orientare le stesse energie anche verso gli sponsored links.

Certo è che se invece Google per prima bidda sui nomi delle persone che lavorano per i concorrenti al fine di assumerli (fatto discusso anche su IMlog), il rischio è che creino i precedenti per scatenare la fantasia (anche malvagia) per utilizzi non consoni, fino a parlare di “guerriglia digitale” come scrive ZetaVu. Esagerazioni? No, non credo. Ho già visto soffrire terribilmente l’industria del display ad dopo il prurito dei popup e le muse dei dialer. Qualcuno, ancora si sta leccando le ferite.


Si scriveva dei miei trascorsi da Applefan, ma ancor prima di come all’iPod ho preferito il Creative Micro. Oggi, nientepopodimeno che Chris Anderson su TheLongTail ribadisce la convenienza dell’oggettino Creative e segnala questo Rhapsody To Go che sembra essere conveniente. Lo proverò.


Semposite SEMPO, l’associazione delle aziende che fanno search engine marketing, ha rinnovato completamente il sito web. Mi sembra sia stato fatto un gran bel lavoro che rende giustizia alla grande quantità e qualità dei contenuti presenti nel sito.

A proposito: avete partecipato tutti e divulgato l’indagine annuale di SEMPO sul search marketing, vero? (grazie a Stefano, Bloogz e Luca che ne hanno scritto; ulteriori info sulla ricerca qui).
 
 


Steve Rubel di Micropersuasion fa una bella lista di utilizzi e applicazioni di Technorati. Tra l’altro mi ha fatto conoscere ecto che è un tool per pubblicare blog che sembra promettere bene; in una di queste notti, lo proverò.


Il team SEO di Ad Maiora sta crescendo, nel senso che ci sono due pancioni che già creano qualche problemino di posizionamento. Scherzi a parte, dobbiamo inserire una persona nel team che si occupa di ottimizzazione sui motori di ricerca. Evito la richiesta dei requisiti di rito (capacità di lavorare in team, problem solving, bla bla), mentre mi concentrerei piuttosto su un paio di cosette: passione e competenza. Cerchiamo quindi una persona entusiasta, capace di mettersi in discussione pressoché quotidianamente e che possa dimostrarci un’esperienza concreta sul posizionamento. L’attività sarà quella di seguire direttamente dei progetti SEO, curandone tutte le fasi principali. Sede di lavoro Roma. Contratto a tempo indeterminato. Le altre cose le risparmierei (siamo simpatici, forti, seri, ecc.), ma ovviamente sono qui per ogni altra informazione. Curriculum al sottoscritto, grazie.


Questo è un vero e proprio appello e riguarda l’indagine annuale sul search marketing fatta da SEMPO. L’edizione 2004 è ormai considerata la più autorevole e completa del settore, solo che si riferisce solo agli Stati Uniti perché la quantità di risposte dall’Europa risultò piuttosto bassa.

Quest’anno abbiamo la possibilità di contribuire a realizzare la prima vera e propria analisi del mercato del search in Europa e quindi anche in Italia; non solo per quanto riguarda la dimensione economica del settore, ma anche in relazione all’uso degli strumenti (SEO, PPC, ecc.) e dei rapporti tra le figure professionali del mercato. Per cui vi chiedo 10-15 minuti del vostro tempo per partecipare a questa indagine che è rivolta sia a chi eroga servizi di search marketing, sia alle aziende che utilizzano strumenti di visibilità sui motori di ricerca (ottimizzazione e/o keyword advertising). Se possibile, vi chiedo altresì di "spargere la voce", anche se non siete fornitori o clienti di servizi di search marketing.

Semposurvey2005bug Non ci sono premi o cotillons per chi partecipa, ma un ironico ed esclusivo sticker da poter esibire, che riporta: Sono sopravvissuto alla survey di SEMPO! Irresistibile no? Qui il questionario. Grazie.


Ho accumulato un po’ di segnalazioni da fare.

Iniziamo con Enrico Altavilla che su Motoricerca.info (sempre interessante e con ottime interviste) fa una carrellata dei blog italiani in cui si parla di motori di ricerca. Enrico si domanda perché non torno sull’argomento “Mario”; è che ormai sto perdendo la speranza; ci deve essere qualche influsso astrale per cui “Mauro Lupi” proprio non suona e “Mario Lupi” si. L’ultimo caso è Libero che ha ripreso il mio post sull’attacco di Forbes ai blog.

Alla lista di Enrico aggiungerei il blog di Miriam; ho capito il motivo per cui non lo ha aggiornato di recente quando l’ho incontrata la scorsa settimana ed ho visto il pancione. Ora però, bimbo permettendo, sono sicuro che tornerà a scrivere; intanto qui il suo commento a IAB Forum.

Vincenzo ha invece preso spunto dal mio post Oltre Celentano e Grillo: adotta una mente per scrivere di blog e politica. Argomenmto intreressante che potrebbe anche diventare caldo nei prossimi mesi visto l’avvicinarsi delle elezioni.


Dovrei scrivere di come è andato IAB Forum, del survey di SEMPO, dei nuovi servizi Ad Maiora. Dovrei ringraziare e commentare alcune segnalazioni. Però sono stanchissimo e allora mi va di linkare il blog di John Mackey, il CEO di Whole Foods Market (via Micropersuasion). Come? Chi sono? È una catena americana di supermercatoni di soli cibi naturali e organici che sembra perfetto: pulitissimo, attenzione maniacale alla qualità delle cose vendute e di quelle cucinate, fortissimo impegno nel sociale, piatti di ogni nazionalità. A San Francisco ce ne sono due, di cui il più grande è proprio dietro i nostri uffici ed a pranzo è il mio posto abituale. Ecco, ora possono andare a nanna; il post quotidiano l’abbiamo scritto; quelli seri arriveranno nei prossimi giorni ;-)

Update: ho visto adesso che ne parla anche Blog4Biz


Foto_110205_001 C’è molto fermento. Il posto è ampio e molto bello. Le pre-iscrizioni sono tante, sia al convegno che ai workshop. Qualcosa non funzionerà di sicuro (sennò Murphy non è contento), ma le premesse sono ottime. Ci si vede domani allo IAB Forum 2005. (La foto l’ho fatta col Treo dalla regia della sala principale)


Foto_110205_001 C’è molto fermento. Il posto è ampio e molto bello. Le pre-iscrizioni sono tante, sia al convegno che ai workshop. Qualcosa non funzionerà di sicuro (sennò Murphy non è contento), ma le premesse sono ottime. Ci si vede domani allo IAB Forum 2005. (La foto l’ho fatta col Treo dalla regia della sala principale)