Sempre più convinto che le aziende possono prendere spazi oggi occupati dai publisher. Non tanto come business model, che è ovviamente diverso da quello degli editori e dei professionisti dei media, quanto in termini di attenzione, considerazione e fiducia. Ossia quei valori decisivi prima di arrivare al portafogli delle persone.
A proposito, buon articolo su Forbes che prende spunto dall’ultima ricerca sull’argomento di Forrester. Le persone, specie in Europa, si fidano sempre meno della pubblicità e puntano su contenuti e recensioni.
E allora i brand cosa debbono fare? Il giornalista di Forbes cita quattro punti:
- Educate and inform to build a trusted brand.
- Create topical, shareable content to build a remarkable brand.
- Develop stand-out content to build an unmistakable brand.
- Become part of your customers’ daily routine to build an essential brand.
Li condivido, ma aggiungo la necessità di:
a) Stimolare la produzione di contenuti da parte di più dipartimenti in azienda e quindi sviluppare gli Employee Generated Content
b) Attivare una adeguata attività di education all’interno dell’azienda che non solo faciliti e abiliti lo sviluppo di tali contenuti, ma che insegni ad usare i contenuti come strumento di conversazione con tutti gli stakeholder.
Sembra proprio che una delle buzzword più in voga di questi tempi sia “content marketing”. Beh, meglio tardi che mai! (ne scrivevo e trattavo già 5 anni fa
). Ora pare che due terzi di un panel di 800 marketers internazionali (principalmente UK), metta il content marketing al primo posto tra le iniziative su cui incrementeranno il budget.
Urca, quasi dimenticavo di segnalare l’ultimo comunicato di OpenKnowledge (perché lo sai che da qualche mese sono Partner in OpenKnowledge, vero’?
)
In sintesi:
- Ingresso di quattro nuovi Partner di grande esperienza (in ordine alfabetico): Cosimo Accoto, Pietro Buttè, Mauro Lupi e Joseph Sassoon.
- Imminente apertura di un ufficio negli Stati Uniti
- Apertura di nuove posizioni nella struttura
Cosa c’è meglio di un buon libro sull’e-commerce per prepararsi al rientro dopo la classica pausa estiva?
Ecco allora “Il manuale dell’e-commerce” di Roberto Ghislandi (Apogeo), un testo ben fatto, completo, ricco di esempi esplicativi. Pensato per i non addetti ai lavori, penso possa risultare utile anche ai più esperti perché copre uno spettro abbastanza allargato di argomenti attorno all’e-commerce.
Naturalmente si tratta di un ambito estremamente ampio e correttamente l’autore inquadra l’e-commerce tenendo in considerazione la relazione con gli altri canali di vendita e la relativa competizione.
Adesso che anche in Italia le vendite online pare abbiano iniziato a decollare, serviva sicuramente un testo come questo di Ghislandi. Difatti, sono in molti a ritenere che una delle motivazioni per cui l’e-commerce stenta nel nostro Paese, riguarda essenzialmente una limitata offerta piuttosto che una carenza di domanda. Probabilmente i consumatori sono già pronti a incrementare la spesa online, ma non sempre trovano un’offerta di servizi e prodotti adeguata e conveniente, oppure risulta carente il supporto e l’assistenza pre/post vendita, elemento questo da considerare determinate per un successo di qualsiasi progetto di commercio elettronico.
Il libro è anche una testimonianza evidente di come due terzi dei contenuti riguardo l’e-commerce afferiscono al marketing e alla strategia commerciale e organizzativa piuttosto che alla tecnologia su cui impostare il sito. Molti, invece, partono dalla piattaforma, dal catalogo dei prodotti, dalle foto a 360 gradi. Ecco, “Il manuale dell’e-commerce” ci aiuta (anche) a capire che l’estetica e la tecnologia sono elementi importanti ma sicuramente secondari, semplificati peraltro dalla crescente disponibilità di piattaforme complete, accessibili economicamente e ampiamente configurabili.
Mi ero ripromesso di non entrare nella ormai pallosissima polemica sui presunti finti follower su Twitter (o meglio, ero intervenuto con un tweet appena uscì la prima “ricerca” additandola come discutibile), però un pensiero mi scappa: ma come diavolo è possibile che in tutto il mondo fioccano analisi sulla dimostrata efficacia dei social media per lo sviluppo del business (che significa anche posti di lavoro, sviluppo delle economie, ecc.) e noi qui si ci dimena sulla possibile furbata di qualcuno. Mah.
Disponibile il video integrale del talk show del Web In Tourism 2012.
Moderata da Emilio De Risi, la sessione ha visto partecipare:
- Isabella Convertini, Country Manager Italia, KAYAK
- Fabio Cannavale, Cofounder & Executive Chairman, Volagratis
- Nazzareno Gorni, General Manager, MailUp
- Emanuele Mugnani, General Manager, MICROS-Fidelio Italia
- Maurizio Alberti, Managing Director, eCircle Italia
- Andrea Gualtieri, Country Manager Italia, Groupalia
- e naturalmente il sottoscritto (per capirci, sono quello che gesticola più di tutti)
Web in Tourism 2012 Talk Show – Dal distribution mix al marketing mix from Job in Tourism on Vimeo.
Enjoy!



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