È meglio un’auto a gasolio o una a benzina? Fa più bene l’aria di montagna o quella de mare? Domande che di quelle che fanno i bambini con i loro "perché?". Domande che trovo simili a: Funzionano meglio i banner o il search? È più efficace Facebook o Twitter? È preferibile un sito, un blog o una pagina Facebook?
Ecco, io non riesco più a rispondere a queste domande se non con "Dipende!". Ne parlavo mercoledì ad un convegno di Business International, e non è un "vezzo da consulente" (che peraltro non sono, almeno in senso tradizionale), ma è solo per cercare di orientare le discussioni sul giusto contesto.

Anche solo a pensare ad alcune macro-distinzioni (b2b o b2c, local o global, prodotti o servizi, ecc.), si prendono strade diversissime. E secondo il principio che la migliore risposta si ottiene facendo la giusta domanda, non mi stancherò di chiedere di qualificare adeguatamente un quesito per poter provare a rispondere correttamente.
In questo discorso rientra ovviamente il grande tema della qualificazione dei brief… ma di venerdì pomeriggio meglio pensare ad altro. Buon weekend.
Interessante la ricerca di Linkedin sulle parole più utilizzate nei profili professionali correlate alla nazione. A me sembra che le persone vogliano evidenziare quelle caratteristiche tradizionalmente meno frequenti nelle rispettive nazioni. Quindi nei paesi anglosassoni si sottolinea il risvolto creativo, in Spagna quello professionale e in Francia quello dinamico.
In Italia la keyword più gettonata è problem solving. Sarà perché siamo più capaci a risolvere i problemi o perché abbiamo più problemi degli altri e quindi è bene evidenziare questa competenza? Oppure semplicemente perché siamo più pessimisti e abbiamo una visione problema-centrica del business?
Nell’inseguire un twit di Gianluca, sono finito su The Big Picture, il blog di Barry Ritholtz. Beh, il disclaimer in testa allo spazio dei commenti è davvero spassoso:
Please use the comments to demonstrate your own ignorance, unfamiliarity with empirical data, ability to repeat discredited memes, and lack of respect for scientific knowledge. Also, be sure to create straw men and argue against things I have neither said nor even implied. Any irrelevancies you can mention will also be appreciated. Lastly, kindly forgo all civility in your discourse . . . you are, after all, anonymous.
L’ultimo numero della newsletter MIA realizzata periodicamente da Ammiro, è dedicata al CRM. Come al solito ci sono diversi interventi di rilievo: da Fàbio Cipriani, Senior Manager di Deloitte Brazil, al noto designer Donald Norman, passando per un’intervista a Paul Greenberg, presidente di The 56 Group.
Buona lettura!
Naturalmente fa sempre piacere ricevere un premio, per cui è stata una sorpresa graditissima vedersi attribuito il premio speciale come Strategic Planner 2011 nell’ambito del Premio Web Italia 2011 che è ormai arrivato alla nona edizione.
Non so come si fa la faccina che arrossisce, comunque ecco, questo è il mio stato.
La premiazione ci sarà sabato 10 settembre alle ore 11 a Cava de Tirreni durante il Webfestival e sarà l’occasione per una bella passeggiata campana.
Il solito riassunto degli ultimi libri letti, questa volta si arricchisce di un paio di titoli che NON riguardano internet, wow. Ora che li vedo tutti impilati, mi accorgo che sono per lo più di taglio pessimista o melanconico, ma indubbiamente realisti per contenuti e forma.
Parto da I nemici della rete di Arturo Di Corinto e Alessandro Gilioli, una purtroppo vera ricostruzione dei principali ostacoli frapposti alla diffusione di internet nel nostro paese. Il libro è sviluppato come un approfondito servizio giornalistico con tutti i protagonisti messi in chiaro e mi pare copra gran parte dei problemi che pongono l’Italia ai margini della diffusione della Rete. Non propone soluzioni ma dichiara chiaramente di identificare “le palle al piede” di questa nazione e lo fa con chiarezza e disincanto. Leggerlo mette sconforto, specie se si pensa a che paesello lasceremo ai nostri figli.
Non migliora la fotografia di Banda Stretta, scritto da Francesco Caio e Massimo Sideri, che descrive la rivoluzione digitale in atto e come è vissuta in Italia, lamentando ovviamente una mancanza complessiva di consapevolezza da parte di molti soggetti, istituzionali in primis. Mi fa piacere constatare il frequente richiamo all’education digitale tra le priorità:
Perché dalla partecipazione in corso – in primis dalla loro comprensione – dipenderanno, in un futuro che è già presente, la capacità di essere rappresentati a livello collettivo e politico e la possibilità per la leadership di fare scelte in vista del bene pubblico. L’alfabetizzazione digitale sembra porsi come nuova asticella al pieno esercizio di diritti come quello di voto, di informazione e di espressione.
e ancora:
Lo studio della grammatica digitale di base […] diventa uno snodo necessario non solo per la competitività del Paese ma anche per la convivenza sociale.
A proposito di un’Italia che cambia e non proprio benissimo, ho divorato in due serate lo splendido Storie della mia gente di Edoardo Nesi, vincitore del Premio Strega. Lo descrivo riprendendo il tweet che ho scritto d’istinto appena finito:
è un libro che ti sbatte in faccia duro e lascia i segni dei pensieri che scatena
Così come Nesi racconta della sua azienda di Prato, anche Just Kids di Patti Smith parla del passato, in particolare quello vissuto appena arrivata a New York insieme a Robert Mapplethorpe, diventato poi uno dei più noti artisti e fotografi dell’underground americano. Per uno come me che collezionava qualsiasi cosa sul finire degli anni 70 riguardo Patti Smith, leggere Just Kids è stato come scoprire un passaggio segreto verso la riscoperta di tesori piccoli e grandi di cui avevi solo sentito parlare. Il libro è sincero e ispirato, a tratti dolcissimo, forse solo un po’ triste. Ma Patti è sempre stata così.

Questo sito/blog è la mia casa digitale in cui, generalmente, tratto di comunicazione, marketing e tecnologia (ossia 

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