Come primo post del 2004 volevo scrivere qualcosa di diverso dal solito; così ho preso il file dove raccolgo delle idee vaganti e indefinite che, un giorno, potrebbero diventare dei post. Proprio non pensavo di scrivere di motori di ricerca: in questo blog non se ne può più. Invece mi chiama Radio Rai per un intervista (dovrebbe andare in onda durante il GR2 delle 7.30 di domani) sulla “guerra dei motori”, innescata dalla recenti dichiarazioni del CEO di Yahoo! sulla competizione con Google.

Questo mi ha fatto ricordare quanto i search engine siano davvero cruciali per l’intero universo della Rete e come i prossimi mesi saranno fondamentali per l’evoluzione (speriamo positiva) di tutta internet. La quotazione di Google, il lancio del motore di ricerca di Microsoft, il consolidamento di Yahoo!, il boom del keyword advertising, ecc. Tutti fenomeni che scriveranno la prossima storia di internet e che passano per i motori di ricerca.

Così, quando mi è rimbalzata sul browser l’agenzia di Adnkronos che riportava (in modo comico, come poi vedremo) del posizionamento al primo posto su Google della biografia di Berlusconi a fronte della ricerca “fallimento”, non ho resistito. Per cui, anche questo 2004 si apre parlando di motori di ricerca.

Riepilogo velocemente per i meno informati. Un paio di mesi fa negli Stati Uniti, un tale si è posto l’obiettivo di far comparire la biografia di George Bush in testa ai risultati di Google per la ricerca “miserable failure”, slogan utilizzato contro Bush nell’ultima campagna presidenziale. In virtù dell’importanza che Google attribuisce ai link che una determinata pagina web riceve da altri siti, una fitta rete di collegamenti alla biografia del Presidente linkato con il termine “miserable failure”, ha prodotto il risultato atteso. Questa azione, a cui è già stato assegnato il nome Google bombing, è descritta nei dettagli sul solito SearchEngineWatch.

Con questo precedente, è nata un’iniziativa analoga in Italia, ideata e realizzata da una serie di popolari weblog, tra i quali Brodo Primordiale, che sono riusciti a far comparire la pagina del sito del Governo Italiano con la biografia del Premier al primo posto sulla keyword “miserabile fallimento”, ed ora sono al lavoro sul termine “basso di statura”.

Come si può immaginare, per uno come me che lavora in un’azienda che fa del posizionamento il suo core business, l’argomento è pane quotidiano. Page Rank, l’algoritmo con il quale Google classifica i siti e basato sul fattore popularity, ha creato mille fenomeni collaterali e, a volte, distorsivi. L’antica (si fa per dire) e produttiva attività di scambio link ha assunto forme iper-commerciali e ha dato origine a vere e proprie banche di link, tanto che un collegamento con un sito ad alta popularity può valere migliaia di dollari.

È evidente che il successo di Google dimostri quanto i suoi criteri di classificazione siano apprezzati dagli utenti. Nel contempo, l’apparente facilità di influenzare dall’esterno il posizionamento di un sito, lascia qualche perplessità. Il New York Times definisce queste azioni cybergraffiti, ma è un riferimento che condivido solo in parte. In questo caso, lo spray non serve per imbrattare o sovrascrivere, ma riesce a spostare altri messaggi acquisendo di fatto un’autorevolezza apparente generata arbitrariamente.

Google dice che la sua graduatoria rappresenta l’opinione del web e, probabilmente, nella maggior parte dei casi è vero. Nel contempo, il meccanismo va sicuramente perfezionato se basta qualche decina di link per definire, con palese scopo denigratorio, il primo posto dei risultati del più popolare motore di ricerca al mondo.

Il discorso è complesso perché, inevitabilmente, si entra nel merito dei contenuti. Distinguere un argomento corretto da uno non attinente, è cosa ardua. Mi viene da pensare che Google potrebbe correttamente posizionare la biografia di Berlusconi in testa a “fallimento” se un numero adeguato di siti proponesse le valutazioni sull’attività del Premier definendole come un “fallimento”. Se invece i link sono sviluppati artificialmente, mi sento di avvicinarli alle attività qualificate come spam dagli stessi motori di ricerca.

Misurare l’etica nei confronti dei search engine (e di conseguenza nei confronti dei loro utenti) è terreno minato e la vision dei motori di ricerca e delle società di search engine marketing non è sempre… coincidente. La regola che ritengo fondamentale è che ci sia una correlazione netta tra la keyword cercata e le pagine elencate. Sul metodo per posizionarle si può discutere, ma la relazione keyword-pagina deve essere corretta, situazione che non si verifica con il Google bombing.

Naturalmente, il mio discorso non riguarda lo specifico caso Berlusconi-fallimento, né tanto meno i siti che si sono fatti promotori dell’iniziativa. Anzi, denudare il re mi ha sempre divertito. Semmai la riflessione si riferisce alla capacità dei motori di ricerca di affrontare le attività mirate a influenzare i risultati di ricerca penalizzandone la rilevanza. Anche perché, i mezzi di (dis)informazione, e qui mi ricollego all’agenzia di Adnkronos, riportano la notizia Berlusconi-fallimento scrivendo di “raid pirata operato da uno sconosciuto hacker”, baggianate peraltro riportante anche sulla Stampa.

Un’altra iniziativa in pista è quella di far comparire il sito di Valentino in testa alle ricerche sulla keyword “Armani#148;, come ritorsione all’attribuzione allo stilista del dominio armani.it. Ci riusciranno? Certo! Bastano un po’ di link “come si deve” e un po’ di pazienza. Serve a qualcosa? Hmmm… Ok, è divertente (su GnuEconomy si parla di burla), magari ci scappa un articolo sperando che non tirino ancora in ballo il misterioso hacker. Ma chi ne perde di più non sarà Armani ma i motori di ricerca ed i loro visitatori.

POST COLLEGATI:
AOL rimuove Bush dal miserabile fallimento

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8 commenti per “Quel (miserabile) fallimento che non serve”

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  1. Effepi scrive:

    L’iniziativa “miserabile” è partita da Paferrobyday……non da Brodop.

  2. Luca scrive:

    Mauro concordo con te sul fatto che tali operazioni diminuiscono l’utilità del motore di ricerca e aumentano l’entropia, per cosi’ dire. Sta a Google e agli altri però aggirare il problema più che agli internauti astenersi da queste azioni, più giocose che serie o commerciali. Se in Google c’è una falla, sta a Google risolverla. Gli utenti lo sanno (o dovrebbero saperlo). Chi ha scritto il lancio d’agenzia invece si meriterebbe una pubblica gogna.

  3. Giampiero scrive:

    Mauro come spieghi che “miserabile fallimento” su google, che puntava al sito del governo, sia misteriosamente sparito dalle ricerche?

  4. Mauro Lupi scrive:

    Giampiero: hanno inserito nella pagina web il codice che inibisce il passaggio dello spider di Google; in pratica, si sono autoesclusi dall’archivio.

  5. giuseppe scrive:

    Che fine ha fatto il miserabile fallimento? È tutto finito con google, con virgilio (che ha modificato il suo motore di ricerca), con yahoo? Niente affatto il “miserabile falliometo” di Berlusconi continua quì:
    su ilmessaggero.it
    http://ilmessaggero.caltanet.it/results.php?keyword=miserabile+fallimento&ps=
    su il corriere della sera.it
    http://search.corriere.it/cgi-bin/isearch.chm?m=2&q=miserabile%20fallimento
    Su tiscali.it
    http://search-dyn.tiscali.it/search.php?key=miserabile+fallimento&hits=10&language=it&maxCount=&tiscalitype=web&collection=it&tiscalinumb=0&external=1&spell=suggest&offset=0&pg=1&tipo=it
    Su quotidiano.net
    http://www.quotidiano.net/espotting/resultsquotidiano.php?keyword=miserabile+fallimento

  6. simone scrive:

    Pare sia tornato anche su google…hanno tolto i META dall’HEAD

  7. alex scrive:

    avete mai sentito parlare dei velocipedi equestri?

  8. Mauro Lupi scrive:

    Alex, ovviamente si, ne abbiamo sentito parlare (http://www.maurolupi.com/2004/07/linutile_concor.html).
    Ho lasciato questo tuo commento, pur non attinente a questo post, solo per evidenziare due cose:
    - sarò maligno, ma questo tipo di commenti sembra orientato solo a tentare di sviluppareun po’ di link popularity: o mi sbaglio? E queste sono le tecniche che trovo inadeguate, stimolate magari proprio dal concorso, come ho già scritto nell’altro post che ho segnalato
    - la tecnologia di questo blog non mette i link in chiaro, per cui le URL collegate ai commenti NON sono viste dai motori di ricerca e quindi non generano popularity

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