Archivio: dicembre, 2004

Nooo, adesso anche le indicazioni sul traffico


Yahoo! Local è uno dei motivi che indicherei tra i principali nel caso decidessi di venire a vivere negli Stati Uniti. Qui lo ZIP number (il codice postale, per capirci) è il codice magico per accedere a qualsiasi informazione locale.


Ad esempio, è possibile cercare una tipologia di negozi in una determinata città, visualizzarli su una mappa ed aggiungere altre attività o altri servizi (bancomat, parcheggi, ecc.) in modo da avere un quadro completo della specifica zona potendo selezionare le attività per categoria, rating qualitativo, ecc.


La ricerca di un ristorante è fantastica: ci sono informazioni dettagliate sugli orari, sui servizi offerti, sull’atmosfera del locale, sulla disponibilità di parcheggio, ecc. Quasi tutti sono accompagnati anche da una recensione della guida Gayot. Di alcuni ristoranti si può vedere il menu, di altri è possibile anche prenotare un tavolo. E poi ci sono i giudizi degli utenti, il link all’eventuale sito, la mappa su come arrivare. In questa settimana ho trovato su Yahoo! Local un ottimo giapponese (ho lasciato anche un mio commento sulla relativa scheda) ed una fantastica steak house qui a Chicago.


Da notare che i proprietari delle attività censite su Yahoo! Local, possono inserire gratuitamente i dettagli della loro azienda o del negozio e, per 9,95 dollari al mese possono aggiungere maggiori informazioni, foto e ricevere le statistiche sugli accessi.


Per favore, che qualcuno aiuti i portali o le pagine gialle a trovare un modello economico sostenibile per arrivare a questo anche in Italia.


Una delle più affollate sessioni a questo SES è stata questa sui Blog ed io non potevo non postare qualcosa in diretta ;-) anche perché nella presentazione del grande Greg Jarboe ha chiesto quanti stavano postando live e… io ho ‘dovuto’ alzare la mano e accendere il Treo, eh eh

Tra l’altro Greg ha presentato una case history di un’azienda che produce tecnologia per il voip che ha incrementato notevolmente traffico e ranking attraverso un’azione di PR con alcuni blog del settore. Interessanche che i nuovi lead generati hanno dichiarato che sono arrivati al sito “da internet” dando, in questo senso, un valore “ufficiale” ai blog dai quali sono partiti.

Rilevante l’osservazione di Amanda Watlington sul come l’accesso alle informazioni non sia più solamente svolto aspettando una risposta da un motore di ricerca, ma in modo attivo attraverso gli RSS che invia solo le info più aggiornate che si è scelto di ricevere.


Una sala non molto affollata (60/70 persone) ha assistito alla sessione ‘Reaching out to Europe’ qui al SES che comunque Rebecca Lieb di ClickZ ha introdotto come un "exciting argument".

Molto apprezzata, come anche negli ultimi due SES, la presentazione del nostro Massimo Burgio che segue la sede americana di Ad Maiora.

Bill Hunt, che coordina il SEM per IBM, ha aggiornato la sua storica serie di slide adattandola anche alle realtà meno complesse rispetto a Big Blue.

Alcune delle domande nella sessione q&a: Meglio un sito per lingua o un sito multilingua? Ci sono tools per identificare le keywors in Europa? Ci sono nazioni che riconoscono commissioni sul media? Devo tradurre tutto il sito o bastano un po’ di landing pages?

E adesso, finita la sessione, c’è un cocktail party di Proceed e poi una cena con amici in un ristorante giapponese. Sorry per la divagazione, ma oggi ho saltato il pranzo e lo stomaco ogni tanto me lo ricorda ;-)


Secondo una mia statistica estemporanea ;-) in questa edizione del Search Engine Strategies di Chicago, la parola blog è usata dieci volte di più rispetto a quanto sentito a San Josè in agosto. Insomma, è un argomento sempre più hot. Se ne parla come fonte vitale di informazione, come strumento di marketing virale, come opportunità in quanto facilmente posizionabile sui motori di ricerca, ma anche come modo per fare spam ed aumentare artificialmente la link popularity.


Anche dalle nostre parti si muovono diverse cose. Mi piace segnalare in particolare l’iniziativa di Luca chiamata Blogo.it, che si definisce “il primo esperimento di editoria tematica su Internet in Italia”


C’è un ragazzo che sta seguendo l’attuale sessione comodamente seduto sulla colorata moquette della sala, e questo fa parte del soli to atteggiamento yankee “io sto comodo così, e allora?”

Ma ho notata solo adesso che… sta lavorando a maglia! Esatto, un bel gomitolone di maglia rossa e due ferri di uncinetto (si dice cosi?) che armeggia con un certo mestiere.


Segnalo ancora un analista JupiterResearch il quale, in una sessione pomeridiana del SES, ritiene che gli "analytics" siano la chiave di volta per far lievitare i budget destinati al search engine marketing.

Per "analytics" si intendono gli strumenti di analisi delle performance delle campagne, capaci di giustificare, tra l’altro, la crescita del prezzo dei click.

Misurare analiIticamente l’impatto delle campagne SEM è cruciale, ma in mercati che si muovono più lentamente, quale quello europeo, io credo non sia questo il principale "keypoint".


Ho sentito solo la sessione di q&a di questa sessione, ma alcune domande spinose sono emerse. La più esplicita: "perché mai le agenzie di pubblicità tradizionali dovrebbero suggerire ai loro clienti di spostare i budget da altri media più consolidati e che gli riservano il 15% di commissione?"

Comunque le indicazioni delle agenzie sono: utilizzare le ‘loro’ metriche, non sovrapporsi alle agenzie nel rapporto col cliente, capire l’attuale comunicazione fatta dal cliente e saper integrare il search con questa. Hey, sembra che abbiano letto le cose che sto scrivendo di recente! ;-)


Ho sentito solo la sessione di q&a di questa sessione, ma alcune domande spinose sono emerse. La più esplicita: "perché mai le agenzie di pubblicità tradizionali dovrebbero suggerire ai loro clienti di spostare i budget da altri media più consolidati e che gli riservano il 15% di commissione?"

Comunque le indicazioni delle agenzie sono: utilizzare le ‘loro’ metriche, non sovrapporsi alle agenzie nel rapporto col cliente, capire l’attuale comunicazione fatta dal cliente e saper integrare il search con questa. Hey, sembra che abbiano letto le cose che sto scrivendo di recente! ;-)


Gary Stein, un noto analista di JupiterReseach, ha appena tenuto un’interessante sessione in apertura del Search Engine Strategies di Chicago, dedicata all’evoluzioni del mercato dell’advertising online e del search fino al 2009.

Citati anche un po’ di numeri sull’Europa, ove Jupiter prevede nel 2009 una spesa nel paid search di 1.525 milioni di Euro rispetto ai 358 milioni spesi nel 2003; no bad.

Buffo l’evidente imbarazzo di Stein e di un suo collega nel rispondere alle due o tre domande sull’Europa poste dal pubblico. Alla richiesta "Qual’è il motore di ricerca più usato in UK?", la risposta è stata… "frankly, I don’t know". Ah questi americani…


Build a Bear a nyc

Da quando hanno chiuso il Build a Bear di San Francisco, le mie trasferte americane sono meno apprezzate dai miei bimbi. Quindi, arrivando a New York, la prima cosa che ho fatto è cercare un Build a Bear nella grande Mela e… eccomi qua in fila.


Ancora una novità in casa Google, ancora una versione beta. Questa volta è il turno di Google Suggest una funzione che apre una finestra nel momento in cui si scrivono i termini di ricerca indicando in tempo reale quante pagine sono presenti nell’archivio per tutte le kewyord che iniziano con le parole che si stanno inserendo (come al solito è più facile provarlo che spiegarlo).

Vale però la pena sottolineare come, ancora una volta, Google lancia un tool in versione beta. Il termine beta credo nasca nel mondo dello sviluppo software (in cui peraltro mi dilettavo anch’io una quindicina di anni fa) e identificava le versioni preliminari e non del tutto testate. Gli utenti di queste versioni erano avvertiti che il programma avrebbe potuto non funzionare, cosa che regolarmente veniva confermata durante l’utilizzo.

Per Google, invece, il concetto di beta sembra significare qualcos’altro, per cui molte delle funzioni tuttora in beta sembrano complete e perfettamente funzionanti.

Recentemente, anche Danny Sullivan ha evidenziato come stranamente Most Of Google Remains In Beta. In passato avevo letto un commento malizioso (sorry ma non ricordo proprio dove) che identificava come il passaggio da beta a definitivo avvenga solo nel momento in cui Google definiscee il modello economico della relativa funzione.

Io ritengo che ci sia una strategia ben precisa, con l’obiettivo principale di lanciare i nuovi tool potendo contare, in caso di problemi, sul fatto che si tratti di versioni definite come preliminari.

In fondo, la stessa funzione principale di ricerca di Google, è stata da sempre accompagnata dall’opzione “Mi sento fortunato”, come a dire che anche l’esito di una richiesta è disponibile in versione preliminare e, con un po’ di fortuna, potrebbe essere quella definitiva.

In realtà, la vera ragione per cui “Google beta ovunque” (dal verbo “to beta” appena inventato e usato anche nel titolare questo post), è per far lavorare il doppio Stefano: la prima volta quando deve a annunciare la beta, la seconda quando esce la versione definitiva :) ))


Burbon in giro per New York

Wild Turkey è il mio burbon preferito; mentre lo scaricano in un pub di New York, piove e fa freddo. Speriamo che migliori il tempo perché domani volevo fare un po di shopping in questo casino di metropoli.


Ultimamente ho scritto poco da queste parti, ma non è che sono stato senza far niente (eh, eh):

  • Il 22 novembre sono intervenuto ad una trasmissione di RAI Utile, il nuovo canale satellitare RAI. Si è trattato di un programma dedicato alla pubblicità, ben condotto da una squadra di quattro giornaliste (la conduttrice più tre di supporto). Non so che audience faccia un canale di questo tipo ma, dopo qualche perplessità iniziale, ho dovuto convenire che gli argomenti sono trattati in modo intelligente e con un taglio pratico che non scende mai nel banale.
  • A metà novembre ho partecipato ad una tavola rotonda sull’advertising online organizzata da Pubblicità Italia, il cui risultato editoriale curato da Marco Ottolini è stato chiamato Extra ed è disponibile in formato PDF. Il tema conduttore era capire quanto la pubblicità online potrà crescere e, soprattutto, perché non trova lo spazio che meriterebbe. Interessanti alcuni spunti, anche se forse si poteva graffiare di più.
  • A proposito di pubblicità online, sono stato eletto vice presidente di IAB Italia, carica che avevo già ricoperto in passato. Che ci volete fare, io continuo a credere nel ruolo delle associazioni, specie in un mercato che si sta ancora formando e dove gli operatori necessitano di rappresentatività, anche se le figure professionali non sono definite del tutto.
  • Su internet.pro ho scritto un articolo a proposito di Snap, il motore di ricerca messo su da Bill Gross che pubblica in modo trasparente tutti i dettagli del sito, compresi i ricavi generati.


La scorsa settimana ho letto sul Financial Times un aticolo su Oscar Jamhouri, un consulente molto noto nel settore della misurazione dell’efficacia dele campagne pubblicitarie. Mi sono ritagliato l’articolo perché volevo trascrivere una sua affermazione in particolare:

“Divorce happen, not because we are not good husbands, but because we don’t listen enough and we don’t listen well. Brands are divorcing from consumers because they are not lintesing to them and listenging to them in all areas”


Il segno della continua crescita del fenomeno dei weblog, se mai ce ne fosse ancora bisogno, arriva in questi giorni da occasioni diverse ma tutte significative:
  • Microsoft lancia MSN Spaces, la piattaforma per creare un proprio blog; sarà forse questo il momentum che verrà ricordato come inizio del divenire fenomeno di massa?
  • Six Apart, l’azienda che produce la popolare piattaforma Movable Type ed il servizio TypePad (che utilizzo anch’io), ha annunciato di aver completato un altro riund di finanziamenti per 10 milioni di dollari
  • La parola più ricercata nel 2004 sul Merriam-Webster, il dizionario americano online più usato, è blog (via Internet-pro)