A volte mi sento Dr. Jeckyll, altre Mr. Hide. Succede quando mi trovo a parlare di strumenti di analisi delle visite dei siti web e delle opportunità per gli uomini di marketing di capire il comportamento dei visitatori. Anche la scorsa settimana, in aula per un master da Ateneo Multimediale, mi sono trovato a magnificare le possibilità di tracciare gli utenti, riconoscere cosa fanno sul sito, individuare quando ritornano, presentare eventuali contenuti personalizzati, ecc.

Poi, quando mi metto il vestito del navigatore internet, allora sollevo le armi di difesa, condivido il fatto che occarrono delle regole chiare e trasparenti nell’utilizzo dei cookie.

Insomma: è la solita lotta tra l’anima marketing (“Non dite a mia madre che faccio il pubblicitario… Lei mi crede pianista in un bordello” – Jacques Séguéla) e quella della persona comune.

Adesso ci si mette pure JupiterResearch secondo cui più della metà degli utenti internet cancellano regolarmente i cookie. I dati che avevo io finora, principalmente di derivazione delle aziende che producono software di analisi del traffico (analytics, come diciamo in gergo), riportano valori mooolto più bassi, ma è lecito pensare a dati calmierati per evidente interessi economici.

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3 commenti per “Misurazione dei siti e cookie: modello in crisi?”

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  1. Vincenzo scrive:

    Secondo me più che un desiderio di privacy è la poca sicureazza di Explorer per quel che riguarda la gestione dei cookies.

  2. luke scrive:

    Mi prendo come esempio, leggo questo bel blog:
    1- dal computer al lavoro
    2- dal portatile
    3- dal computer di casa
    In più cambio browser: quasi sempre Firefox, ogni tanto (poco) Internet Explorer.
    Non cancello quasi mai i cookies.
    Nelle varie statistiche sono considerato un utente, 3 utenti, 6 utenti o passo totalmente inosservato?
    E’ certo però che, cookies o non cookies, il paragone con l’auditel televisivo è totalmente a favore di internet, almeno per quel che riguarda la tracciabilità degli utenti!

  3. federico riva scrive:

    Anch’io hoi letto la recente ricerca della Jupiter. Forse anche la Jupiter ha degli interessi economici per affermare che i cookie sono di fatto un ‘cattivo sistema’ per tracciare gli utenti. Io di fatto sono sempre stato contrario all’utilizzo dei cookie per tracciare le vendita o le iscrizioni di un sito quando questo ha a che fare con un rapporto di revenue sharing (pay per sale, pay per lead etc); quando attiviamo un programma di questo tipo possiamo essere sicuti di una cosa soltanto: che solo una parte delle transazioni a noi imputabili sarà a noi imputata. E di certo sono molte le società che non vogliono che questi dati vengano diffusi…
    Federico

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