Subito un disclaimer: questa iniziativa per Renault l’abbiamo ideata in Ammiro. Si tratta di un’azione di comunicazione a supporto del progetto Grande Prova che permette di provare uno dei modelli Renault per un giorno intero.
In pratica, siamo andati a raccogliere i commenti di chi ha provato le auto, sia attraverso gli SMS, sia chiamandoli al telefono e filmando il tutto. Il risultato è live da poche ore e si arricchirà di altri video nelle prossime settimane.
Quello che mi piaceva raccontarvi è il tipo di reazione da parte delle persone a cui abbiamo telefonato per farci raccontare la prova. Nella quasi totalità dei casi, abbiamo trovato persone disponibili, aperte, pronte a scherzare, insomma simpatiche. Peraltro con feedback positivi sull’esito della prova. Chiaramente abbiamo organizzato il tutto in modo da essere poco invadenti e per mettere a proprio agio le persone, ma la considerazione che ne ho tratto è la conferma che la relazione tra consumatori e brand quando è impostata sulla naturalezza e sull’ascolto funziona sempre.
Da dire: merito anche del dj che abbiamo coinvolto. Un caro amico col quale ho condiviso storie di radio alcune decadi fa.
Almeno sugli smartphone sembra che l’Italia batta chiunque in Europa (via Mashable):

E con questo siamo a 5 “cosi” Apple a casa Lupi. Oltre ai tre iPod per la musica, un iPad che ho regalato alla moglie (e che ha apprezzato molto) ed ora un bel iPhone4 fresco fresco per me, catturato ieri all’Apple Store di Roma dopo un’oretta di fila.
Ora il problema è che l’aggiornamento del software impiega tre ore ed il rischio è di passarle su iTunes a scoprire altre decine di app da scaricare…
Tornando ad Apple: non nascondo che sento tornare un po’ del tarlo della mela che mi colpì quando comprai uno dei primi Mac arrivati in Italia (era l’85, giusto?), scatenando la proverbiale passione degli utenti Apple (fui pure presidente del primo Mac Club Italia, tanto per dire).
In effetti, l’azienda di Jobs sta interpretando benissimo le esigenze di una parte considerevole di persone, applicando scelte nette e decise secondo una logica che condivido. Penso che in un mondo in cui l’evoluzione tecnologica e l’overload di di informazioni sono vissuti come un problema da parte di molti individui, aggeggi che semplificano la vita (pur limitando alcune funzionalità) siano proprio quello che serve.
Un bel tool interattivo chiamato Trendstream per analizzare il livello di utilizzo dei social media nelle varie nazioni del mondo (Italia compresa) potendo circoscrivere l’analisi attraverso svariati parametri (sesso, età, ecc.). Devo capire meglio il panel utilizzato, ma sembra utile anche solo come base comparativa tra le diverse nazioni.
Lo embeddo qui anche se le dimensioni sballano un po’ l’impaginazione. Enjoy.
Probabilmente è cosa arcinota, ma per caso ho scoperto che se si copia il logo di Google nella pagina dei risultati di ricerca, il risultato dell’incolla è questo qui accanto.
Probabilmente non è un giochino degli sviluppatori (a questo si riferisce il titolo), ma un modo per caricare un’unica immagine e poi utilizzarne i pezzi specifici nei punti in cui servono.
Applausi. LOFT, un brand del gruppo Ann Taylor pubblica su Facebook una nuova collezione di pantaloni. Parecchi commenti lamentano che i capi sembrano fatti solo per le splendide longilinee modelle delle foto con i quali si pubblicizzano. Loro che fanno? Il giorno dopo (e sottolineo, il giorno dopo) alcune “real women” ossia alcune persone dell’azienda (non proprio splendide e decisamente non longilinee) si fanno fotografare con i calzoni. Commenti quasi tutti decisamente positivi e una bella copertura media (io sono arrivato da Mashable). Questo uno dei tantissimi commenti:
I’ve never shopped your company, but after seeing those adorable pants on your "real life" models I might just have to start!
Prendo in prestito un paio delle considerazioni fatte ieri da Irene Rosenfeld, CEO di Kraft Foods durante il Nielsen’s Consumer 360 (altri dettagli qui):
Yesterday – Brands were teachers: Brands had a one directional lesson to teach consumers.
Today – Brands are students: We need to sit back listen and learn; ask consumers to help create the stories.
Yesterday – It’s all about me: Brands were marketed toward individuality.
Today – It’s all about us: It isn’t about “I”; it’s about “we.” Successful brand’s help build relationships with friends and families.
Yesterday – They need us: Brands told consumers why they needed the brand.
Today – We need them: Brands need consumers more than consumers need brands.
In coda alla giornata di ieri qui al Digital Marketing Days c’è stato il panel Battle Direct, impostato a mo’ di processo con difesa, accusa e testimoni, dibattendo sul tema direct o digital marketing. Da una parte (sintetizzo) chi vede un’evoluzione del direct mantenendone l’impostazione attuale, chi ne vede necessaria una rifondazione. Una delle domande su cui si è incentrato il dibattito (considerando che tra i relatori c’era anche un manager della Pepsi) è stata: “ora che hai un milione di fan su Facebook, cosa ci fai?”
Secondo me la domanda è sbagliata perché parte da un assunto superato, ossia che da una parte ci sono le aziende che scatenano le loro attività (direct o digital che siano), dall’altra ci sono i consumatori che reagiscono e che poi si misurano come fossero scimmiette in laboratorio. La vera domanda è “Cosa fanno di te il milione di fan su Facebook?” e ancora meglio, “cosa sei in grado di fare te per il milione di fan su Facebook?”. Si perché quando parliamo di social media, parliamo di canali che sono di proprietà delle persone e non di “media” gestiti da aziende (sia come publisher che come marketers).
Alla fine, il giochino del “processo” come quello del panel di ieri, mi pare mancasse del protagonista principale: le persone.
Non so se c’erano due milioni di persone come annunciava questo articolo, ma di sicuro il Puerto Rico Day qui a New York ha bloccato Manhattan. Divertente e colorata, anche se in acquazzone nel pomeriggio ha rovinato un po’ la feste.
Comunque non sono a New York per questo ma per i DMA Days e per il TWTRCON (che sta per Twitter for Business) . Poi vi racconto.
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